• pubblicato il 22-07-2015

Dalla Giulietta alla Giulia, la storia delle berline Alfa Romeo

Le auto da famiglia del Biscione compiono 60 anni

Da sessant’anni le berline Alfa Romeo accompagnano gli automobilisti (soprattutto italiani) che cercano un mezzo spazioso e non possono rinunciare alla sportività.

L’ultima evoluzione della famiglia delle “segmento D” del Biscione - la seconda generazione della Giulia - sarà commercializzata fra pochi mesi inizialmente solo nella versione sportiva Quadrifoglio: trazione posteriore, distribuzione dei pesi 50:50 e un possente motore a sei cilindri da ben 510 CV che le consente di accelerare da 0 a 100 km/h in soli 3,9 secondi. Scopriamo insieme la storia delle antenate di questo modello.

Alfa Romeo Giulietta prima generazione (1955)

La prima generazione della Giulietta - svelata nel 1955 - rappresenta una svolta per l’Alfa Romeo: con questo modello, infatti, la Casa lombarda si trasforma in un marchio capace di produrre auto in grande serie. Il progetto - iniziato nel 1951 - coinvolge i più grandi tecnici dell’epoca: Giuseppe Busso lavora sul motore, Orazio Satta Puliga si occupa del telaio mentre Rudolf Hruska supervisiona l’ingegnerizzazione.

Per recuperare i fondi necessari per lo sviluppo vengono avviate una sottoscrizione pubblica e una lotteria, nel 1953 il propulsore è già pronto ma a causa di problemi riguardanti l’insonorizzazione dell’abitacolo si decide di presentare prima la variante Coupé (di cui parleremo in un’altra occasione), in quanto i vertici del Portello ritengono che i clienti di una sportiva “sopportino meglio” il rumore.

L’Alfa Romeo Giulietta prima generazione viene ufficialmente presentata al Salone di Torino del 1955 e conquista subito il pubblico grazie a numerosi pregi: prestazioni brillanti offerte dall’unico motore al lancio (un 1.3 da 53 CV), consumi relativamente contenuti, piacere di guida elevato e grande spazio interno.

Nel 1957 è la volta della versione grintosa TI (65 CV) mentre due anni più tardi arriva un restyling, mostrato al Salone di Francoforte, che porta un muso rivisto e una strumentazione più completa. In occasione del secondo lifting del 1961 la potenza della versione “base” sale fino a 63 CV mentre quella della TI raggiunge quota 73 CV.

Alfa Romeo Giulia prima generazione (1962)

La prima generazione dell’Alfa Romeo Giulia nasce nel 1962 e si distingue dall’antenata Giulietta per un design molto aerodinamico che garantisce velocità massime particolarmente elevate. La prima versione a vedere la luce, la TI, ospita sotto il cofano un motore 1.6 da 92 CV (bialbero in alluminio con valvole di scarico raffreddate al sodio) abbinato ad un cambio manuale a cinque marce con leva al volante e può ospitare sei passeggeri grazie al divano anteriore in un pezzo unico.

Rlsale al 1963 la TI Super: prodotta in soli 501 esemplari per ottenere l’omologazione per correre nelle gare Turismo e sparita dal listino già nel 1964, monta un propulsore 1.6 da 112 CV preso in prestito dalla SS Coupé, può vantare una leva del cambio tradizionale ed è più leggera grazie alla dotazione di serie più spartana e all’adozione di materiali come l’alluminio (per i cofani e le portiere) e il plexiglas (lunotto e finestrini posteriori).

Il primo aggiornamento per la prima generazione dell’Alfa Romeo Giulia arriva nel 1964 quando la TI guadagna i quattro freni a disco, i cinque posti e il cambio tradizionale. Nello stesso anno debutta la 1.3 da 78 CV abbinata ad una trasmissione manuale a quattro marce. L’anno seguente è la volta della 1.3 TI da 82 CV con cinque marce e della Super (1.6 da 112 CV e finiture più curate).

Nel 1967 la 1.6 TI viene rimpiazzata dalla S (95 CV e totale assenza di cromature), nel 1969 la potenza della Super sale fino a quota 116 CV mentre nel 1970 è la volta della 1.3 Super da 103 CV.

Il restyling della prima generazione dell’Alfa Romeo Giulia del 1971 porta diverse modifiche estetiche (la più rilevante riguarda la mascherina nera) e una gamma profondamente rivista composta da due soli motori: un 1.3 da 103 CV e un 1.6 da 116 CV. Nel 1974 tocca ad un secondo lifting: la Nuova Super si distingue per la mascherina in plastica, per i sedili con poggiatesta e per la plancia ridisegnata. La prima auto a gasolio nella storia del Biscione - la Giulia Diesel (dotata di un propulsore 1.8 a gasolio realizzato dall’azienda britannica Perkins in grado di generare solo 55 CV di potenza) -  nasce nel 1976.

