• pubblicato il 14-05-2014

Dodge Challenger, storia di un'icona USA

Le tre evoluzioni della pony car "yankee"

La Dodge Challenger è, insieme alla Chevrolet Camaro e alla Ford Mustang, una delle tre “pony car” più famose nonché l’unica di questo trio a non essere mai stata commercializzata ufficialmente nel nostro Paese.

La terza generazione di questa vettura - quella attualmente in vendita - vede la luce nel 2008 in occasione dei saloni di Chicago e Philadelphia. Il design retrò, che strizza l’occhio alla prima serie degli anni Settanta, è ispirato ad una concept mostrata due anni prima a Detroit mentre il pianale è lo stesso - accorciato - dell’attuale Lancia Thema.

L’unica versione al lancio della terza serie della Dodge Challenger è la cattivissima SRT-8, dotata di un motore 6.1 V8. L’anno seguente la gamma si arricchisce con un 3.5 V6 da 258 CV e un 5.7 V8 da 375 CV (montato sulla variante R/T).

La gamma propulsori viene profondamente modificata nel 2011: il 5.7 viene impreziosito da un sistema di disattivazione dei cilindri mentre il 3.5 viene rimpiazzato da un 3.6 V6 da 309 CV e un 6.4 V8 da 476 CV prende il posto del 6.1. Scopriamo insieme le antenate di questa vettura.

Dodge Challenger prima generazione (1970)

La prima generazione della Challenger viene creata dalla Dodge nel 1970 per offrrire agli automobilisti americani un’alternativa più raffinata e cattiva alle pony car più vendute dell’epoca: la Ford Mustang e la Chevrolet Camaro. Realizzata sulla stessa piattaforma della Plymouth Barracuda (ma più ingombrante), si differenzia dalla “cugina” per il design più sportivo e per le finiture più curate.

Disponibile nelle varianti coupé e convertibile, monta al lancio una gamma motori molto ricca che comprende dieci unità: un 3.7 a sei cilindri da 147 CV e ben nove propulsori V8 (5.2 da 234 CV, 5.6 da 279 e 293 CV, 6.3 da 294, 334 e 340 CV, 7.0 da 431 CV e 7.2 da 381 e 396 CV).

Nel 1971 arrivano le prime modifiche sotto il cofano della Dodge Challenger: la potenza del sei cilindri scende fino a 112 CV, debuttano un 5.2 da 158 CV e un 5.6 da 238 CV e sparisce il 5.9 da 293 CV. Da non sottovalutare inoltre, tra le unità più grosse, il 6.3 con potenze completamente modificate (193, 253, 279 e 305 CV), l’introduzione di un 7.0 da 355 CV e il 7.2, ora disponibile con 309, 334, 375 e 390 CV.

L’anno seguente, in concomitanza con l’addio alla versione cabriolet, la gamma della sportiva “yankee” viene ridimensionata a causa del calo di interesse nei confronti delle pony car. Spariscono i propulsori più prestazionali e rimangono solo tre unità - il 3.7 da 112 CV e due V8 (5.2 da 152 CV e 5.6 da 243 CV) - che diventano due nel 1973 dopo l’addio alle scene del sei cilindri e una (il 5.2) nel 1974.

Dodge Challenger seconda generazione (1978)

La seconda generazione della Dodge Challenger - datata 1978 - ha ben poco in comune con l’antenata visto che non è altro che una Mitsubishi Galant Lambda rimarchiata.

Disponibile al lancio con due motori a quattro cilindri - un 1.6 e un 2.6 - poco prestazionali, beneficia di un restyling del 1981 e - nonostante le scarse immatricolazioni - ha ancora oggi una fama di vettura affidabile (merito delle origini giapponesi).