• pubblicato il 13-08-2014

Lancia, la storia della Casa torinese

Oltre un secolo di eleganza e sportività

La Lancia non sta passando dei bei momenti: nei prossimi anni, infatti, opererà solo in Italia e si limiterà a commercializzare la Ypsilon. Pensare che la Casa torinese ha una lunga storia alle spalle, fatta di eleganza e sportività: ha lanciato una quantità impressionante di modelli entrati nel mito e ha portato a casa parecchi successi nel motorsport. Scopriamo insieme com’è diventata grande.

Lancia: la storia

La Lancia viene fondata ufficialmente il 29 novembre 1906 da Vincenzo Lancia (ex collaudatore ed ex pilota Fiat) e dall’amico Claudio Fogolin. Il mitico stemma contraddistinto dal volante e dalla bandiera - adottato, con varie modifiche, per oltre un secolo - viene creato dal conte Carlo Biscaretti di Ruffia, futuro fondatore del Museo dell’Automobile di Torino.

La prima auto

La prima automobile Lancia - la 12HP - viene presentata al Salone di Torino del 1908. Ben rifinita e comoda, può vantare la trasmissione a cardano e un motore 2.5 a quattro cilindri che le permette di raggiungere una velocità massima di 90 km/h. L’anno prima Vincenzo, dopo aver realizzato il primo prototipo della vettura, si ritrova costretto ad allargare a colpi di piccone la porta dello stabilimento per far uscire il veicolo e per poterlo collaudare.

L’azienda si espande

Le Lancia impiegano poco tempo a conquistare il pubblico e questo permette all’azienda torinese di espandersi: nel 1911 viene inaugurato il nuovo stabilimento di Via Monginevro (che resterà in funzione fino agli anni ’80 del XX secolo) e due anni più tardi viene lanciata la Theta. Questo apprezzatissimo modello (il primo del brand a superare le 1.000 unità costruite) è anche la prima automobile della storia ad essere dotata di impianto elettrico completo.

La Prima Guerra Mondiale

Durante la Prima Guerra Mondiale la Casa torinese si concentra sulla produzione di materiale bellico e più precisamente sugli autocarri destinati all’esercito. Al termine del conflitto Vincenzo Lancia si ritrova senza il socio Fogolin - ritiratosi dall’azienda - e riprende la produzione di serie nel 1919 con l’innovativa Kappa, dotata di motore con testata separata, del cambio a leva tra i due sedili e di ruote in lamiera anziché in legno.

La Lambda e la Dilambda

La svolta per la Lancia arriva nel 1922 in occasione del debutto - ai Saloni di Parigi e Londra - della rivoluzionaria Lambda: non si tratta solo della prima auto al mondo dotata di scocca portante ma anche di una delle prime con sospensioni anteriori a ruote indipendenti.

Nel 1927 tocca invece alla più lussuosa Dilambda: rivolta soprattutto al mercato nordamericano e caratterizzata da un possente propulsore a otto cilindri, conquista i facoltosi automobilisti europei mentre viene snobbata negli USA.

Gli anni Trenta

Negli anni ’30 la Lancia realizza una serie di vetture particolarmente riuscite: la Artena del 1931 si rivela una delle auto più affidabili del periodo mentre con la Augusta lanciata due anni più tardi (che si aggiudicherà nel 1936 la Targa Florio con Costantino Magistri) la scocca portante viene proposta su un modello più accessibile e debuttano altre soluzioni tecniche interessanti come il motore (a quattro cilindri) a V stretto e le portiere con apertura ad armadio senza montante centrale.

La seconda metà del decennio è altrettanto ricca di novità interessanti: nel 1936 viene presentata l’aerodinamica Aprilia (ultima Lancia progettata con Vincenzo, scomparso l’anno seguente, ancora in vita) e nel 1939 tocca alla piccola Ardea, contraddistinta da un motore 1.0.

La seconda Guerra Mondiale

Anche durante la Seconda Guerra Mondiale - come nella prima - la produzione della Lancia si concentra sulle forniture militari. La fabbrica di Torino viene danneggiata dai bombardamenti anglo-americani nel 1942 e la maggior parte degli autocarri per l’esercito viene quindi assemblata nello stabilimento di Bolzano.

Al termine del conflitto la società passa a Gianni Lancia, figlio di Vincenzo, che decide di rilanciare il marchio puntando soprattutto sulle competizioni sportive.

I successi dei primi anni Cinquanta

Gli anni Cinquanta per Lancia si aprono con la presentazione della Aurelia, la prima auto di serie al mondo a montare un motore V6. Non è solo questa, tuttavia, la novità di questa vettura, che presenta anche le sospensioni a quattro ruote indipendenti. L’anno seguente debutta la seducente versione coupé B20, che conquista nel 1952 la Targa Florio con Felice Bonetto e il Rally di Monte Carlo del 1954 con Louis Chiron. La Casa torinese si aggiudica altre due edizioni della prestigiosa corsa siciliana nel 1953 (con una D20 guidata da Umberto Maglioli) - anno in cui Juan Manuel Fangio trionfa alla Carrera Panamericana con una D24 - e nel 1954 (con una D24 condotta da Piero Taruffi).

