Richard Bruhn
  • pubblicato il 24-07-2014

Richard Bruhn, il segreto svelato del padre dell'Auto Union

Creò e diresse il colosso dei quattro anelli durante la Seconda Guerra Mondiale e sfruttò i prigionieri dei campi di concentramento nazisti

Richard Bruhn - universalmente riconosciuto come padre dell’Auto Union - aveva un segreto e solo pochi mesi fa - grazie ad un’indagine interna dell’Audi - è stato svelato. L’uomo che ha creato e diretto il colosso dei quattro anelli ha avuto legami molto stretti durante la Seconda Guerra Mondiale con i nazisti: al punto da sfruttare, come molti altri imprenditori in Germania in quel periodo, i prigionieri dei campi di concentramento. Scopriamo insieme la storia di quest’uomo, un tempo protagonista dell’automobilismo tedesco e ora rinnegato dai suoi connazionali.

Richard Bruhn, la storia

Richard Bruhn nasce il 25 giugno 1886 a Cismar (Germania). Dopo aver iniziato a lavorare come apprendista elettricista diventa impiegato alla AEG e a soli 24 anni viene nominato responsabile dell’ufficio commerciale di Londra dell’azienda teutonica.

Dopo aver combattuto nella Prima Guerra Mondiale consegue un dottorato in economia presso l’Università di Kiel e poco dopo viene dominato direttore commerciale presso la Neufeldt & Kuhnke (società specializzata in telecomunicazioni). Nel 1927 entra a far parte del consiglio di amministrazione dell’azienda aeronautica Junkers a Dessau mentre due anni più tardi si trasferisce a Chemnitz, dove diventa direttore della Pöge (elettricità).

L’automobile

Richard Bruhn entra nel mondo dell’automobile all’inizio degli anni Trenta quando la banca Sächsische Staatsbank, principale creditrice della DKW (società in profonda crisi), lo nomina presidente del consiglio di amministrazione della Casa motoristica.

Bruhn risana rapidamente i conti e nel 1932 - per far fronte alla Grande Depressione (e in concomitanza con la nomina ad amministratore delegato) - contribuisce alla creazione dell’Auto Union insieme ad Audi, Horch e Wanderer.

Il nazismo e la guerra

Nel 1933 Richard Bruhn aderisce al partito nazista e per tutta la Seconda Guerra Mondiale - come dimostrato da uno studio commissionato proprio dall’Audi, realizzato dagli storici Rudolf Boch e Martin Kukowski e pubblicato lo scorso maggio - utilizza nelle catene di montaggio Auto Union migliaia di prigionieri provenienti dai campi di concentramento.

Al termine del conflitto fugge da Chemnitz (città passata sotto il controllo sovietico) e si rifugia nella zona occidentale della Germania: viene arrestato dall’esercito britannico per i suoi trascorsi con il regime hitleriano e subito rilasciato.

Il dopoguerra

Già nel 1945 Richard Bruhn viene autorizzato a creare a Ingolstadt (in Baviera, zona sotto occupazione statunitense) un deposito nel quale vendere veicoli e pezzi di ricambio DKW mentre quattro anni più tardi - grazie ai fondi del Piano Marshall e a quelli del governo bavarese - ristabilisce la Auto Union e diventa nuovamente responsabile della società.

Gli ultimi anni

Bruhn abbandona l’Auto Union il 6 novembre 1956 e muore l’8 luglio 1964 a Düsseldorf. In seguito alla scoperta del segreto di Richard il sindaco di Ingolstadt ha annunciato che nei prossimi mesi verrà ribattezzata la strada della sua città che oggi porta il suo nome e anche il Gruppo Volkswagen cambierà il nome ad un fondo pensione riservato ai dipendenti della Casa dei quattro anelli.