• pubblicato il 17-12-2014

Maserati, un viaggio lungo 100 anni

Un secolo di emozioni per la Casa del Tridente

La Maserati non ha avuto una vita facile: nei suoi 100 anni di vita è morta e risorta più volte come la fenice e ha trovato stabilità solo da una ventina d’anni grazie alla Fiat. Scopriamo insieme la storia della Casa del Tridente, nata per produrre esclusivamente auto da corsa e diventata in seguito un simbolo delle supercar “made in Italy”.

Maserati, la storia

La storia del marchio emiliano inizia ufficialmente l’1 dicembre 1914 quando tre fratelli Maserati (Alfieri II, Ernesto ed Ettore) - già attivi nel settore della meccanica - fondano a Bologna un’officina specializzata nelle elaborazioni di motori Isotta Fraschini e Diatto. Durante la Prima Guerra Mondiale Alfieri brevetta un’innovativa candela d’accensione e al termine del conflitto si concentra sul mondo delle corse montando un motore Hispano-Suiza su una Isotta Fraschini. Con questa vettura si aggiudica, insieme al fratello Ernesto, la Susa-Moncenisio del 1921.

Nel 1922 il brand torinese Diatto offre ai fratelli Maserati la direzione dell’attività sportiva del marchio e ad Alfieri il ruolo di pilota ufficiale ma tre anni più tardi la Casa piemontese rinuncia alle gare per via dei debiti. Grazie al sostegno finanziario del marchese Diego de Sterlich i Maserati riescono ad acquistare dieci telai Diatto 30 Sport.

Le prime vittorie

La prima Maserati di sempre - la Tipo 26 del 1926  - non è altro che un’evoluzione della Diatto GP 8C turbo dotata di un motore 1.5 a otto cilindri in linea da 120 CV. Nello stesso anno Mario - quinto fratello Maserati nonché l’unico privo di passione per la meccanica  -realizza il mitico logo del Tridente, ispirato da quello presente sulla fontana del Nettuno in Piazza Maggiore a Bologna.

Nel 1927, durante una corsa in Sicilia (Coppa Messina), Alfieri è vittima di un terribile incidente nel quale perde un rene. L’anno seguente arriva la prima vittoria importante - alla Coppa del’Etna - grazie a Baconin Borzacchini. Il pilota umbro ottiene nel 1929 a Cremona, al volante di una V4 dotata di un motore a 16 cilindri, il record mondiale di velocità sui 10 km lanciati e nel 1930 conquista il primo successo internazionale del Tridente al GP di Tripoli.

La morte di Alfieri

Nel 1932 Alfieri Maserati muore dopo un intervento chirurgico ed Ernesto abbandona la carriera di pilota per prendere in mano l’azienda: si concentra sulla parte tecnica insieme ad Ettore e nomina il quarto fratello Bindo (richiamato dall’Isotta Fraschini) presidente. L’anno successivo arriva la prima vittoria - in Francia con Giuseppe Campari - in una delle Grandes Épreuves (le corse più importanti prima dell’avvento della F1) e Tazio Nuvolari (che lascia la Ferrari dopo una lite con Enzo dovuta al rifiuto di quest’ultimo di volerlo come socio al 50% del Cavallino) trionfa nel GP del Belgio dopo essere partito in ultima posizione su una 8CM modificata.

L’era Orsi

Il 1937 è l’anno in cui la Maserati viene acquistata dall’imprenditore modenese Adolfo Orsi, che punta sul blasone del marchio per promuovere le sue altre attività. Bindo, Ernesto ed Ettore, liberi dal fardello gestionale, si dividono i compiti all’interno dell’azienda: il primo si occupa della parte commerciale, il secondo della progettazione e il terzo della fabbrica di candele. Nello stesso anno Giulio Severi conquista la Targa Florio con una 6CM: la corsa siciliana viene vinta per altre tre volte consecutive dalla Casa emiliana con Giovanni Rocco e in due occasioni con Luigi Villoresi.

Le vittorie a Indianapolis

Nel 1939 Orsi trasferisce la Maserati nella sua città natale - Modena - in un’area di sua proprietà e nello stesso anno la 8CTF (motore 3.0 a otto cilindri con due compressori e un serbatoio dell’olio che funge da traversa centrale del telaio) - primo veicolo progettato sotto la nuova direzione - vince (prima volta per un’auto italiana) la 500 Miglia di Indianapolis con il driver statunitense Wilbur Shaw. Il binomio si conferma nel 1940: nessun altro motore tricolore è mai più stato capace di trionfare nella prestigiosa corsa “yankee”.

