• pubblicato il 11-06-2014

Porsche, la storia della Casa di Zuffenhausen

Oltre 80 anni di carriera per il prestigioso marchio tedesco

Poche Case automobilistiche sanno emozionare come la Porsche: in oltre 80 anni di carriera le supercar del marchio di Zuffenhausen hanno conquistato milioni di clienti in tutto il mondo e migliaia di vittorie sportive. Scopriamo insieme la storia di questo brand.

Porsche: la storia

La Porsche nasce ufficialmente nel 1931 quando Ferdinand Porsche si mette in proprio ma bisogna aspettare la fine della Seconda Guerra Mondiale - più precisamente il 1948 - per vedere la prima automobile costruita con questo marchio destinata al pubblico: la 356, una sportiva - disponibile coupé o cabriolet - derivata dalla Volkswagen Maggiolino.

Gli anni Cinquanta

Nel 1951, in concomitanza con la morte di Ferdinand, la produzione viene spostata dall’Austria a Stoccarda. Due anni più tardi viene realizzata la 550, una barchetta a motore centrale nota per aver regalato alla Casa tedesca la prima vittoria importante (Targa Florio 1956 con Umberto Maglioli e il teutonico Huschke von Hanstein) e per il fatto di essere stata, nel 1955, l’ultima auto guidata da James Dean, scomparso in un incidente stradale.

Il decennio si chiude con il secondo successo alla Targa Florio: nel 1959 salgono sul gradino più alto del podio i due piloti tedeschi Edgar Barth e Wolfgang Seidel.

Gli anni Sessanta

Gli anni Sessanta iniziano alla grande: lo svedese Jo Bonnier, il tedesco Hans Herrmann e il britannico Graham Hill conquistano un’altra Targa Florio nel 1960 e due anni più tardi lo statunitense Dan Gurney porta al marchio di Zuffenhausen la prima (e unica) vittoria in F1 (nel GP di Francia).

L’anno della svolta per la Porsche è il 1963, quando Ferdinand Alexander Porsche (soprannominato “Butzi”) progetta la 911, un mito su quattro ruote vincente nel motorsport ma anche utilizzabile senza problemi tutti i giorni.

Tra il 1963 e il 1969 le vetture del brand teutonico dominano nelle corse: sei Targa Florio (Bonnier e Carlo Maria Abate 1963, il britannico Colin Davis e Antonio Pucci nel 1964, il belga Willy Mairesse e lo svizzero Herbert Müller nel 1966, l’australiano Paul Hawking e il tedesco Rolf Stommelen nel 1967, il britannico Vic Elford e Umberto Maglioli nel 1968 e il duo “made in Germany” composto da Gerhard Mitter e Udo Schütz nel 1969), due Rally di Monte Carlo (Elford nel 1968 e lo svedese Björn Waldegård nel 1969) e una Daytona nel 1968 con Elford, Hermann, Stommelen, il tedesco Jochen Neerpasch e l’elvetico Jo Siffert.

Gli anni Settanta

Nella prima metà degli anni Settanta la Porsche consolida il proprio ruolo di potenza nel motorsport: quattro Daytona (il finlandese Leo Kinnunen, il britannico Brian Redman e il messicano Pedro Rodríguez nel 1970, Rodríguez e il britannico Jackie Oliver nel 1971 e il duo “yankee” composto da Peter Gregg e Hurley Haywood nel 1973 e nel 1975), due 24 Ore di Le Mans (Herrmann e il britannico Richard Attwood nel 1970, l’austriaco Helmut Marko e l’olandese Gijs van Lennep nel 1971), due Targa Florio (Redman e Siffert nel 1970, Müller e van Lennep nel 1973) e un altro Rally di Monte Carlo con Waldegård nel 1970).

Per quanto riguarda la produzione di serie si segnalano i debutti della cattivissima 911 Turbo (1975), disponibile solo con carrozzeria coupé e dotata di un motore 3.0 sovralimentato da 260 CV, e della 928 (1977), prima (e per il momento unica) Porsche ad aggiudicarsi - nel 1978 - il prestigioso riconoscimento di Auto dell’Anno.

