• pubblicato il 09-01-2014

Bruno Sacco: un italiano in Mercedes

di Marco Coletto

Storia del designer friulano che ha rivoluzionato lo stile delle vetture della Stella

Prima degli anni ’80 la Mercedes aveva una gamma di modelli limitata e il design della maggior parte delle sue vetture non era particolarmente innovativo. Tutto è cambiato grazie ad un designer italiano, Bruno Sacco. Scopriamo insieme la sua storia.

Bruno Sacco: la biografia

Bruno Sacco nasce il 12 novembre 1933 a Udine e si appassiona alle automobili a 19 anni, quando ammira per le strade di Tarvisio una Studebaker. Dopo essersi laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Torino si concentra sul design.

Le prime esperienze

Dopo alcune piccole collaborazioni con Ghia e Pininfarina nel 1958 Bruno si trasferisce in Germania, dove inizia a lavorare con la Mercedes.

Una lunga gavetta

I primi lavori di Bruno Sacco per la Casa della Stella vedono la luce nel 1963 e sono l’ammiraglia 600 e la sportiva SL (meglio nota con il nome “Pagoda”). Il prototipo C111 del 1969 con le sue forme aggressive rappresenta invece un taglio netto col passato.

Gli anni Settanta

Nel 1975 Sacco viene nominato responsabile del design Mercedes: uno dei primi modelli nati sotto la sua direzione è la classe S W126.

La 190

Gli anni Ottanta si aprono con il modello più significativo creato dalla matita di Bruno Sacco: la berlina 190 del 1982, che rappresenta il modello d’accesso alla gamma della Stella. Nello stesso decennio si segnalano la classe E W124 del 1985 e la SL R129 del 1989.

Gli anni Novanta

L’ultimo decennio della carriera in Mercedes di Bruno si apre con la classe S W140 del 1991 e con la classe C W202 del 1993. Qualche anno più tardi vengono abbandonate le linee squadrate per puntare su forme più tondeggianti: nel 1995 è la volta della classe E W210 (contraddistinta dal frontale con i doppi fari), seguita l’anno successivo dalle sportive CLK e SLK. Nel 1997 tocca alla SUV classe M W163 mentre l’anno seguente viene lanciata la classe S W220.

Bruno Sacco va in pensione all’inizio degli anni Duemila, poco dopo essere stato nominato tra i 25 car designer più importanti del XX secolo.

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