• pubblicato il 06-11-2014

Cesare Romiti: meno auto e più finanza

Storia dell'ex ad Fiat, l'uomo che diversificò il business della Casa torinese

Cesare Romiti è uno dei personaggi più importanti dell’economia italiana: ha gestito numerose società appartenenti a diversi settori merceologici e si è occupato per oltre vent’anni anche di auto arrivando a ricoprire il ruolo di amministratore delegato della Fiat. Scopriamo insieme la storia dell’uomo che ha contribuito a diversificare il business della Casa torinese.

Cesare Romiti: la biografia

Cesare Romiti nasce il 24 giugno 1923 a Roma. Figlio di un impiegato delle Poste, dopo aver conseguito la laurea in scienze economiche e commerciali inizia a lavorare nel 1947 per l’azienda chimica Bombrini Parodi Delfino e in vent’anni sale i gradini della scala gerarchica fino a diventare direttore generale. Nel 1968 si ritrova a ricoprire lo stesso ruolo alla Snia in seguito alla fusione di questa società con la BPD.

Grazie alle sue doti manageriali viene nominato nel 1970 dall’Iri direttore generale e amministratore delegato di Alitalia e tre anni più tardi lavora per breve tempo alla Italstat, specializzata in ingegneria civile.

Il passaggio in Fiat

Nel 1976 Gianni Agnelli decide di assumere Cesare Romiti per fargli ricoprire il ruolo di direttore generale della Fiat. Nella seconda metà degli anni ’70 conclude l’operazione che porta l’allora capo di stato libico Mu’ammar Gheddafi a detenere il 10% - successivamente diventato 15% - delle azioni del colosso piemontese in cambio di 415 milioni di dollari.

Romiti non è un “car guy” appassionato di automobili ma un manager che si occupa principalmente di finanza, amministrazione e personale che punta a far quadrare i conti della società e per questa ragione espande gli affari del brand in altri settori. Contribuisce alla creazione della Iveco (veicoli commerciali) e incrementa le partecipazioni del gruppo nell’editoria (Rcs - Corriere della Sera) e nelle assicurazioni (Toro).

Per quanto riguarda le decisioni più vicine al prodotto di Cesare Romiti segnaliamo l’espansione della Fiat in Sud America, il braccio di ferro vinto con i sindacati che porterà alla famosa “marcia dei quarantamila” (iniziativa intrapresa da impiegati e quadri piemontesi per protestare contro il picchettaggio degli operai), l’acquisto dell’Alfa Romeo nel 1986, l’incremento della partecipazione azionaria in Ferrari dal 50 al 90% ma anche la cessione alla Bosch del brevetto sul sistema common rail dei motori turbodiesel in campo automobilistico.

Dopo la Fiat

Romiti lascia la Casa torinese nel 1998 con una buonuscita di circa 105 miliardi di lire. Fino al 2004 gestisce la società finanziaria Gemina che controlla Rcs e Impregilo (colosso specializzato in ingegneria) e nello stesso periodo è presidente di Rcs Quotidiani (carica che abbandona nel 2004 per assumere quella di presidente onorario).

Nel 2000 Cesare Romiti viene condannato in via definitiva a undici mesi e dieci giorni di reclusione per falso in bilancio, finanziamento illecito dei partiti e frode fiscale (reati relativi al periodo in cui ricopriva la carica di ad del Gruppo Fiat e di membro del cda di Rcs e Impregilo). Tre anni più tardi la sentenza di condanna per falso in bilancio viene revocata in quanto non più prevista dalla legge come reato.

Nello stesso anno Romiti crea la Fondazione Italia-Cina (che raduna imprese tricolori interessate ad investire nel Paese asiatico),  nel 2004 assume la carica di presidente, nel 2005 entra nel patto di sindacato degli Aeroporti di Roma mentre nel 2007 esce dall’azionariato di Impregilo.

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