• pubblicato il 25-10-2012

Dalla 11CV alla DS5, la storia delle berline Citroën

di Marco Coletto

Quasi 80 anni di evoluzione nel segno dell'innovazione

Stile, tecnologia e anticonformismo: sono queste le caratteristiche che da quasi 80 anni conquistano i clienti delle berline Citroën. L'attuale gamma del Double Chevron è composta da due modelli.

C5 seconda generazione (2008)

La seconda generazione della C5, anticipata dalla concept C5 Airscape mostrata al Salone di Bruxelles del 2008, è disponibile nelle varianti berlina e Tourer (station wagon) ed è caratterizzata da uno stile grintoso, dal passo più lungo per garantire un maggiore spazio ai passeggeri e dall'originale volante con la parte centrale fissa.

Sette i motori al lancio: tre a benzina (1.8 da 125 CV, 2.0 da 140 CV e 3.0 da 211 CV) e quattro turbodiesel HDi (1.6 da 109 CV, 2.0 da 136 CV, 2.2 da 170 CV e 2.7 da 204 CV).

Nel 2009 arrivano il 1.6 THP da 156 CV, il 2.0 HDi da 140 CV e il 3.0 HDI da 241 CV mentre spariscono il 2.0 da 140 CV, il 3.0 da 211 CV e quattro unità a gasolio HDi (1.6 da 109 CV, 2.0 da 136 CV, 2.2 da 170 CV e 3.0 da 204 CV) rimpiazzate nel 2010 (anno in cui il 1.6 da 120 CV sostituisce il 1.8 da 125 CV) da un 1.6 da 111 CV, da un 2.0 da 163 CV e da un 2.2 da 204 CV.

La gamma attuale dei propulsori comprende due unità a benzina (1.6 da 120 e 156 CV) e cinque unità turbodiesel HDi: 1.6 da 114 CV, 2.0 da 140 e 163 CV, 2.2 da 204 CV e 3.0 da 241 CV.

DS5 (2011)

La DS5, mostrata ufficialmente al Salone di Shanghai del 2011 e ispirata alla concept C-Sportlounge vista a Francoforte nel 2005, è una crossover, un mix tra station wagon e monovolume realizzato sul pianale della C4 Picasso con finiture degne di un'ammiraglia.

La vettura scelta dal presidente francese François Hollande per il giorno del suo insediamento all'Eliseo ha una gamma motori composta da un 1.6 a benzina da 156 e 200 CV, da un 2.0 ibrido/diesel da 200 CV e da due turbodiesel HDi: 1.6 da 114 CV e 2.0 da 163 CV.

Scopriamo insieme l'evoluzione delle "segmento D" della Casa transalpina.

11CV (1935)

La versione intermedia della Traction Avant è anche la più longeva, in quanto viene prodotta fino al 1957. Un progetto rivoluzionario, disegnato da Flaminio Bertoni e realizzato da André Lefèbvre, caratterizzato da una serie di innovazioni tecniche come la trazione anteriore, il telaio monoscocca, la carrozzeria in acciaio e le sospensioni a barra di torsione.

Lo stile originale si distingue per l'assenza del predellino (soluzione che permette di abbassare la carrozzeria migliorando il comportamento stradale e riducendo al tempo stesso la resistenza aerodinamica) e per il vano che ospita la ruota di scorta integrato nella coda. Il motore è montato su supporti in gomma per attenuare le vibrazioni mentre il cambio manuale è di tipo tradizionale, per via di alcuni problemi manifestatisi su qualche prototipo dotato di trasmissione automatica.

La 11CV, disponibile in quattro varianti di carrozzeria (quattro porte, cinque porte, coupé e convertibile), debutta nel 1935 (anno in cui la Casa francese, sull'orlo del fallimento a causa degli elevati costi di produzione della Traction Avant, viene acquistata dalla Michelin e viene colpita dalla morte del fondatore André) e monta un propulsore 1.9 da 46 CV. La variante Légère si differenzia per il passo più corto.

Nel 1935 vengono apportate continue modifiche alla vettura: tra le più significative segnaliamo il bagagliaio accessibile dall'esterno, la griglia del radiatore in tinta con la carrozzeria e interventi alle sospensioni. Nel 1936 le vendite, inizialmente sottotono, aumentano e arrivano lo sterzo a cremagliera, un nuovo cruscotto e modifiche al carburatore.

Nel 1937 la 11 Normale diventa 11B e la Légère viene ribattezzata BL. I cambiamenti più importanti riguardano il redesign dei parafanghi anteriori. La versione limitata (in 315 esemplari) 11AM non è altro che una Légère con testata rivista e carburatori più prestazionali. Nello stesso anno debutta la Commerciale, con il portellone apribile in due parti e il divano posteriore removibile.

