Elio Zagato
  • pubblicato il 21-05-2015

Elio Zagato: un imprenditore da corsa

Storia dell'uomo che ha reso grande l'atelier fondato dal padre Ugo

Elio Zagato non è un uomo che si è fatto da solo come il padre Ugo, fondatore dell’atelier che ancora oggi porta il suo nome: sotto la sua direzione, però, la carrozzeria milanese ha raggiunto vette mai più toccate. Scopriamo insieme la storia dell’imprenditore (nonché pilota amatoriale) lombardo.

Elio Zagato, la biografia

Elio Zagato nasce il 27 febbraio 1921 a Milano: figlio di Ugo (fondatore della carrozzeria che porta ancora oggi il suo nome), inizia la propria carriera nell’azienda di famiglia partendo dalla gavetta e lavorando come fattorino, magazziniere, apprendista disegnatore, addetto ufficio acquisti, addetto paghe e aiutante per la parte commerciale e di progettazione.

Le prime esperienze

Dopo la laurea, conseguita nel 1946, ottiene dal padre il permesso di correre con le auto e debutta nel mondo del motorsport a Piacenza l’11 maggio 1947. Nello stesso anno, terminato il periodo di apprendistato nella società fondata dal padre, gli vengono affidate le prime responsabilità aziendali.

Gli anni ’50

Il 1951 è un anno importante per Elio Zagato: diventa campione italiano al volante di una Fiat 750 Zagato grazie a due successi (Coppa Inter-Europa e Coppa Sant’Ambroeus) e riceve dall’Alfa Romeo l’incarico di progettare una carrozzeria per la monoposto di F1 159. Con questa vettura l’argentino Juan Manuel Fangio conquista il Mondiale.

Risale al 1952, invece, il debutto dell’affascinante Fiat 8V: 30 esemplari della sportiva torinese vengono personalizzati dalla Zagato e venduti con la sigla “Elaborata Zagato”. Poco dopo nasce l’idea della doppia gobba sul tetto: creata per venire incontro alle esigenze di un cliente alto, regala un tocco di esclusività alla vettura senza incidere negativamente sull’aerodinamica. Una soluzione che verrà ripresa da altre Case.

È al volante della 8V che Elio Zagato ottiene i risultati più rilevanti nel motorsport: nel 1954 (anno in cui l’azienda da lui gestita si occupa di carrozzare le Moretti 750) conquista la 3 Ore di Bari e la Coppa Inter Europa e l’anno seguente si aggiudica il GP di Berlino. Nello Ugolini, all’epoca direttore sportivo Maserati, offre a Zagato la possibilità di diventare pilota professionista con le vetture del Tridente ma Elio rifiuta, anche per via dell’incidente che poche settimane prima mette fine alla vita dell’amico Alberto Ascari.

Gestione diretta

Poco dopo lo stesso Elio è vittima di un pauroso scontro (non in gara) nel quale riporta quattordici fratture e questo lo porta ad abbandonare temporaneamente le corse per concentrarsi sulla gestione dell’azienda. Nel 1956 prende vita la collaborazione con la Ferrari per la realizzazione della 250 GT Zagato mentre l’anno seguente è grazie ad un suo consiglio all’allora responsabile tecnico Lancia Antonio Fessia che l’ammiraglia Flaminia diventa la prima vettura italiana dotata di freni a disco posteriori. Sempre nel 1957 è la volta della versione coupé della Maserati 450S da gara.

Nella seconda metà degli anni ’50 - caratterizzata dal debutto, nel 1958, delle Lancia Flaminia Sport e Supersport e, l’anno seguente, dal trionfo di Elio alla Coppa Sant’Ambroeus con una Fiat 8V e dall’inizio della collaborazione con l’Abarth - la carrozzeria Zagato è una delle più apprezzate nel mondo del motorsport. Molti possessori di Alfa Romeo Giulietta SS, delusi dalle prestazioni aerodinamiche della vettura di Bertone, arrivano addirittura ad acquistare solo il telaio della sportiva del Biscione per montarci sopra una carrozzeria dell’atelier lombardo.

I primi anni ’60

Il 1960 è un altro grande anno per Elio: nascono il figlio Andrea, l’Alfa Romeo Giulietta SZ e la DB4 GT Zagato (prima auto realizzata in collaborazione con l’Aston Martin). Molto intenso anche il 1961: trionfo al GP di Monza dedicato alle GT con una Giulietta, vittoria del premio Compasso d’Oro grazie alla Fiat Abarth 1000 bialbero Zagato e due episodi molto importanti legati alla F1.

A luglio la Ferrari mette a disposizione della Scuderia Sant’Ambroeus a cui Elio Zagato appartiene una monoposto - la 156, per la precisione - da affidare ad uno tra Giancarlo Baghetti e Lorenzo Bandini. Elio sceglie il primo, che conquista al debutto (terzo e ultimo pilota ad ottenere un risultato simile nella storia del Circus) il GP di Francia sul circuito di Reims.

Tre mesi dopo Elio si reca all’Autodromo di Monza per assistere al GP d’Italia ma a causa della troppa folla decide di rinunciare: una decisione che gli salverà la vita visto che la Ferrari di Wolfgang von Trips si schianterà tra il pubblico nella zona del circuito da lui abitualmente frequentata causando 15 morti.

Espansione

Nel 1962 - in concomitanza con l’espansione della Zagato e il conseguente trasferimento a Terrazzano, frazione di Rho - Elio prende ufficialmente in mano le redini dell’azienda fondata dal padre e l’anno seguente nascono due modelli entrati nella storia dell’automobilismo tricolore: l’Alfa Romeo Giulia TZ (con telaio tubolare, carrozzeria in alluminio e una coda tronca ideata per migliorare la guidabilità sul misto che verrà adottata anche dalla Giulia berlina) e la Lancia Flavia Sport (una delle prime auto di sempre con parabrezza curvo: interessanti i finestrini laterali posteriori che salgono sul tetto, soluzione creata per migliorare la visibilità).

Il 1964 è l’anno in cui segue come direttore sportivo della Scuderia Sant’Ambroeus il cammino delle Giulia TZ alla 12 Ore di Sebring e alla 24 Ore di Le Mans mentre l’anno seguente, dopo aver rifiutato l’offerta di Carlo Pesenti di dirigere la Lancia, realizza per la Casa torinese la bellissima Fulvia Sport Zagato, seguita nel 1967 dalla Flavia Super Sport Zagato.

Addio a Ugo

La morte di Ugo Zagato nel 1968 non interrompe l’attività dell’azienda: Elio nel 1969 progetta per l’Alfa Romeo la Junior Z e nel 1975 collabora con Pininfarina e si occupa di tagliare e allestire le scocche della Lancia Beta Spider che vengono poi rispedite allo stabilimento di Chivasso del marchio piemontese.

Gli ultimi anni

La seconda metà degli anni ’80 vede numerosi modelli firmati dall’atelier milanese: al Salone di Torino del 1986 vengono presentate la Aston Martin V8 Zagato e la Maserati Biturbo Spyder. La Casa britannica si offre di acquistare l’azienda ma Elio rifiuta per conservare il legame con l’Alfa Romeo: l’ultimo modello frutto della collaborazione con il Biscione è la spider RZ del 1992.

Negli anni ’90 Elio trasferisce gradualmente nelle mani del figlio Andrea la gestione della Zagato e scompare a Milano il 14 settembre 2009.

Elio Zagato: un imprenditore da corsa

L'opinione dei lettori