• pubblicato il 03-04-2016

Johnny Herbert: un pilota, non un signore

Storia del driver britannico, vincitore di una 24 Ore di Le Mans e protagonista di un litigio con Alonso

“Sono un pilota, non sono un signore”. Potrebbe essere riassunto così il comportamento tenuto da Johnny Herbert, attualmente opinionista di F1 per la TV britannica Sky Sports, nei confronti di Alonso.

L’ex pilota inglese - vincitore di una 24 Ore di Le Mans e di tre GP nel Circus - ha dichiarato che Fernando non dovrebbe tornare in Formula 1 dopo l’incidente in Australia in quanto non è più al top da diverso tempo. Il pilota spagnolo della McLaren gli ha risposto in diretta con una frase lapidaria: «Io sono un campione del mondo. Tu sei finito a fare il commentatore perché non lo sei stato».

Scopriamo insieme la storia e la carriera di Johnny Herbert per capire come mai il driver britannico non è stato in grado di ottenere risultati brillanti in F1 anche quando ha avuto l’opportunità di guidare monoposto competitive.

Johnny Herbert: la storia

Johnny Herbert nasce il 25 giugno 1964 a Brentwood (Regno Unito). Dopo alcune esperienze con i kart inizia a farsi conoscere nel mondo del motorsport nel 1985 quando si aggiudica sul circuito di Brands Hatch il Formula Ford Festival in una gara che vede al terzo posto un certo Damon Hill.

Grazie a questo risultato viene ingaggiato da Eddie Jordan per correre in F3 e nel 1987 con la scuderia irlandese conquista il prestigioso campionato britannico davanti al belga Bertrand Gachot e al nordirlandese Martin Donnelly, arriva terzo nel campionato europeo e terzo nel GP di Monaco subito dietro al francese Jean Alesi.

Nel 1988 Johnny Herbert fa il salto di categoria e passa in F3000, conquista la gara d’esordio ma a metà stagione si frattura le gambe a Brands Hatch in un incidente che rischia di mettere fine anticipatamente alla sua carriera.

L’esordio in F1

Herbert debutta in F1 con la Benetton nel 1989: va a punti all’esordio in Brasile (4°) ma è più lento del compagno di scuderia, il nostro Alessandro Nannini. Dopo sei GP viene appiedato in seguito alla mancata qualificazione in Canada.

Dopo un breve periodo in Giappone Johnny Herbert viene richiamato nel Circus dalla Tyrrell: due gare - ritiro in Belgio e non qualificato in Portogallo - con risultati peggiori del coéquipier britannico Jonathan Palmer.

Impegnato su più fronti: la vittoria a Le Mans

All’inizio degli anni Novanta Johnny si alterna tra il Circus, l’endurance e la F3000 giapponese. Nel 1990 disputa la prima 24 Ore di Le Mans della sua carriera con la Mazda e viene chiamato dalla Lotus per correre gli ultimi due GP stagionali: due ritiri in Giappone e in Australia, come il compagno di squadra inglese Derek Warwick.

Johnny Herbert vince la 24 Ore di Le Mans 1991 con la Mazda 787B dotata di motore rotativo Wankel insieme a Gachot e al tedesco Volker Weidler. Si tratta della prima - e per il momento unica - vittoria di un’auto asiatica nella più famosa corsa di durata al mondo e dell’unico (per ora) trionfo di un’auto priva di pistoni “normali”. In F1 il driver britannico disputa alcuni GP con la Lotus, ottiene come miglior piazzamento stagionale un 7° posto in Belgio e sconfigge il compagno di scuderia - un giovane finlandese di nome Mika Häkkinen - negli "scontri diretti".

F1 a tempo pieno

Risale al 1992 la prima stagione completa di Herbert in F1: corre con la Lotus, ottiene due sesti posti in Sudafrica e in Francia ma complessivamente se la cava peggio di Häkkinen. L’anno seguente arrivano tre quarti posti (Brasile, Europa e Gran Bretagna) e risultati più convincenti di quelli raggiunti dai compagni di squadra: il nostro Alessandro Zanardi e il portoghese Pedro Lamy.

Nel 1994, sempre con il team inglese, Johnny Herbert porta a casa tre settimi posti (Brasile, Pacifico e Francia) facendo meglio di Zanardi, di Lamy e del belga Philippe Adams. Disputa il GP d’Europa con la Ligier arrivando 8° (davanti al coéquipier francese Olivier Panis) e corre gli ultimi due GP della stagione con la Benetton (due ritiri in Giappone e in Australia) avendo come compagno il più talentuoso Michael Schumacher.

La migliore stagione in F1

Il 1995 è il migliore anno di Johnny Herbert in F1: guida la Benetton - la monoposto più veloce di quella stagione - e grazie alla vettura inglese ottiene il primo podio in carriera in Spagna (2°), la prima vittoria (Gran Bretagna), un secondo successo in Italia e una terza piazza in Giappone. Termina il campionato in quarta posizione mentre il coéquipier Schumy si laurea per la seconda volta campione del mondo.

Gli anni in Sauber

Herbert si trasferisce alla Sauber nel 1996: nella prima stagione conquista un podio (3°) a Monte Carlo ma risulta meno rapido del compagno di scuderia, il tedesco Heinz-Harald Frentzen.

Nel 1997 Johnny Herbert sale ancora una volta sul podio (3° in Ungheria) e se la cava meglio dei propri coéquipier - gli italiani Nicola Larini e Gianni Morbidelli e l’argentino Norberto Fontana  - mentre l’anno successivo va a punti nella prima gara dell’anno (6° in Australia) ma viene surclassato da Alesi.

Gli ultimi anni e l’ultima vittoria

Johnny passa alla Stewart nel 1999 e regala alla scuderia britannica l’unico successo della sua storia trionfando nel GP d’Europa. Nonostante il trionfo, però, ottiene risultati meno convincenti di quelli raggiunti dal compagno brasiliano Rubens Barrichello.

L’anno successivo la Stewart cambia nome in Jaguar e Johnny Herbert affronta la sua ultima stagione in F1 senza mai riuscire ad andare a punti e facendo peggio del compagno nordirlandese Eddie Irvine. Due settimi posti come migliori piazzamenti stagionali: uno in Austria (meglio del coéquipier brasiliano Luciano Burti) e uno in Giappone.

L’endurance

Tra il 2001 e il 2004 Herbert corre nelle gare endurance: nel 2002 conquista la 12 Ore di Sebring con un’Audi R8 guidata insieme ai nostri “Dindo” Capello e Christian Pescatori, arriva secondo a Le Mans e tenta - senza successo - strade alternative fallendo la qualificazione alla 500 Miglia di Indianapolis.

Nel 2003 Johnny Herbert arriva secondo a Le Mans con la Bentley Speed 8 e si ripete l’anno successivo - quando però si aggiudica la prima edizione della European Le Mans Series - con la Casa dei quattro anelli. L’ultima partecipazione alla 24 Ore francese risale al 2007 con l’Aston Martin DBR9.

Fine carriera

Herbert diventa campione Speedcar Series nel 2008, nel 2009 affronta le ultime tappe del campionato turismo britannico BTCC con la Honda Civic e dal 2010 al 2012 si cimenta nella serie Superstars.

Dal 2012 Johnny Herbert lavora come opinionista di F1 per la TV britannica Sky Sports.

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