Nel 1938 debuttano cerchi più grandi, parafanghi nuovamente rivisti, una nuova frizione e un inedito impianto di riscaldamento mentre nel 1939 - insieme ai cambiamenti all'avantreno, al volano e all'albero motore e alla sparizione dal commercio delle varianti scoperte a causa dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale - la potenza del 1.9 sale fino a quota 56 CV.

La produzione riprende nel 1946: si inizia con la Légère a passo corto dotata di un motore 1.9 da 57 CV. Gli allestimenti sono più spartani e nei primi mesi l'unica tinta disponibile è quella verde militare. Nel 1947 arriva la 11 Normale e nel 1948 l'unico colore diventa il nero.

Il rapporto di compressione viene modificato nel 1950, nel 1952 si notano i paraurti meno curvi e il bagagliaio più capiente mentre nel 1953 tornano le versioni familiari a passo lungo. Il 1954, anno dell'addio alle scene della Normale, segna il ritorno della Commerciale e nel 1955 arrivano la 11D e la Légère: montano un 1.9 da 65 CV con molti elementi in comune con quello adottato dalla DS.

ID (1957)

Il design è uguale a quello dell'ammiraglia DS (realizzata, come la Traction Avant, da Flaminio Bertoni e André Lefèbvre) presentata due anni prima al Salone di Parigi ma ci sono meno contenuti d'avanguardia per ridurre il prezzo, all'epoca considerato molto alto.

Il motore è meno potente (il 1.9 genera 69 CV invece di 75 mentre gli altri due sono un 2.0 e un 2.1) e rispetto alla sorella maggiore è priva di servosterzo, presenta finiture meno curate e monta un cambio manuale invece di quello semiautomatico. Disponibile nelle varianti berlina, break e familiare (station wagon con una terza fila di sedili), conserva le eccezionali sospensioni idropneumatiche.

Nel 1959 un esemplare guidato da Paul Coltelloni diventa la prima Citroën ad aggiudicarsi un rally mondiale (quello di Monte Carlo): la stessa vettura si ripete nel 1966 con al volante Pauli Toivonen.

Il restyling del 1967 firmato da Robert Opron porta un frontale più aerodinamico mentre nel 1970 cambiano le denominazioni: la ID19 diventa DSpecial e la ID20 DSuper. Nel 1973 è la volta della DSuper5 con il propulsore 2.2 e il cambio a cinque marce della DS21.

BX (1982)

Il progetto di un'erede della compatta GS nasce alla fine degli anni '70 e conserva alcune delle caratteristiche dell'antenata: carrozzeria a due volumi, ruote posteriori parzialmente carenate e sospensioni idropneumatiche.

Robert Opron, passato alla Renault dopo la fusione di Citroën con Peugeot, non è più disponibile per il design, che viene quindi affidato a Bertone, che incarica Marcello Gandini. Lo stile è poco originale (ispirato alle concept Reliant FW11 del 1977 e Volvo Tundra del 1979) ma i materiali sono innovativi: la vetroresina utilizzata per il portellone, i montanti posteriori e (su alcune versioni) il cofano anteriore consente di ridurre il peso e abbassare il baricentro.

Presentata al Salone di Parigi, offre un abitacolo più spazioso e un bagagliaio più capiente di quello della GS. I motori al lancio non sono più boxer come sull'antenata ma derivano da unità già montate da Peugeot: 1.4 da 62 e 72 CV e 1.6 da 90 CV.

Al Salone di Francoforte del 1983 debutta un propulsore 1.9 diesel da 65 CV e la potenza del 1.6 passa da 90 a 92 CV e nel 1984 arrivano il cambio automatico optional per il 1.6 (che nel frattempo aumenta la propria potenza a 94 CV) e la GT, con un 1.9 da 105 CV.

Il 1985 è l'anno in cui viene svelata la station wagon Break (firmata Heuliez) abbinata a tutti i motori tranne al 1.4. Debuttano le versioni Leader e Sport (quest'ultima dotata di un 1.9 da 126 CV e caratterizzata dai parafanghi allargati e dai paraurti specifici) e l'allestimento Digit (con cruscotto digitale) per la GT.

Nello stesso anno è la volta della 4TC a trazione integrale: 200 esemplari costruti per partecipare al Mondiale rally contraddistinti da un propulsore 2.1 da 200 CV. Per quanto riguarda i diesel arrivano un 1.8 da 60 CV e il cambio automatico optional per la 1.9.

Il primo restyling (indicatori di direzione bianchi, cruscotto più classico, volante con monorazza più larga) risale al 1986. La Sport viene rimpiazzata dalla GTI (1.9 da 125 CV con iniezione elettronica), la GT viene sostituita dalla più elegante versione TRS e il catalizzatore diventa disponibile per la 1.4, la 1.6 e la 1.9 da 105 CV. Nella gamma dei propulsori debuttano il 1.1 da 58 CV e il 1.6 da 80, 90 e 105 CV (quest'ultimo già visto sotto il cofano della Peugeot 205 GTI).