Nel 1953 è la volta della berlina compatta Appia mentre l’anno successivo è destinato ad entrare nella storia del brand piemontese: inizia la costruzione del Grattacielo Lancia (nuova sede di rappresentanza, inaugurata nel 1957), arriva l’unica vittoria alla Mille Miglia (Alberto Ascari su D24) e inizia la breve (quattro GP) ma intensa (un podio) avventura in F1, conclusasi nel 1955 dopo la morte del pilota milanese.

La famiglia Lancia lascia

La seconda metà del decennio non è altrettanto fortunata per la famiglia Lancia: nel 1955 vede la luce la Aurelia B24 - ancora oggi considerata una delle spider più belle di sempre - ma nello stesso anno Gianni - oberato dai debiti - cede la maggioranza della società alla famiglia Pesenti.

Sotto la nuova gestione la Casa torinese continua però a progettare e a vendere modelli di elevata qualità: la Flaminia del 1957 diventa rapidamente un punto di riferimento tra le ammiraglie dell’epoca mentre la sorella minore Flavia del 1960 è la prima auto italiana di serie dotata di trazione anteriore.

La Fulvia

La Lancia Fulvia debutta nel 1963, nello stesso anno in cui la Casa torinese - che vede le proprie immatricolazioni crescere sempre di più - si ritrova obbligata ad aprire un nuovo stabilimento a Chivasso. La versione più nota - la Coupé - vede la luce due anni più tardi e conquista numerose vittorie nei rally: tra le più rilevanti segnaliamo il Sanremo del 1966 con Leo Cella, il Tour de Corse 1967 con Sandro Munari, il titolo europeo del 1970 con lo svedese Harry Källström e il Campionato Internazionale Costruttori del 1972, anno in cui Munari sale sul gradino più alto del podio a Monte Carlo.

Il passaggio a Fiat

Nel 1969 la Lancia - in crisi a causa dell’assenza di investimenti da parte della famiglia Pesenti - viene ceduta alla Fiat al prezzo simbolico di una lira. Il colosso torinese apporta numerosi tagli, sospende la produzione di veicoli industriali e nel 1972 lancia il primo modello della nuova gestione: la Beta.

Nello stesso anno vede la luce la Stratos, una delle vetture più note della Lancia: realizzata per competere nei rally, conquista ben quattro Mondiali (uno Piloti con Sandro Munari e tre Marche) tra il 1974 e il 1977 e contribuisce a valorizzare il lato sportivo del marchio piemontese.

Le vittorie degli anni ’80

Nel 1979 è la volta della Delta, una compatta realizzata sullo stesso pianale della Fiat Ritmo che nel 1980 diventa la prima (e finora unica) Lancia ad aggiudicarsi il prestigioso riconoscimento di Auto dell’anno. Il mito di questa vettura nasce però nella seconda metà del decennio quando riesce a portare a casa nove Mondiali rally tra il 1987 e il 1992: tre titoli Piloti (due con Miki Biasion e uno con il finlandese Juha Kankkunen) e sei Costruttori.

Prima di questi successi segnaliamo i tre Mondiali sportprototipi (nella categoria sopra i due litri) conquistati dalla Lancia Beta Montecarlo Turbo tra il 1979 e il 1981 e il campionato del mondo rally Marche ottenuto dalla 037 nel 1983.

Dopo la Thema il declino

L’ultimo modello rappresentativo della Casa torinese è senza dubbio la Thema, presentata al Salone dell’Automobile di Torino del 1984, disegnata da Giorgetto Giugiaro e realizzata sullo stesso pianale di altre tre ammiraglie (Alfa Romeo 164, Fiat Croma e Saab 9000). Degna di nota la versione 8.32, dotata di un motore Ferrari.

Negli anni Novanta inizia il declino Lancia, complice l’abbandono del mondo delle corse e una mancanza di appeal dei nuovi modelli. Nel 1994 lo stabilimento di Chivasso viene ceduto alla Carrozzeria Maggiora e l’anno seguente si segnala il debutto del marchio nel segmento delle monovolume con il lancio della Z. La prima piccola con lo scudo sul cofano, la Y, vede invece la luce nel 1996: grazie a lei le immatricolazioni non crollano.

Il terzo millennio

L’originale (pure troppo) ammiraglia Thesis del 2002 illude i lancisti ma non conquista il pubblico: colpa di forme non apprezzate da tutti ma soprattutto di motori poco potenti. Dopo quel tentativo di rilancio il Gruppo Fiat decide di ridurre progressivamente gli investimenti sul marchio e nel 2011, in seguito all’accordo con la Chrysler, inserisce in listino due vetture americane rimarchiate - la Thema (gemella della 300) e la monovolume Voyager - seguite nel 2012 dalla Flavia, nient’altro che una 200 Cabrio con una mascherina diversa.

Il futuro della Lancia non è affatto roseo: nei prossimi anni un marchio che ha fatto la storia dell’automobilismo italiano verrà venduto esclusivamente nel nostro Paese e la gamma sarà composta da un solo modello, la piccola Ypsilon.

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