AMC Pacer
  • pubblicato il 29-07-2014

AMC Pacer (1975): una compatta per gli USA

Lunga meno di quattro metri e mezzo, larga quasi due e caratterizzata da un design originale: storia di una delle "yankee" più sfortunate di sempre

La AMC Pacer, nata nel 1975, è una delle auto più controverse mai realizzate negli USA. Questa vettura, che tentò di convertire gli automobilisti “yankee” alle compatte, era ricca di spunti interessanti ma anche piena di difetti. Molti la considerano un “bidone” - un equivalente a stelle e strisce della nostra Fiat Duna - ma chi ha avuto modo di possederla e di guidarla la rimpiange. Scopriamo insieme la storia di questo modello, facilmente rintracciabile oltreoceano e con quotazioni tutt’altro che elevate: 5.000 euro.

AMC Pacer (1975): la storia

Il progetto della Pacer - presentata nel 1975 - vede la luce nel 1971 quando la dirigenza AMC (marchio scomparso alla fine degli anni Ottanta), “fiutando” il possibile incremento dei prezzi dei carburanti, decide di realizzare una compatta a trazione posteriore in grado di soddisfare le esigenze di spazio della clientela statunitense.

Il modello viene quindi disegnato partendo dall’abitacolo - ampio quanto quello di una berlina tradizionale, questo spiega la larghezza di quasi due metri - e riducendo il più possibile gli ingombri esterni. Il risultato? Una “segmento C” a tre porte (due più portellone) lunga meno di quattro metri e mezzo contraddistinta da uno stile originale, specialmente nella zona posteriore (dove spicca un enorme parabrezza). Per agevolare l’accesso ai sedili posteriori la portiera del lato passeggero è oltretutto più lunga di 10 centimetri di quella destinata al guidatore mentre il bagagliaio potrebbe essere più capiente.

Comoda nei lunghi viaggi come solo le auto americane sanno essere, la AMC Pacer offre anche un piacere di guida superiore alle sue connazionali: merito soprattutto di uno sterzo decisamente più comunicativo di quello delle altre proposte realizzate negli USA in quegli anni. Poco convincente la qualità costruttiva: la plancia ha uno stile moderno ma presenta assemblaggi poco curati ed è difficile trovare esemplari con plastiche non rovinate dalla luce solare (abbondante considerando le ampie superfici vetrate).

Nonostante le dimensioni esterne tutt’altro che ingombranti (fatta eccezione per la larghezza) la compatta a stelle e strisce è decisamente pesante: colpa dei motori dalla cubatura considerevole e di diversi accorgimenti adottati per migliorare la sicurezza come i paraurti voluminosi, i pannelli porta rinforzati e persino un roll-bar integrato.

La gamma della AMC Pacer si allarga nel 1977 con l’arrivo di una più versatile variante station wagon (dal design più squadrato e più lunga di 13 centimetri) mentre l’anno successivo il frontale assume forme più tradizionali.

La tecnica

Le ragioni del fallimento della AMC Pacer sono da ricercarsi soprattutto nella gamma motori: inizialmente progettata per accogliere un propulsore rotativo e successivamente ritrovatasi senza neanche la possibilità di poter adottare unità compatte General Motors, è obbligata ad accogliere al lancio un ingombrante 3.8 a sei cilindri in linea da 91 CV, tutt’altro che parco.

Nel 1976 arriva un più prestante 4.2 - sempre a sei cilindri - da 112 CV mentre in occasione del restyling del 1978 - che porta un vano motore più ampio - si aggiunge un 5.0 V8.

Le quotazioni

Le quotazioni della AMC Pacer si aggirano intorno ai 5.000 euro e non è difficile trovare negli USA modelli disponibili a queste cifre. La compatta “yankee” rappresenta, nel bene e nel male, un pezzo di storia dell’automobilismo americano: ha dimostrato agli statunitensi che non è necessario avere un’auto grande per stare comodi e solo l’avvento delle più parche rivali giapponesi ha causato la sua fine.

AMC Pacer (1975): una compatta per gli USA

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