Nel 1987 sbarca in listino la GTI 16V con il 1.9 da 160 CV della Peugeot 309 GTI e il 1.9 diesel passa da 65 a 71 CV mentre nel 1988 è la volta di un turbodiesel, un 1.8 da 90 CV. Arriva un nuovo 1.4 da 72 CV, la potenza del 1.1 scende a 55 CV, scende in campo la GTI con il 1.6 da 113 CV ad iniezione e il catalizzatore viene abbinato al 1.6 da 90 CV e alla GTI 16V, che per questo motivo passa da 160 a 147 CV.

Il 1989 è l'anno del lancio della 4x4 (abbinata ad un 1.9 da 106 CV e dal 1990 disponibile anche per la 1.9 GTI e per la 1.9 diesel), nel 1991 le versioni meno potenti spariscono dal listino insieme al terzo finestrino laterale delle berline mentre nel 1992 abbandonano le scene le varianti non catalizzate e le integrali a gasolio. La berlina esce di produzione nel 1993, la Break nel 1994.

Xantia (1993)

Più grande e spaziosa della BX e con un design più tradizionale ed elegante (firmato da Bertone insieme al Centro Stile Citroën) ispirato nel frontale all'ammiraglia XM, viene svelata ufficialmente al Salone di Ginevra.

Il pianale è lo stesso che verrà utilizzato dalla Peugeot 406 ma si distingue per la presenza delle sospensioni idropneumatiche e la gamma motori al lancio comprende tre unità a benzina: 1.8 da 103 CV e 2.0 da 123 e 152 CV. Pochi mesi più tardi arrivano un 1.6 a benzina da 89 CV e i primi propulsori diesel: 1.9 da 71 e 92 CV. Nel 1994 è la volta della versione Activa, dotata di sospensioni Idrattiva II che riducono ulteriormente il rollio.

Il primo restyling del 1995 porta la versione station wagon Break (realizzata con Heuliez), una calandra ridisegnata con il Double Chevron integrato e non più posizionato sopra il cofano e il volante a quattro razze. Debutta il propulsore 2.1 turbodiesel da 109 CV, il 2.0 a benzina da 152 CV viene rimpiazzato da un due litri sovralimentato da 150 CV, il 2.0 da 121 CV diventa disponibile esclusivamente con il cambio automatico mentre per le varianti manuali viene deciso di abbinare un 2.0 da 132 CV. Da non dimenticare, inoltre, l'ingresso in listino di un 1.8 da 110 CV.

Nel 1996 sparisce il 1.9 diesel aspirato mentre quello turbo passa da 92 a 90 CV, nel 1997, in concomitanza con un secondo restyling (gruppi ottici più smussati e paraurti ridisegnati), danno l'addio alle scene il 1.8 da 90 CV e il 2.0 da 121 CV e nel 1998 debutta il 3.0 V6 a benzina da 194 CV e arrivano il 2.0 turbodiesel HDi da 109 CV (che prende il posto del vecchio 2.1) e il cambio automatico per il 1.8. Nel 1999 tocca al 2.0 HDI da 90 CV.

C5 prima generazione (2001)

Rispetto all'antenata Xantia è meno seducente ma più spaziosa (sia per i passeggeri, sia per i bagagli) e curata nelle finiture. Disponibile anche nella variante station wagon Break, debutta al Salone di Parigi del 2000.

Le sospensioni idropneumatiche abbassano l'assetto quando si superano i 110 km/h e lo alzano su fondi dissestati a velocità inferiori a 70 km/h mentre la gamma motori al lancio comprende tre unità a benzina (2.0 da 136 e 140 CV e 3.0 da 207 CV) e due turbodiesel HDi (2.0 da 109 CV e 2.2 da 136 CV). Pochi mesi dopo tocca ad un 1.8 a benzina da 117 CV.

Nel 2003 il 2.0 da 140 CV ad iniezione diretta di benzina esce di scena e nel 2004 è la volta del restyling. Cambiano i gruppi ottici e la mascherina mentre all'interno spicca la nuova consolle centrale: il 1.6 turbodiesel HDi da 109 CV rimpiazza il due litri di pari potenza, entra in listino un 2.0 HDi da 136 CV e il 2.0 a benzina da 136 CV sale fino a quota 140.

Nel 2005, in concomitanza con l'uscita di produzione del 2.2 HDi, il 1.8 a benzina passa da 117 a 125 CV mentre nel 2006 arriva un 2.2 biturbodiesel HDi da 170 CV. Nel 2007 rimangono in listino il 1.8 a benzina e due turbodiesel HDi (1.6 e 2.0).

Dalla 11CV alla DS5, la storia delle berline Citroën

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