• pubblicato il 15-04-2015

La storia dei motori V6 Ferrari

Non sono mai comparsi ufficialmente su un modello di serie del Cavallino ma hanno fatto la storia dell'automobilismo italiano e mondiale

La Ferrari ha realizzato diversi motori V6 (l’ultimo lo vedremo fra qualche mese sotto il cofano delle nuove Alfa Romeo) ma nessuno di questi è stato usato da una vettura di serie della Casa di Maranello, brand che per i modelli destinati al pubblico si è sempre concentrato sugli otto cilindri o sui dodici.

Eppure i “piccoli” propulsori progettati dai tecnici del Cavallino sono riusciti lo stesso a fare la storia dell’automobilismo italiano e mondiale: hanno trionfato in pista (F1 e non solo) e nei rally, hanno reso ancora più sportivi marchi come Fiat e Lancia e sono legati a due tra le morti più importanti della storia del marchio emiliano (quella di Dino Ferrari e, soprattutto, quella di Gilles Villeneuve).

Motori V6 Ferrari, la storia

Il progetto di un motore V6 Ferrari destinato alle monoposto di F2 inizia intorno alla metà degli anni Cinquanta in seguito ad una discussione tra Enzo, fondatore del brand emiliano, e Vittorio Jano, ingaggiato dal Drake come consulente tecnico.

Nel gruppo di ingegneri coinvolti nel progetto del propulsore c’è anche Dino, il figlio del Commendatore: malato di distrofia muscolare, perde la vita a soli 24 anni il 30 giugno 1956. In suo onore viene deciso di battezzare con il suo nome il propulsore 1.5 V6, che debutta in gara nell’aprile dell’anno successivo al GP di Napoli.

La F1

Nel Mondiale F1 1958 la Ferrari decide di montare sulla monoposto D246 un motore 2.4 V6 da 290 CV e il 6 luglio il pilota britannico Mike Hawthorn (che diventerà campione del mondo proprio quell’anno) sale sul gradino più alto del podio del GP di Francia conquistando la prima vittoria nel Circus di un propulsore con questa disposizione dei cilindri.

Nel 1961 - grazie alla 156 dotata di un propulsore 1.5 V6 - arrivano due titoli iridati: quello Piloti con lo statunitense Phil Hill e quello destinato ai Costruttori. Quest'ultimo viene conquistato nuovamente nel 1964 grazie anche al successo di Lorenzo Bandini in Austria con una 156 Aero.

Sport e Prototipi

La prima vittoria di un’unità V6 Ferrari nel Mondiale Sport Prototipi arriva alla Targa Florio del 1961 grazie alla 246 SP, la prima auto del Cavallino a motore centrale (un 2.4 da 270 CV), guidata dal belga Olivier Gendebien e dal tedesco Wolfgang von Trips.

Il secondo trionfo consecutivo in Sicilia (con i belgi Gendebien e Willy Mairesse e con il messicano Ricardo Rodríguez) unito al successo alla 1.000 km del Nürburgring con Gendebien e Hill consente al Cavallino di aggiudicarsi il titolo iridato del 1962 nella categoria “oltre 2 litri di cilindrata”.

Tra gli altri successi nelle Sport dei motori V6 Ferrari segnaliamo il trionfo di Edoardo Lualdi con una 196 SP (propulsore 2.0 da 210 CV) alla Coppa della Consuma 1963, la vittoria di Ludovico Scarfiotti nella corsa in salita tedesca Schauinsland e nella Ollon-Villars in Svizzera nel 1965 al volante di una Dino 206 P e i due trionfi ottenuti nel 1966 dalla Dino 206 S (2.0 da 220 CV) con “Pam” a Pergusa e con Scarfiotti a Crans Montana in Svizzera.

La Fiat Dino

Nel 1966 la Ferrari ha bisogno di omologare un motore V6 destinato alle monoposto 166 di F2 ma siccome non ha i mezzi per produrre una sportiva di serie in almeno 500 esemplari (condizione necessaria per ricevere l’ok dalla federazione internazionale) decide di montare questa unità sulla Fiat Dino Spider, una scoperta a trazione posteriore disegnata da Pininfarina dotata di un propulsore 2.0 da 160 CV.

L’anno seguente è la volta della Fiat Dino Coupé (realizzata da Bertone), più grande e più pesante, mentre risale al 1969 l’incremento di cilindrata del propulsore (2,4 litri con 180 CV di potenza).

La Dino

Il 1968 è l’anno in cui vede la luce il marchio Dino, creato appositamente dalla Ferrari per realizzare sportive con meno di otto cilindri che non “contaminino” il Cavallino. Il primo modello di questo brand a vedere la luce è la 206: una coupé disegnata da Pininfarina e prodotta in poco più di 150 esemplari dotata di un propulsore 2.0 V6 da 180 CV. Nel 1969 è la volta della 246 (con un 2.4 da 195 CV e la carrozzeria in acciaio anziché in alluminio) mentre tre anni più tardi entra in listino la variante scoperta 246 GTS.

La Lancia Stratos

La Lancia Stratos, la prima vettura della storia ad essere costruita appositamente per correre nei rally, vede la luce nel 1973: il motore della versione di serie è un 2.4 V6 Ferrari da 190 CV montato in posizione centrale e adottato nonostante l’iniziale opposizione di Enzo.

Questa vettura impiega poco tempo a dominare la scena: nel 1974 porta alla Casa torinese il primo Mondiale Marche WRC e ne conquista altri due nel 1975 e nel 1976. Risale invece al 1977 il primo titolo iridato Piloti della storia, portato a casa da Sandro Munari.

Ritorno in F1

Con l’arrivo dei motori turbo in F1 la Ferrari decide di utilizzare per il Mondiale 1981 un’unità 1.5 V6 sovralimentata. L’anno seguente - caratterizzato dalla scomparsa di Gilles Villeneuve in Belgio al volante della 126C2 - arriva il Mondiale Costruttori, ripetuto l’anno seguente.

Il presente

Il motore V6 Ferrari torna in F1 in occasione del Mondiale 2014: si tratta di un’unità sovralimentata ibrida che torna a vincere nel 2015, grazie a Sebastian Vettel e alla SF15-T, in Malesia. Per rivedere un propulsore a sei cilindri a V progettato dalla Casa di Maranello e destinato a modelli di serie bisognerà invece attendere qualche mese le nuove Alfa Romeo.

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