Alfa Romeo Giulietta seconda generazione (1977)

La seconda generazione dell’Alfa Romeo Giulietta nasce nel 1977 per sostituire la Giulia: realizzata sulla stessa base della sorella maggiore Alfetta, presenta al lancio motori (un 1.3 da 95 CV e un 1.6 da 109 CV) meno potenti.

Nel 1979 debutta un 1.8 da 122 CV mentre due anni più tardi, in concomitanza con il primo restyling (paraurti in plastica, mascherina ridisegnata e plancia rivista), arriva un 2.0 da 130 CV. Il secondo lifting che coinvolge il frontale, la coda e l’abitacolo risale al 1983, anno in cui abbandonano le scene il 1.3 e il due litri e nel quale sbarca il listino un 2.0 turbodiesel da 82 CV.

Nel 1984 debutta in commercio la turbodelta, versione sportiva della seconda generazione dell’Alfa Romeo Giulietta caratterizzata dalla presenza sotto il cofano di un propulsore 2.0 da 170 CV. Questa unità sparisce già l’anno seguente insieme al 1.8.

Alfa Romeo 75 (1985)

La 75 nasce nel 1985, in un periodo di crisi per l’Alfa Romeo: la Casa del Biscione non può permettersi di sviluppare una berlina completamente nuova e per questa ragione viene deciso di sfruttare ancora il pianale della Alfetta e addirittura la carrozzeria della Giulietta. I designer del marchio lombardo riescono a nascondere le somiglianze con l’antenata (il profilo delle portiere, ad esempio, è identico) grazie soprattutto all’introduzione di un fascione in plastica che corre lungo tutta la linea di cintura.

La gamma motori al lancio comprende cinque unità: quattro a benzina (1.6 da 110 CV, 1.8 da 120 CV, 2.0 da 128 CV e 2.5 Quadrifoglio Verde da 156 CV) e un 2.0 turbodiesel da 95 CV. Nel 1986 debutta un 1.8 turbo da 155 CV, affiancato l’anno seguente - in concomitanza con la presentazione delle versioni America (paraurti ad assorbimento di energia e serbatoio più capiente) e Turbo Evoluzione (500 esemplari della 1.8 turbo creati per correre nel Gruppo A con cilindrata di 1.762 cc anziché 1.779) - da un 2.0 Twin Spark da 148 CV e da un 3.0 V6 da 185 CV.

In occasione del restyling del 1988 l’Alfa Romeo 75 si presenta con la calandra rivista, con i gruppi ottici posteriori rossi e con la strumentazione ridisegnata: Il 2.0 da 128 CV e il 2.5 abbandonano le scene e arriva un 2.4 turbodiesel da 110 CV. Nel 1989 la potenza del 1.6 scende a 105 CV e sbarcano in listino un 2.0 TS da 141 CV e un 3.0 V6 da 178 CV.

Il 1990 è l’anno in cui debuttano in listino il 1.6 da 103 CV e il 1.8 da 118 CV, la potenza del 1.8 turbo sale a quota 165 CV e il 3.0 V6 diventa disponibile in una sola variante di potenza (189 CV). Nel 1992 la gamma propulsori si riduce drasticamente (1.6 a benzina da 103 e 105 CV e 2.0 TD da 95 CV) e dal 1993 diventa disponibile solo l’unità a ciclo Otto meno spinta.

Alfa Romeo 155 (1992)

La 155 del 1992 delude gli appassionati Alfa Romeo: sparisce la trazione posteriore e arriva un pianale a trazione anteriore condiviso con le Fiat Tipo e Tempra e con la Lancia Dedra. La gamma motori al lancio comprende quattro unità a benzina (1.8 da 126 CV, 2.0 da 141 e 186 CV - quest’ultimo turbo e abbinato alla trazione integrale - e 2.5 V6 da 165 CV).

Altri propulsori (1.7 da 116 CV e due turbodiesel: 1.9 da 90 CV e 2.5 da 125 CV) arrivano nel 1993 (anno nel quale la potenza del V6 scende a 163 CV) mentre il restyling (paraurti verniciati e strumentazione riprogettata) arriva nel 1995, quando la potenza del 2.0 a benzina viene portata fino a quota 150 CV.

