Lotus 49
  • pubblicato il 14-11-2014

Lotus 49: la monoposto che cambiò la F1

Portò al debutto il mitico motore Ford Cosworth, contribuì a far vincere quattro Mondiali alla Casa britannica e fu la prima vettura "sponsorizzata" di sempre

La Lotus 49 è una delle monoposto più importanti della storia della F1: ha portato al debutto i mitici motori Ford Cosworth (i più vincenti di sempre dopo quelli Ferrari), ha contribuito a far conquistare alla Casa britannica quattro Mondiali (due Piloti e due Costruttori) ed è stata oltretutto la prima vettura ad essere verniciata con i colori di uno sponsor inaugurando così l’era moderna del più importante evento del motorsport del pianeta. Scopriamo insieme la sua storia.

Lotus 49: la storia

La Lotus 49 - progettata da Colin Chapman e Maurice Philippe - nasce per partecipare alla stagione 1967. Il punto di forza di questa monoposto è indubbiamente il motore: un 3.0 V8 Ford Cosworth da 420 CV (430 nel 1969 e 440 nel 1970) portante collegato alla scocca. L’unità si rivela molto potente ma con un’erogazione brusca, gestibile esclusivamente da piloti talentuosi.

1967

La 49 debutta nel terzo GP della stagione, in Olanda, con i piloti britannici Jim Clark e Graham Hill: il secondo conquista la pole position mentre il primo riesce a trionfare al debutto. In Belgio (pole di Clark) e in Francia (pole di Hill) emergono i problemi principali della vettura - scarsa affidabilità e limitata stabilità in frenata - che impediscono alla monoposto inglese di conquistare il titolo già nel suo primo anno di attività.

Clark ottiene con la Lotus 49 ben quattro pole position consecutive ma ha modo di mostrare il suo talento solo in due corse: in Gran Bretagna (quando sale sul gradino più alto del podio) e in Italia. A Monza perde un giro a causa di una foratura, rimonta fino a riconquistare la testa ma è costretto ad accontentarsi del terzo posto finale in seguito alla carenza di benzina. Jim trionfa anche nelle ultime due gare stagionali: negli USA (pole di Hill, secondo al traguardo) e in Messico, successo corredato dalla pole.

1968

Nel 1968 la Lotus è più veloce di prima ma anche più affidabile e questo le permette di conquistare il Mondiale Piloti (con Hill) e quello Costruttori. La stagione si apre l’1 gennaio, in Sudafrica, con la pole e la vittoria di Clark ma il driver britannico perde la vita il 7 aprile in una gara di F2 a Hockenheim.

Nella seconda prova dell’anno - in Spagna - la Lotus 49 abbandona la classica livrea verde inglese per quella bianca-rossa-oro delle sigarette Gold Leaf: per la prima volta nella storia della F1 una monoposto viene verniciata con i colori dello sponsor e non con quelli della nazione di appartenenza. Hill sale sul gradino più alto del podio.

A Monte Carlo debutta la Lotus 49B, evoluzione della 49 caratterizzata da un passo più lungo di 8 cm, dalle nuove sospensioni (per ospitare pneumatici Firestone con sezione più larga) e dal cambio Hewland che rimpiazza la trasmissione ZF. Il risultato di queste modifiche? Pole e successo per Hill.

In Gran Bretagna Hill ottiene la pole position mentre la vittoria va allo svizzero Jo Siffert, primo pilota non britannico a vincere al volante di una Lotus e ultimo driver di una scuderia privata a trionfare in un GP valido per il Mondiale. In terra tedesca Hill sale sul secondo gradino più alto del podio mentre a Monza la monoposto beneficia dell’introduzione di sfoghi d’aria nella zona anteriore per migliorare il carico aerodinamico.

Il finale di stagione è ricco di soddisfazioni per la Lotus 49B: negli USA lo statunitense Mario Andretti porta a casa la pole position mentre Hill termina al secondo posto. Graham conquista il Mondiale nell’ultima gara in Messico (pole position di Siffert) andando a vincere la corsa.

1969

La novità più rilevante del 1969 riguarda l’ingaggio dell’austriaco Jochen Rindt ma le prestazioni della monoposto britannica non sono allo stesso livello di quelle della Matra. Hill arriva secondo in Sudafrica mentre in Spagna (pole position di Rindt) Colin Chapman incrementa la superficie degli alettoni applicando fazzoletti di lamiera. Questa soluzione rende le monoposto inguidabili: Hill esce al 9° giro per un cedimento nei supporti e alla 20° tornata - per lo stesso motivo e nello stesso punto - Rindt va a schiantarsi contro la monoposto del compagno e riporta la frattura del naso.

A Monte Carlo (gara saltata da Rindt) la Federazione pone dei limiti alle dimensioni degli alettoni ma la Lotus 49B riesce comunque a dominare grazie al primo posto di Hill e al terzo di Siffert. In Olanda Rindt torna in pista e ottiene subito la pole ma a salire sul podio è Siffert (2°).

Nella seconda metà della stagione Rindt ottiene ben quattro pole position, arriva secondo in Italia e terzo in Canada e riesce a conquistare la sua prima vittoria in carriera negli USA. Nello stesso GP Hill è vittima di un pauroso incidente nel quale riporta la frattura delle gambe.

1970

Nel 1970 arriva la Lotus 49C, ultima evoluzione della 49 con pneumatici anteriori da 13”, nuovi mozzi e un’appendice alare posteriore triplano. La vettura disputa pochi GP - tocca alla più moderna 72 accompagnare i piloti ufficiali per gran parte della stagione - ma consente a Jochen Rindt di trionfare a Monte Carlo dopo un duello incredibile con l’australiano Jack Brabham.

Anche grazie a questo successo il pilota austriaco diventa campione del mondo (l’unico iridato postumo di sempre) e la Casa britannica ottiene il titolo Costruttori.

Lotus 49: la monoposto che cambiò la F1

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