• pubblicato il 26-08-2015

Chrysler, la storia della Casa statunitense

90 anni di evoluzione per il brand "yankee", ora in mani italiane

La Chrysler, che quest’anno compie 90 anni, ha avuto una lunga storia contraddistinta da tanti successi ma anche da molti fallimenti. Ora, grazie a Fiat, il brand “yankee” sembra essersi ripreso definitivamente ed è pronto a tornare a recitare un ruolo da protagonista nel mercato mondiale. Scopriamo insieme l’evoluzione di questo marchio.

Chrysler, la storia

La Chrysler nasce ufficialmente nel 1925 anche se in realtà il suo fondatore Walter Chrysler (ex responsabile Buick nella seconda metà degli anni ’10 del XX secolo che decide di mettersi in proprio dopo aver tentato, senza successo, di acquistare la Willys, azienda da lui risanata) crea la prima auto - la Six (dotata di un motore 3.3 a sei cilindri da 68 CV) - insieme a tre ingegneri provenienti dalla Studebaker già nel 1924.

L’obiettivo di Walter è quello di realizzare automobili lussuose ma non troppo care: il massimo esempio di questa filosofia arriva dalla gamma Imperial, sviluppata per rubare clienti a Cadillac e Lincoln. Risale al 1928 l’acquisizione del marchio Dodge.

Gli anni ’30

La Chrysler Airflow del 1934 è una delle prime vetture statunitensi progettata in galleria del vento: per l’epoca è troppo originale (e per questo motivo il pubblico la snobba) ma è ancora oggi ricordata per le sue innovazioni in campo aerodinamico. Alla fine del decennio gli ingegneri “yankee” iniziano a lavorare sui motori per ottenere prestazioni più elevate: nel 1939 vede la luce il primo propulsore Hemi (con camera di combustione di forma emisferica), unità che viene adottata dall’aviazione militare.

La Seconda Guerra Mondiale e il dopoguerra

Durante la Seconda Guerra Mondiale il marchio nordamericano si occupa di produrre mezzi militari e radar e anche al termine del conflitto l’azienda continua a collaborare con il governo degli Stati Uniti nel campo della progettazione di missili.

Gli anni Cinquanta

Nel 1951 Chrysler inizia a commercializzare automobili dotate di motori Hemi. Due anni più tardi il designer Virgil Exner (assunto nel 1949) viene nominato responsabile dello stile e rivoluziona le forme delle vetture della Casa statunitense puntando sull’aerodinamica e sull’abbassamento del baricentro.

Il modello più noto è senza dubbio l’ammiraglia 300 del 1955: la versione 300C mostrata due anni più tardi, con i suoi 381 CV, è l’auto “yankee” più potente tra quelle presenti all’epoca in listino.

Gli anni ’60

Il 1960 è l’anno in cui la Chrysler inizia ad adottare su quasi tutta la gamma (Imperial escluse) il telaio monoscocca: nello stesso periodo parte la collaborazione con la NASA per i viaggi spaziali.

Risale al 1963 l’acquisizione del marchio francese Simca il quale, in seguito alla fusione con il brand britannico Rootes e la Casa spagnola Barreiros, porta alla creazione - quattro anni più tardi - della Chrysler Europe.

La crisi e la rinascita

Nel 1971 Chrysler acquista il 15% della Mitsubishi e approfitta dell’accordo per rimarchiare diversi modelli della Casa giapponese e venderli negli USA. La crisi petrolifera del 1973 segna profondamente il brand, incapace di adattarsi rapidamente ad un mercato che chiede vetture più compatte e meno assetate di carburante.

La svolta arriva nel 1978 quando Lee Iacocca viene nominato presidente e amministratore delegato: si circonda di collaboratori di fiducia provenienti dalla sua precedente esperienza in Ford, licenzia numerosi operai, vende la filiale europea alla Peugeot e ottiene numerosi prestiti grazie alle garanzie del Congresso.

Nel 1979 Iacocca diventa presidente del consiglio di amministrazione Chrysler e la risolleva grazie ad una serie di progetti bocciati qualche anno prima dalla Casa dell’Ovale Blu. Due su tutti: il pianale K a trazione anteriore introdotto nel 1981 e la Voyager, prima grande monovolume moderna lanciata come Dodge nel 1984 e commercializzata con il brand Chrysler dal 1988.

Un altro avvenimento rilevante per Chrysler arriva nel 1987 con l’acquisizione della Lamborghini e della AMC (American Motors Corporation). Quest’ultimo acquisto serve soprattutto ad entrare in possesso del prestigioso marchio Jeep.

Gli anni ’90

Nella prima metà degli anni ’90 Chrysler si sbarazza di Mitsubishi e Lamborghini e torna a proporre vetture dal design moderno come la Concorde del 1993. Nel 1998, in seguito alla fusione con Mercedes, nasce il colosso DaimlerChrysler.

La DaimlerChrysler

L’accordo Germania-USA consente alle vetture della Casa “yankee” di sfruttare componenti meccaniche della Stella: tra i modelli più rilevanti di quel periodo segnaliamo la PT Cruiser del 2000 (un’originale monovolume compatta dallo stile retrò), la sexy sportiva Crossfire del 2003 (disponibile coupé o spider e realizzata sulla stessa piattaforma della SLK) e la massiccia ammiraglia 300C del 2004.

La seconda crisi e la rinascita

La Chrysler viene ceduta nel 2007 al fondo Cerberus e si ritrova in bancarotta controllata l’anno successivo dopo la crisi economica. Nel 2009 Fiat rileva il 20% dell’azienda a costo zero impegnandosi a risanarla, nel 2010 la dirigenza torinese crea una sinergia con Lancia (che porta alla realizzazione di numerose auto in comune) e nel 2011 viene acquisita la maggioranza dell’azienda “yankee” (che abbandona il mercato europeo, tranne il Regno Unito e l’Irlanda). Il 2014 è invece l’anno in cui tutta la Chrysler passa nelle mani di Fiat.

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