La Seconda Guerra Mondiale

Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale la produzione di auto da corsa viene temporaneamente arrestata per privilegiare la realizzazione di candele e di prodotti destinati all’esercito. Al termine del conflitto Adolfo Orsi perde interesse per le corse ma i tre fratelli Maserati continuano a tenere vivo il loro sogno “racing” grazie ad alcune 4C nascoste a Milano durante il conflitto. Dall’altra parte dell’Oceano Atlantico, nel frattempo, Louis Unser si aggiudica due edizioni della mitica corsa in salita Pikes Peak (1946 e 1947) al volante di una vettura del Tridente.

Inizia la produzione di serie

La A6 GCS del 1947 - acronimo di Alfieri, 6 cilindri (motore 2.0 da 130 CV), ghisa (materiale del basamento), corsa, sport e caratterizzata da parafanghi di ispirazione motociclistica e da un singolo faro anteriore centrale - è l’ultima Maserati progettata dai fratelli Bindo, Ernesto ed Ettore prima di uscire dall’azienda (che vuole puntare sui modelli di serie) per fondare la OSCA. La prima vettura modenese disponibile per il grande pubblico è la A6 1500: presentata al Salone di Ginevra dello stesso anno, è disegnata da Pininfarina e monta un motore 1.5 a sei cilindri in linea.

I successi sportivi, tuttavia, continuano ad arrivare: nel 1948 la Casa del Tridente torna a vincere dopo 15 anni una delle Grandes Épreuves - Monte Carlo con Giuseppe Farina e la 4CLT e Silverstone con Villoresi e la 4CLT/1948 - e l’anno seguente lo svizzero Toulo de Graffenried trionfa nuovamente sul circuito britannico.

Gli anni ’50

Gli anni ’50 non iniziano bene per la Maserati a causa di scontri sempre più duri tra Adolfo Orsi e i suoi dipendenti: le fonderie vengono addirittura occupate da una cooperativa. Nonostante questo la Casa modenese riesce a prendere parte, nel 1950, al primo Mondiale F1 della sua storia e ottiene il primo podio nella seconda gara stagionale quando il pilota monegasco Louis Chiron termina in terza posizione il GP di casa.

Nel 1952 la cooperativa che gestisce le fonderie di Modena viene messa in liquidazione e sono gli stessi sindacati a chiedere ad Orsi di tornare a dirigere l’azienda. Viene ingaggiato il miglior pilota di quegli anni - l’argentino Juan Manuel Fangio - che debutta però solo nel 1953 a causa di un incidente in F2 (frattura della vertebra cervicale) che lo costringe a saltare l’intera stagione.

La prima vittoria Maserati in F1 arriva al GP d’Italia del 1953 grazie a Fangio e alla sua A6 GCM. Nello stesso anno Orsi - pressato dai mariti delle sue sorelle - si ritrova costretto a dividere la gestione delle sue società tra i vari membri della famiglia lasciando a sé e al figlio Omar il controllo delle Officine (auto e macchine utensili).

La 250F

La 250F, progettata per partecipare al Mondiale F1 1954 e dotata di un motore 2.5 da 240 CV, è ancora oggi considerata una delle migliori monoposto di tutti i tempi. Fangio è sotto contratto con la Mercedes ma in attesa che la vettura tedesca sia pronta chiede (e ottiene) di poter correre i primi due GP dell'anno (Argentina e Belgio) con l’auto del Tridente: li vince entrambi e al termine della stagione diventa campione del mondo.

Nel 1956 il protagonista assoluto delle gare della Casa modenese è il britannico Stirling Moss: sfiora il Mondiale trionfando a Monte Carlo e a Monza e insieme all’argentino Carlos Menditéguy conquista a Buenos Aires con la 300S la prima vittoria del marchio in una gara valida per il Mondiale Sport Prototipi.

Il mitico 1957

Il 1957 è il migliore anno della storia Maserati: Fangio diventa campione del mondo F1 per la quinta e ultima volta in carriera con quattro successi (Argentina, Monte Carlo, Francia e Germania) e due secondi posti in sette GP. Nello stesso anno vede la luce la prima vettura del Tridente costruita su larga scala: la 3500 GT, modello che trasforma ufficialmente il marchio modenese in una Casa automobilistica a tutti gli effetti.

La crisi

Dalle stelle alle stalle: nel 1958 Adolfo Orsi si ritrova in crisi a causa del mancato pagamento di un’importante consegna di fresatrici da parte del governo argentino. Cede diverse proprietà personali, vende la divisione macchine utensili ad una ditta straniera e ottiene per un anno il regime di amministrazione controllata. Paga tutti i debitori ma è costretto a chiudere il Reparto Corse: riesce comunque a sistemare altrove, anche presso gli acerrimi rivali della Ferrari, tutti i suoi dipendenti.

Gli anni ’60

Gli anni ’60 si aprono con l’ultimo successo nel Mondiale Sport Prototipi di una Maserati: una Tipo 61 gestita dalla scuderia statunitense Camoradi che sale sul gradino più alto del podio della 1000 km del Nürburgring del 1961 grazie al duo “yankee” composto da Masten Gregory e Lloyd Casner. Nello stesso anno viene presentata la 3500 GTI, prima italiana di sempre con motore ad iniezione.