Nel 1996 il 1.7 e il 1.8 dell’Alfa Romeo 155 cedono il posto ad un 1.6 da 120 CV e ad un 1.8 da 140 CV e nel 1997 abbandonano il listino tutti i motori con potenze di oltre 150 CV.

Alfa Romeo 156 (1997)

L’Alfa Romeo 156, una delle auto più belle del XX secolo (disegnata da Walter de Silva), è il simbolo della rinascita delle berline del Biscione dopo il flop della 155: stile affascinante (impreziosito dalle maniglie posteriori “nascoste”) e pianale inedito (una profonda evoluzione di quello dell’antenata che verrà adottato anche dalla sorella minore 147). Debutta al Salone di Francoforte del 1997 e l’anno seguente è la prima vettura della Casa lombarda ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento di Auto dell’Anno.

La gamma motori al lancio, molto ricca, comprende sei unità: quattro a benzina (1.6 da 120 CV, 1.8 da 144 CV, 2.0 da 155 CV e 2.5 V6 da 190 CV) e due turbodiesel JTD (1.9 da 105 CV e 2.4 da 136 CV). La “segmento D” del Biscione è, insieme alla Mercedes classe C, la prima auto della storia dotata della tecnologia common rail, ora presente su tutti i propulsori a gasolio in commercio.

La famiglia dell’Alfa Romeo 156 si allarga nel 2000 con l’arrivo della variante station wagon Sportwagon: nello stesso anno si assiste ad un calo di potenza di due unità a benzina (1.8 da 140 CV e 2.0 da 150 CV) e ad un incremento della cavalleria dei due JTD (1.9 da 110 CV e 2.4 da 140 CV). L’anno seguente aumenta ancora - fino a 116 CV - la potenza del propulsore quattro cilindri a gasolio.

Il 2002 è l’anno in cui la plancia beneficia di alcuni leggeri cambiamenti ma la novità più rilevante è senza dubbio il debutto della sportivissima versione GTA, dotata di un motore 3.2 V6 da 250 CV. Nello stesso anno (caratterizzato dallo sbarco nel listino di un 1.6 a benzina da 110 CV) il 2.0 da 150 CV viene sostituito da un due litri JTS (iniezione diretta di benzina) da 165 CV, il propulsore a gasolio da 140 CV diventa un 1.9 e la potenza del 2.4 JTD raggiunge quota 150 CV.

L’Alfa Romeo 156 beneficia di un profondo restyling (opera di Giorgetto Giugiaro) nel 2003: anno nel quale abbandona le scene il 1.6 da 110 CV in concomitanza con il leggerissimo calo di potenza del 2.0 JTS (165 CV) e con l’incremento di cavalli (175) del 2.4 a gasolio. L’anno successivo è la volta di un 1.9 JTD da 150 CV (disponibile anche in abbinamento alla trazione integrale) e della Crosswagon, una Sportwagon 4x4 con assetto rialzato.

Nel 2005 spariscono il 2.5 V6 e il 1.9 JTD da 140 CV mentre nel 2006 rimangono in commercio esclusivamente la Sportwagon e la Crosswagon 1.9 JTD 150 CV.

Alfa Romeo 159 (2005)

L’Alfa Romeo 159, disegnata da Giorgetto Giugiaro, ha un nome che omaggia la monopospo capace di far vincere il Mondiale F1 Piloti all’argentino Juan Manuel Fangio. Dotata di un pianale inedito, ha una gamma motori al lancio composta da quattro unità ad iniezione diretta: due JTS a benzina (1.9 da 160 CV e 2.2 da 185 CV) e due 1.9 turbodiesel JTDm da 120 e 150 CV.

In occasione del lancio della station wagon Sportwagon nel 2006 arrivano altri tre propulsori - due a benzina (1.8 da 140 CV e 3.2 V6 da 260 CV) e un 2.4 JTDm da 200 CV - affiancati nel 2007 da un 2.4 a gasolio da 209 CV.

Nel 2008 - anno in cui il JTDm da 200 CV abbandona il listino - l’Alfa Romeo 159 beneficia di una riduzione di peso e guadagna il sistema Q2, che simula il comportamento di un differenziale autobloccante, mentre l’anno successivo arrivano un 1.750 TBi turbo a benzina da 200 CV e un due litri a gasolio da 170 CV. Questi due propulsori, insieme ad un 2.0 JTDm da 136 CV, restano gli unici della gamma nel 2010 mentre dal 2011 è possibile acquistare la berlina del Biscione esclusivamente con un propulsore diesel.

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