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Computer o macchina? Il futuro (tecnologico) dell’auto secondo Qualcomm

Quattro chiacchiere con Enrico Salvatori, Presidente di Qualcomm per il mercato EMEA, in occasione del Salone di Francoforte. Per scoprire cosa c'è sotto il cofano delle macchine... oltre al motore

di Claudio Mastroianni -
Enrico Salvatori - Qualcomm

Prendete in mano il vostro cellulare: sapete quale processore ha al suo interno?

Fino a pochi anni fa, in pochi sarebbero stati in grado di rispondere. Ora, invece, sono sempre più le persone smaliziate che sanno muoversi fra marche e nomi di prodotto dei vari processori, distinguere cosa funziona da cosa non funziona, comprenderne limiti e potenzialità

Semplifico e generalizzo, ovviamente. Ma il trend è quello: esattamente come è successo con i nostri computer, siamo diventati acquirenti più esperti, e quindi più smaliziati.

Ora fermatevi un attimo e pensate alla vostra auto, a quello che c’è sotto al cofano: ne conoscete il motore, freni, componenti. Se siete davvero appassionati, sapete anche la marca delle vostre pinze. Ma con tutta l’elettronica che adesso guida le auto, sapete che processore comanda tutto il sistema?

Insomma: qual è la tecnologia (informatica) che si trova nelle nostre auto?

È una domanda che mi ossessiona da qualche tempo, da quando ho realizzato il numero elevatissimo di sensori e dati che ogni auto moderna si trova a dover gestire ed elaborare.

Le auto sono diventati dei computer su quattro ruote. Sanno quando frenare, quando accelerare, quando cambiare marcia, quanto spazio abbiamo per parcheggiare.

Eppure sappiamo pochissimo di cosa li guida.

Per questo motivo ho trovato molto interessante la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con Enrico Salvatori, Senior Vice President e Presidente di Qualcomm Europe al Salone di Francoforte 2017. Per guardare al presente e al futuro dell’auto da un punto di vista diverso da quello dei brand automotive o dei consumatori.

I bisogni alla guida che non sapevamo di avere

Qualcomm è sostanzialmente un’azienda di ingegneri, e in quanto ingegneri ci piace risolvere i problemi, mi ha spiegato Salvatori.

Ed è in effetti un approccio diverso, quasi da “mediatore” fra i bisogni di chi guida e i bisogni (commerciali) di chi produce auto. Un ingegnere, specie se nel campo dell’innovazione, risolve problemi che la gente spesso non sa neppure di avere.

“Quello dell’automotive è un settore in cui siamo entrati da 5 o 6 anni ormai, e che ci attrae molto perché dà la possibilità di riutilizzare tecnologia sviluppata in un altro settore d’industria, quello degli smartphone. Un settore dove c’è molta innovazione, non solo dal punto di vista puramente tecnologico ma soprattutto da quello dell’implementazione: si prendono tecnologie e le si applicano all’automobile, con usi completamente differenti”.

E noi italiani di cellulari e tecnologia ne sappiamo qualcosa. Come anche di auto. La differenza sta nella competenza del pubblico sul tema della tecnologia in auto: se su cellulari e tablet siamo preparatissimi, con l’auto ci ritroviamo rimandati a settembre.

Allora la domanda è lecita: Qualcomm ha intenzione di diventare un marchio riconoscibile presso il grande pubblico anche nell’automotive?

“Tutti vogliamo essere riconoscibili, ovviamente. Va detto però che rispetto al mondo degli smartphone – dove la percezione dell’importanza delle tecnologie di connettività ha raggiunto il 100% – nell’industria automotive ci troviamo ancora in una fase embrionale, anche se con alto tasso di crescita (nel 2020 il 60% delle auto in circolazione saranno dotate di sistemi di connettività). E questo influenza la nostra visibilità. Come azienda, noi di Qualcomm ci muoviamo più che altro in un’ottica di business-to-business, ma il mercato si evolve. Il collegamento mentale fra l’esperienza che un utente – o di chi guida – vive e ciò che tecnologicamente lo permette è sempre più forte. Siamo partiti in ritardo, ma la direzione è quella”.

Soprattutto in Italia.

“L’Italia è sempre stato un mercato curioso nei confronti delle nuove tecnologie. Ci aspettiamo un comportamento simile anche nel mercato automotive. Noi italiani amiamo essere in contatto fra di noi, è parte della nostra cultura: poterlo fare non solo dal telefono ma anche dalla macchina è una cosa che non può non farci piacere”.

Qualcomm-Automotive

L’auto del futuro: è in arrivo qualcosa di completamente nuovo

Insomma: l’auto sta per cambiare. Anzi, ci sta già cambiando davanti agli occhi (pensate alla nuova Audi A8 presentata a Francoforte, pensate a com’è cambiato il nostro rapporto con i computer di bordo e l’infotainment in auto).

E con l’arrivo della guida autonoma di livello 5 – senza volante, senza pedali, senza nessun intervento da parte dell’uomo – cambierà anche il modo in cui percepiamo e usiamo l’automobile.

È un futuro guidato dal presente, come ci dice Enrico Salvatori, che spingerà ad ancora nuove innovazioni e nuove tecnologie da usare in auto.

“Una cosa alimenta l’altra: lo sviluppo della tecnologia permette l’autonomous driving, l’autonomous driving chiederà sempre maggiore tecnologia. È un circolo virtuoso: l’industria automobilistica ci ha chiesto di più dal punto di vista tecnologico, e noi gli abbiamo dato ancora più di quanto richiesto”.

Ci troveremo presto di fronte a uno scenario in cui le auto saranno in grado di raccogliere e analizzare milioni di informazioni su di noi, il nostro modo di guidare, i nostri percorsi, le nostre necessità e le nostre abitudini. E fare per noi quello che noi siamo oggi obbligati a fare per muoverci.

Già ora le auto sono piene di sensori in grado di interpretare la realtà: radar che capiscono cosa ci circonda (anche al buio), telecamere, altimetri, GPS e così via. L’uso che al momento facciamo di questi dati per ora è limitato, in futuro invece… chissà.

Come è successo con le app per i cellulari, l’apertura al mercato potrebbe portare a nuovi sviluppi e nuove applicazioni. Oltre, ovviamente, a nuovi rischi.

“Quello che descrivi è uno scenario possibile, e noi di Qualcomm lo guardiamo con attenzione. Su questo tipo di applicazioni però abbiamo una posizione neutra: forniamo una piattaforma hardware che raccoglie e gestisce una enorme mole di dati, che in linea di principio sono disponibili a tutti. Certo, si tratta di un accesso ai dati che andrà regolamentato, così com’è successo con gli smartphone. Siamo curiosi e attenti alle evoluzioni del mercato, ma per ora vogliamo concentrarci su quello che sappiamo far meglio: la tecnologia”.

Ormai qui su Panoramauto.it lo ripetiamo in continuazione: siamo a un bivio. Il nostro rapporto con le auto, a brevissimo, non sarà più lo stesso. Sta cambiando tutto, e quello che succederà è difficile da prevedere. Finiremo per comprare degli smartphone con le ruote? O un’auto che fa da computer? L’ho chiesto a Salvatori, che mi ha illuminato:

“Sì, è una fase di transizione. Sicuramente alla fine di questo percorso ci troveremo davanti a un prodotto nuovo, diverso. Non dominerà l’uno o l’altro aspetto ma verrà preso il meglio da entrambi i settori. E sarà completamente diverso da quello che ci immaginiamo ora”.

Ancora una volta, una terza via. E se lo dice chi sta lavorando attivamente alla tecnologia del futuro, io mi fido.

Accessori

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