• pubblicato il 21-05-2014

Ferrari, la storia della Casa di Maranello

Quasi 70 anni di vita per il marchio simbolo del "made in Italy"

La Ferrari è, senza ombra di dubbio, il simbolo del “made in Italy” nel mondo: nessun altro brand nostrano è in grado di esprimere così bene i valori - stile, qualità e raffinatezza - che caratterizzano i prodotti di lusso realizzati nel nostro Paese.

Di seguito troverete la storia della Casa di Maranello (qui quella relativa alla F1): uno dei pochi marchi ancora capaci di regalare emozioni ai propri clienti (e non solo).

Ferrari: la storia

La storia della Ferrari come Casa automobilistica inizia ufficialmente nel 1947 con il lancio della 125 Sport, prima auto da gara a fregiarsi del marchio del Cavallino: dotata di un motore 1.5 V12 da 118 CV, offre prestazioni entusiasmanti ma è difficile da domare. Al Salone di Parigi del 1949 viene invece svelato il primo modello di serie, la 166 Inter, che monta un 2.0 V12 da 110 CV.

I primi successi sportivi ottenuti alla fine degli anni Quaranta - due Mille Miglia e due Targa Florio con Clemente Biondetti e la 24 Ore di Le Mans del 1949 con lo statunitense Luigi Chinetti e il britannico Peter Mitchell-Thomson - permettono alla Casa di Maranello, fin dai suoi esordi, di farsi conoscere in tutto il mondo.

Gli anni Cinquanta

Negli anni Cinquanta la Ferrari conquista una marea di vittorie: 6 Mille Miglia, 5 Mondiali Sportprototipi, 4 Mondiali F1 Piloti (Alberto Ascari nel 1952 e nel 1953, l’argentino Juan Manuel Fangio nel 1956 e il britannico Mike Hawthorn nel 1958), tre 12 Ore di Sebring, due 24 Ore di Le Mans (1954 con l’argentino José Froilán González e il francese Maurice Trintignant, 1958 con il belga Olivier Gendebien e lo statunitense Phil Hill), 2 edizioni della Carrera Panamericana (1951 con Chinetti e Piero Taruffi, 1954 con Umberto Maglioli) e una Targa Florio.

L’azienda emiliana resta focalizzata più sulle corse che sulla produzione di serie anche se la nascita, nel 1951, della Carrozzeria Scaglietti permette al Cavallino di avere uno stabilimento dedicato esclusivamente alla realizzazione delle scocche e dei telai. Tra i modelli degni di nota di questo periodo segnaliamo la 250 California del 1957, dotata di un propulsore 3.0 V12 con potenze comprese tra 240 e 280 CV.

Gli anni Sessanta

La Ferrari si espande negli anni Sessanta: si trasforma in una società per azioni nel 1960, realizza la mitica 250 GTO nel 1962 (motore 3.0 V12 da 300 CV) ma continua a focalizzarsi principalmente sulle corse. Tra il 1960 e il 1965 conquista tutte le edizioni del Mondiale Sportprototipi, della 24 Ore di Le Mans e della 12 Ore di Sebring e porta a casa anche quattro Mondiali F1 (due Piloti - nel 1961 e nel 1964 - con Hill e il britannico John Surtees), tre Targa Florio e due Daytona.

Nella seconda metà del decennio la Casa di Maranello inizia ad avere bisogno di soldi per continuare a primeggiare nelle corse e per progettare modelli di serie: la Ford chiede di poter rilevare metà del pacchetto azionario ma Enzo rifiuta per conservare l’italianità del marchio e sigla un accordo simile, nel 1969, con la Fiat. Le uniche due vittorie rilevanti di quel periodo arrivano nel 1967, con il trionfo nel Mondiale Sportprototipi e la conquista della 24 Ore di Daytona con il neozelandese Chris Amon e Lorenzo Bandini. Per quanto riguarda le vetture rivolte al pubblico è impossibile non citare la “piccola” Dino 206 GT del 1967 (motore 2.0 V6 da 180 CV) e la 365 GTB4 (meglio conosciuta con il nome di Daytona) dell’anno successivo.