Il 1963 è l’anno in cui debuttano la Mistral (ultima vettura del Tridente dotata del mitico sei cilindri in linea derivato da quello della 250F) e, soprattutto, la Quattroporte: quella che all’epoca è la berlina più veloce del mondo viene presentata al Salone di Torino ed è spinta da un possente propulsore 4.1 V8 da 260 CV in grado di far raggiungere all’ammiraglia emiliana una velocità massima di 230 km/h.

L’ultimo trionfo di un motore Maserati in F1 risale al 1967 quando il messicano Pedro Rodríguez vince il GP del Sudafrica al volante di una Cooper. Nello stesso anno nasce la Ghibli, la prima vettura modenese disegnata da Giorgetto Giugiaro: sarà un successo.

L’era Citroën

Nel 1968 il 60% delle azioni Maserati passa alla Citroën: Orsi rimane presidente onorario e Omar entra nel consiglio di amministrazione con la delega al settore commerciale. La Casa francese sfrutta i motori del marchio modenese per realizzare modelli come la SM mentre il brand del Tridente acquisisce alcune tecnologie del costruttore transalpino come ad esempio le sospensioni idropneumatiche.

Tre anni più tardi - in concomitanza con il lancio della Bora (una coupé a motore centrale nata per rubare clienti alla Lamborghini Miura) - la famiglia Orsi esce definitivamente dalla Maserati ma nel 1973 - a causa della crisi petrolifera - la famiglia Michelin, proprietaria della Citroën, cede il brand francese alla Peugeot e i nuovi proprietari decidono di porre il liquidazione il mitico marchio sportivo emiliano.

L’era de Tomaso

Grazie ai soldi pubblici provenienti dalla GEPI (Società per le Gestioni e Partecipazioni Industriali) l’imprenditore argentino Alejandro de Tomaso acquisisce buona parte delle azioni Maserati: risana i debiti della società e investe su nuovi modelli come la terza generazione della Quattroporte (1979, disegnata da Giugiaro) e la Biturbo (1981), una berlina/coupé a due porte caratterizzata da un prezzo accessibile ma anche da un’affidabilità precaria dovuta ai tempi ridotti di progettazione. La vettura - assemblata a Milano negli stabilimenti Innocenti - ottiene un successo incredibile ma incide negativamente sull’immagine del brand.

La svolta Fiat

Nel 1993 Maserati passa al Gruppo Fiat, che quattro anni più tardi cede il 50% delle azioni della società alla Ferrari. La prima vettura del Tridente realizzata sotto la nuova gestione - la 3200 GT disegnata da Giugiaro - viene svelata al Salone di Parigi del 1998, un anno prima del completo passaggio del brand modenese al Cavallino.

Nel 2001 la Casa emiliana torna sul mercato statunitense con la Spyder, mostrata al Salone di Francoforte: la prima Maserati di sempre a montare un cambio con palette al volante ha una linea simile a quella della 3200 GT ma si distingue per i gruppi ottici posteriori più tradizionali, per il telaio rivisto (passo più corto), per il motore 4.2 V8 Ferrari e per la trasmissione transaxle (al retrotreno in blocco con il differenziale).

Il ritorno nelle corse e le novità di prodotto

Il 2003 è un anno importante per la Maserati: la quinta generazione della Quattroporte (svelata a Francoforte) è la prima auto del Tridente disegnata da Pininfarina dopo mezzo secolo e conquista numerosi clienti. Nel 2004 si assiste invece al ritorno ufficiale nelle corse (dopo ben 47 anni) con la MC12: la vettura, dotata di un motore 6.0 V12 e di un telaio monoscocca in fibra di carbonio, partecipa al campionato FIA GT e conquista la prima vittoria sul circuito tedesco di Oschersleben con il finlandese Mika Salo e con il nostro Andrea Bertolini.

Tra il 2005 e il 2009 arrivano quattro titoli Piloti (tre per la coppia composta da Bertolini e dal tedesco Michael Bartels e uno per il nostro Thomas Biagi), due titoli Costruttori (2005 e 2007, anno in cui debutta la GranTurismo disegnata da Pininfarina) e ben cinque campionati consecutivi per la scuderia Vitaphone. Nel 2010 la serie FIA GT cambia nome in Mondiale GT1 ma i risultati non cambiano: trionfo iridato per Bartels e Bertolini e dominio tra i team per Vitaphone.

La gamma Maserati si arriccchisce nel 2013 con l’arrivo di due nuove ammiraglie: la sesta generazione della Quattroporte (svelata a Detroit) e la sorella minore Ghibli, giunta alla terza serie (per la prima volta con le porte posteriori) e realizzata sullo stesso pianale accorciato.


Maserati, un viaggio lungo 100 anni

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