Vittorio Jano
  • pubblicato il 12-09-2014

Vittorio Jano, il più grande progettista italiano

Ha realizzato le auto da corsa più veloci degli anni '20 e '30 e successivamente si è concentrato sulla produzione di serie

Vittorio Jano è ancora oggi considerato uno dei più grandi progettisti automobilistici italiani, forse il più grande in assoluto. Ha realizzato le auto da corsa più veloci degli anni ’20 e ’30 e successivamente è passato ai modelli di serie risultando altrettanto geniale. Scopriamo insieme la sua storia.

Vittorio Jano, la biografia

Vittorio Jano nasce il 22 aprile 1891 a San Giorgio Canavese (Torino). Dopo aver conseguito il diploma tecnico viene assunto nel 1909 dalla Casa automobilistica piemontese STAR. Due anni più tardi si trasferisce alla Fiat: inizia la propria carriera in questa azienda come disegnatore, successivamente si occupa della progettazione di vetture di serie e in un secondo tempo partecipa attivamente alla realizzazione dei modelli da corsa.

Le soddisfazioni più importanti con questo brand arrivano all’inizio degli anni ’20: nel 1922 le 804 conquistano i due GP più importanti della stagione (quello di Francia con Felice Nazzaro e quello d’Italia con Pietro Bordino) mentre l’anno seguente Carlo Salamano trionfa a Monza con la 805/405.

L’Alfa Romeo

Nel 1923 - pochi giorni dopo il successo Fiat a Monza - Vittorio Jano riceve una visita da Enzo Ferrari, all’epoca pilota e collaudatore Alfa Romeo, che gli chiede di trasferirsi a Milano per diventare responsabile dell’ufficio progettazione della Casa del Biscione.

Il tecnico piemontese accetta la proposta e si concentra immediatamente sul motore 2.0 a otto cilindri della P2: questa vettura debutta in gara nel 1924 portando a casa il GP di Francia con Giuseppe Campari e quello d’Italia con Antonio Ascari e l’anno successivo si aggiudica addirittura il campionato del mondo grazie ai successi di Ascari in Belgio e di Gastone Brilli-Peri in Italia.

Questi trionfi, ottenuti grazie a Vittorio Jano, trasformano l’Alfa Romeo nel marchio italiano più vincente nel motorsport e costringono la Fiat a ritirarsi dalle competizioni.

Le 6C

Nel 1927 inizia la produzione della seconda Alfa progettata da Jano: la 6C 1500, un’auto da corsa più compatta e leggera. La versione Sport Spider Zagato guidata da Campari conquista la Mille Miglia del 1928.

Nel 1929 è invece la volta della più potente Alfa Romeo 6C 1750, considerata il capolavoro di Vittorio Jano: le versioni di serie conquistano gli automobilisti facoltosi che cercano prestazioni ed eleganza mentre quelle da gara dominano nel motorsport portando a casa due Mille Miglia (1929 con Campari e 1930 con Tazio Nuvolari).

Gli anni Trenta

Negli anni Trenta Jano continua a progettare automobili ma si occupa anche di sviluppare motori destinati agli aerei. In questo decennio le vetture sviluppate dal tecnico torinese trionfano ovunque: tra il 1930 e il 1938 arrivano otto Mille Miglia, sei vittorie alla Targa Florio, quattro successi alla 24 Ore di Le Mans e due campionati europei nella categoria Grand Prix.

Il ritiro ufficiale dalle corse dell’Alfa Romeo nel 1933, unito all’arrivo del nuovo direttore generale Ugo Gobbato, non è una buona notizia per Vittorio Jano. Il progettista piemontese, molto accentratore, si ritrova progressivamente con meno poteri e nel 1937 decide di lasciare la Casa del Biscione per la Lancia.

La Lancia

In Lancia Jano si ritrova a realizzare numerosi progetti per vetture di serie: sue sono la Ardea (1939), il camion Esatau (1947) e la Aurelia (1950).

Alla fine del 1954 debutta la D50, prima e unica monoposto di F1 della Casa torinese. La vettura, realizzata da Vittorio Jano, è molto innovativa (serbatoi laterali, baricentro più basso rispetto alle rivali, peso contenuto) ma anche molto fragile. Il 27 marzo 1955 ottiene la prima vittoria al GP del Valentino (corsa non valida per il Mondiale) con Alberto Ascari e pochi giorni dopo Vittorio abbandona il marchio piemontese rimanendo consulente tecnico.

La morte di Ascari nel maggio 1955 mette fine all’avventura Lancia nel Circus: le monoposto vengono cedute gratuitamente alla Ferrari e la Casa di Maranello ingaggia Jano come consulente.

La morte

Vittorio Jano muore suicida a Torino il 13 marzo 1965 dopo aver scoperto di essere malato di cancro.

Vittorio Jano, il più grande progettista italiano

L'opinione dei lettori