• pubblicato il 06-11-2015

Steve McQueen, le auto e le corse

Il rapporto con il motorsport dell'attore statunitense scomparso 35 anni fa

Steve McQueen - scomparso il 7 novembre 1980 - è stato un grande attore ma anche un buon pilota: appassionato di auto e di moto, ha disputato parecchie corse e ha anche avuto modo di mostrare al mondo il suo stretto legame con il motorsport recitando nel film “Le 24 Ore di Le Mans”. Scopriamo insieme la storia “racing” di questa icona del grande schermo.

Steve McQueen, le auto e le corse: gioie e dolori

Steve McQueen - nato il 24 marzo 1930 a Beech Grove (USA) - mostra un particolare apprezzamento per le auto fin da ragazzo. A soli dodici anni costruisce insieme ad un amico una hot rod dotata di un motore Ford e acquista il suo primo mezzo a quattro ruote - la spider MG TC - nel 1952, un anno prima dell’inizio della sua carriera di attore.

Le prime gare

Grazie ai primi soldi guadagnati con la recitazione Steve riesce a permettersi sportive vivaci con le quali inizia a cimentarsi in alcune corse in California: il 13 aprile 1958 disputa la sua prima gara a Palm Springs al volante di una Siata 208S mentre risale al 30 maggio 1959 il primo arrivo al traguardo. Undicesimo assoluto (e primo tra i debuttanti) a Santa Barbara con una Porsche 356 Super Speedster.

Il 21 giugno Steve McQueen torna in pista a San Diego con una Porsche 356 Carrera GT (3°) mentre nel mese di settembre passa ad una Lotus Eleven, con la quale conquista un 2° e un 4° posto a Santa Barbara e una sesta piazza sul circuito di Del Mar.

Il cinema e le corse

McQueen è costretto a rinunciare temporaneamente alle corse nel 1960 quando la casa di produzione de “I magnifici sette”, preoccupata per l’incolumità dell’attore statunitense, lo convince a vendere la Lotus. Anche durante le riprese di “Amante di guerra” nel 1961, nel Regno Unito, gli viene impedito di gareggiare, anche se secondo numerose fonti riesce a partecipare di nascosto ad alcune gare e a ricevere preziosi consigli di guida dal pilota britannico Stirling Moss.

Attore o pilota?

Nel 1962 Steve McQueen - diventato uno degli attori più conosciuti di Hollywood - firma un contratto da pilota professionista per correre con il team inglese BMC gestito da John Cooper. Torna in pista il 23 marzo alla 3 Ore di Sebring con una Austin-Healey Sprite (9° sul bagnato) e il giorno dopo prende parte alla 12 Ore di Sebring con una variante più grintosa della sportiva britannica. Dopo sette ore di gara la vettura è però costretta al ritiro a causa di un incidente durante il turno di guida del compagno, lo “yankee” John Colgate.

Il 20 maggio corre a Savannah con una Porsche 356 Carrera ma poco dopo deve nuovamente lasciare il mondo del motorsport a causa delle riprese de “La grande fuga”. Riprende l’attività il 3 marzo del 1963 cimentandosi con una Formula Vee a Fernandina Beach e poi passa alle moto (enduro e motocross) e ai buggy (raid).

Il ritorno alle corse

Nel 1969 le corse entrano prepotentemente nella carriera cinematografica di Steve McQueen quando l'attore americano decide - attraverso la sua casa di produzione Solar Productions - di realizzare un film sulla 24 Ore di Le Mans. Effettua un sopralluogo in Francia per individuare i punti migliori per le riprese e acquista la Porsche 908 arrivata 33° quell'anno (guidata dallo svizzero Jo Siffert e dal britannico Brian Redman) per prendere confidenza con la vettura in modo da poter recitare nel lungometraggio senza controfigura.

Ingaggia il driver statunitense Richie Ginther per imparare a gestire la sportiva tedesca (dotata di un motore 3.0 a otto cilindri contrapposti da 350 CV) e la utilizza in alcune gare endurance del 1970: l’1 febbraio torna sul gradino più alto del podio a Holtville e l’1 marzo trionfa a Phoenix.

La 12 Ore di Sebring 1970

La 12 Ore di Sebring del 1970 (21 marzo) è l’ultima gara disputata da Steve McQueen: l’attore “yankee”, in coppia con il driver professionista statunitense Peter Revson, è costretto a corrrere con il gesso a causa di una frattura in sei punti al piede sinistro rimediata in seguito ad un incidente in moto di due settimane prima.

A due ore dal termine della gara il duo è in terza posizione dietro alle più potenti (12 cilindri) Ferrari 512S Spyder (guidata dal nostro Arturo Merzario e dallo statunitense Mario Andretti) e Porsche 917K (equipaggio composto da Siffert, dal finlandese Leo Kinnunen e dal messicano Pedro Rodríguez)

Poco dopo la Ferrari si ritira, Steve McQueen e Revson (con il secondo più veloce di 5-6 secondi al giro rispetto all’attore) passano in seconda posizione e si ritrovano al comando dopo il forfait della Porsche seguiti dalla Ferrari 512S del binomio tutto italiano formato da Ignazio Giunti e Nino Vaccarella.

Le ultime fasi della corsa vedono il duello Porsche-Ferrari con Revson al volante della tedesca e Andretti chiamato dal Cavallino per portare al traguardo la sportiva modenese. Quest’ultimo guida in modo impeccabile, completa la rimonta, supera Revson ma viene nuovamente passato da Peter dopo una sosta ai box per il rifornimento. Nel finale Andretti riesce a portarsi di nuovo in testa e taglia il traguardo con soli 22,1 secondi di vantaggio sulla Porsche del duo Revson/McQueen.

La 24 Ore di Le Mans 1970

Steve McQueen intende anche correre la 24 Ore di Le Mans 1970 insieme a Jackie Stewart con una Porsche 917 ma per motivi assicurativi (nessuna compagnia si prende la responsabilità di coprire eventuali danni all’attore) gli viene impedito anche di scendere in pista durante le prove del mese di aprile.

Il 13 e 14 giugno - durante la gara - la Porsche 908 seconda a Sebring viene usata come camera car per le riprese del film “Le 24 Ore di Le Mans” e per i tre mesi successivi il circuito transalpino viene noleggiato per completare la lavorazione del lungometraggio. Con questo film si chiude il rapporto professionale tra Steve - scomparso il 7 novembre 1980 a Ciudad Juárez (Messico) per un mesotelioma pleurico dovuto probabilmente all’amianto presente nelle tute da pilota che indossava - e il motorsport.


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