Triumph Dolomite Sprint
  • pubblicato il 03-03-2015

Triumph Dolomite Sprint (1973): la sportiva fragile

La berlina britannica - grintosa, divertente ma non molto affidabile - si trova facilmente anche in Italia

La Triumph Dolomite Sprint ha un posto speciale nel cuore degli appassionati di auto d’epoca britanniche: è stata la prima auto di grande serie ad adottare un motore a quattro valvole per cilindro e la prima inglese a montare i cerchi in lega di serie, ha ottenuto diversi successi in carriera nella categoria turismo, è divertente e non costa una follia. Trovare un esemplare abbastanza sano è semplice ma per portarsela a casa ci vogliono più dei 7.000 euro previsti dalle quotazioni.

Triumph Dolomite Sprint (1973): le caratteristiche principali

La Triumph Dolomite Sprint non è altro che la versione sportiva della Dolomite presentata l’anno prima. Nata nel 1973 per rubare clienti alla BMW 2002, si distingue al lancio per il prezzo più contenuto e per la presenza di due pratiche porte posteriori.

Il design - pur essendo obsoleto (evoluzione di quello della 1300 svelata nel 1965) - seduce molti automobilisti grazie ad una serie di elementi “racing” come lo spoiler anteriore, il tetto in vinile e i doppi scarichi ma quello che più convince è il comportamento stradale: la trazione posteriore, l’assetto ribassato e i freni a tamburo più grandi rispetto alla Dolomite “standard” contribuiscono ad incrementare il piacere di guida, penalizzato esclusivamente dal peso elevato del corpo vettura.

La Triumph Dolomite Sprint non è molto ingombrante (poco più di 4,10 metri di lunghezza) ma in compenso è molto spaziosa: inizialmente viene commercializzata solo con la vernice gialla e l’anno seguente - in concomitanza con l’ampliamento della gamma dei colori - entra nel listino degli optional il cambio automatico.

Nel 1975 - anno in cui la berlina inglese conquista con il pilota Andy Rouse il prestigioso campionato britannico turismo - la dotazione di serie si arricchisce con lo specchietto retrovisore lato guidatore e con l’overdrive mentre i poggiatesta vengono introdotti nell’elenco degli accessori a pagamento. Diventano compresi nel prezzo l’anno successivo, quando il differenziale autobloccante sbarca tra gli optional.

La Triumph Dolomite Sprint smette di essere esportata nel 1978 e continua ad essere prodotta per altri due anni: nell’ultima fase della carriera questa vettura non è in più in grado di contrastare le più moderne, veloci e sicure compatte dotate di portellone e della trazione anteriore come la Volkswagen Golf GTI.

La tecnica

Il motore della Dolomite Sprint è un 2.0 16 valvole - con due carburatori ma con un solo albero a camme - a benzina in grado di generare una potenza di 129 CV e facilmente elaborabile. Grazie a questa unità - abbinata ad un cambio manuale preso in prestito dalla spider TR6 - la berlina britannica raggiunge una velocità massima di 192 km/h e accelera da 0 a 100 km/h in meno di 9 secondi.

L’affidabilità non è il punto forte della Triumph Dolomite Sprint: il sistema di raffreddamento fragile causa numerosi problemi di surriscaldamento al propulsore ed è davvero complicato trovare esemplari privi di ruggine.

Le quotazioni

Non è difficile trovare in Italia esemplari ben tenuti di questa vettura (che negli anni ’70 conquistò diversi automobilisti nel nostro Paese): di sicuro è impossibile pensare di portarsene una a casa con meno di 10.000 euro. Una cifra ben lontana dalle quotazioni (7.000 euro).

Triumph Dolomite Sprint (1973): la sportiva fragile

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