Le vittorie sportive di Porsche continuano anche in questi anni: tre 24 Ore di Le Mans (il belga Jacky Ickx e van Lennep nel 1976, Haywood, Ickx e il tedesco Jürgen Barth nel 1977 e il duo statunitense formato dai fratelli Bill e Don Whittington impreziosito dalla presenza del teutonico Klaus Ludwig nel 1979), tre Daytona (trio “yankee” con Haywood, John Graves e Dave Helmick nel 1977, Gregg, Stommelen e l’olandese Toine Hezemans nel 1978 e un altro trio “born in the USA” composto da Haywood, Ted Field e Danny Ongais nel 1979) e un Rally di Monte Carlo nel 1978 con il francese Jean-Pierre Nicolas.

Gli anni Ottanta

La prima metà del decennio è carente di novità di prodotto ma sempre ricca di successi: quattro Le Mans (1981 e 1982 con Ickx e il britannico Derek Bell, 1983 con i due piloti “born in the USA” Haywood e Al Holbert e l’australiano Vern Schuppan e 1984 con Ludwig e il transalpino Henri Pescarolo), quattro Daytona (tris tedesco di Stommelen, Reinhold Joest e Volkert Merl nel 1980, Redman con la coppia “yankee” composta da Bob Garretson e Bobby Rahal nel 1981, Stommelen con il duo padre/figlio statunitense John Paul Sr. e Jr. nel 1982 e la vittoria del 1983 con gli americani A.J. Foyt e Preston Henn e i francesi Claude Ballot-Lena e Bob Wollek) e addirittura una Dakar con il transalpino René Metge.

Il modello di serie più significativo degli anni Ottanta per la Porsche è la supercar 959 del 1986: una coupé a trazione integrale dotata di un motore 2.8 a doppia sovralimentazione da 450 CV e prodotta in soli 288 esemplari. Questa vettura, la più evoluta del periodo, conquista una Dakar nel 1986 sempre con Metge.

In quegli anni continuano le vittorie nel motorsport: quattro Daytona (Foyt, Wollek, il belga Thierry Boutsen e lo statunitense Al Unser nel 1985, Bell, Holbert e lo “yankee” Al Unser Jr. nel 1986, lo stesso trio più l’americano Chip Robinson nel 1987 e un equipaggio composto da Bell, Wollek e dallo statunitense John Andretti nel 1989) e tre Le Mans (1985 con Bell, Paolo Barilla e il tedesco John Winter e un doppio trionfo - nel 1986 e nel 1987 - con Bell, Holbert e il teutonico Hans-Joachim Stuck).

Gli anni Novanta

Con l’inizio degli anni Novanta la Porsche comincia a concentrarsi maggiormente sulla produzione di serie trascurando le corse: la 911 beneficia di numerosi miglioramenti tecnici e le uniche vittorie rilevanti arrivano nel 1991 (Daytona con Haywood, Pescarolo, Winter, Wollek e il tedesco Frank Jelinski) e nel 1994 (Le Mans con Haywood, Mauro Baldi e il francese Yannick Dalmas).

Tra il 1996 e il 1998 arrivano gli ultimi tre successi nella prestigiosa 24 Ore transalpina: lo statunitense Davy Jones, il tedesco Manuel Reuter e l’austriaco Alexander Wurz nel 1996; Michele Alboreto, lo svedese Stefan Johansson e il danese Tom Kristensen nel 1997 e il britannico Allan McNish affiancato dal duo di Francia composto da Laurent Aïello e Stéphane Ortelli nel 1998. Nello stesso periodo viene lanciata la spider Boxster (prima auto della Casa di Zuffenhausen ad avere il raffreddamento a liquido).

Il terzo millennio

Con il terzo millennio la Porsche diventa una Casa automobilistica sempre più grande in grado di realizzare prodotti adatti a più tipologie di clienti: nel 2002 debutta la Cayenne (prima SUV del marchio) mentre l’anno seguente - in concomitanza con l’ultimo successo a Daytona ottenuto dai tedeschi Jörg Bergmeister e Timo Bernhard e dagli statunitensi Kevin Buckler e Michael Schrom - è la volta della Carrera GT, un concentrato di tecnica dotato di un motore 5.7 V10 da 612 CV.

Nel 2009 - anno in cui viene inaugurato il museo della Casa di Stoccarda - tocca alla sportiva a quattro porte Panamera. Tre anni più tardi il marchio viene acquistato interamente dalla Volkswagen, nel 2013 vengono presentate la supercar ibrida 918 (887 CV e consumi dichiarati pari a 30,3 km/l) e la Sport Utility compatta Macan.


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