Gli anni Settanta

Gli anni Settanta si aprono per la Ferrari con la vittoria della 12 Ore di Sebring nel 1970 (con un equipaggio composto dallo statunitense Mario Andretti, da Ignazio Giunti e da Nino Vaccarella) mentre due anni più tardi arrivano il Mondiale Sportprototipi, la Targa Florio (con Arturo Merzario e Sandro Munari) e i successi alla 24 Ore di Daytona e a Sebring con Andretti e il belga Jacky Ickx. Nello stesso anno viene inaugurata la pista prova di Fiorano: un circuito realizzato esclusivamente per testare le vetture da corsa composto da numerose curve che riproducono quelle dei circuiti più famosi del mondo.

La svolta arriva nel 1973 con l’ingresso in azienda dell’allora ventiseienne Luca Cordero di Montezemolo: viene nominato responsabile della Squadra Corse e nel 1977 diventa responsabile delle relazioni esterne (ruolo che ricopre fino al 1981). Nella seconda metà del decennio la Scuderia di Maranello torna a vincere in F1 dopo un lungo digiuno: sette Mondiali, tre Piloti (due con l’austriaco Niki Lauda nel 1975 - anno in cui vede la luce la bellissima 308 GTB - e nel 1977 e uno con il sudafricano Jody Scheckter nel 1979) e quattro Costruttori.

Gli anni Ottanta

Il decennio più difficile per la Ferrari? Gli anni Ottanta senza dubbio. In questo periodo nascono tre supercar destinate a segnare la storia del Cavallino - la 288 GTO e la Testarossa del 1984 e la F40 del 1987 - ma le sportive più “accessibili” non sono altrettanto riuscite e questo incide negativamente sulle immatricolazioni. Anche i successi sportivi latitano: le uniche soddisfazioni in F1 arrivano dai due Mondiali Costruttori del 1982 e del 1983. La morte di Enzo Ferrari nel 1988 non aiuta certo a migliorare la situazione.

La rinascita degli anni Novanta

Nel 1990 viene inaugurata la Galleria Ferrari - museo che raduna la storia del marchio emiliano - ma la vera rinascita avviene l’anno successivo con il ritorno di Luca Cordero di Montezemolo come presidente. Nella seconda metà del decennio l’ingaggio del pilota tedesco Michael Schumacher porta il Cavallino nuovamente nei piani alti della F1 (Mondiale Costruttori 1999) e non mancano i successi americani: tra il 1995 e il 1998 arrivano tre 12 Ore di Sebring e una vittoria alla 24 Ore di Daytona.

Anche i modelli di serie più interessanti - se si esclude la 456 GT del 1992 - vedono la luce dal 1995 in poi: la 550 Maranello del 1996 e, soprattutto, la 360 Modena del 1999 accompagnano la Ferrari verso il terzo millennio. Nel 1997 - anno in cui la Maserati viene ceduta integralmente al brand di Maranello dalla Fiat - viene inaugurata la galleria del vento progettata da Renzo Piano.

Il terzo Millennio

Il primo decennio del terzo millennio è contraddistinto da un dominio delle Rosse in F1. Tra il 2000 e il 2008 arrivano infatti ben tredici Mondiali: sei Piloti (cinque con Schumacher e uno con il finlandese Kimi Räikkönen) e sette Costruttori. I modelli di serie non sono da meno: la Enzo del 2002 è un concentrato di tecnologia ed emozione e la F430 del 2004 si rivela, a differenza delle antenate, una vettura utilizzabile senza problemi anche quotidianamente.

In questi ultimi anni la Ferrari non sta vivendo momenti particolarmente brllanti nel Circus ma questo non sta incidendo in alcun modo sulla qualità dei modelli destinati al pubblico, come dimostra la hypercar LaFerrari del 2013.

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