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Il bello dei difetti

Certe auto non sono perfette, ma a volto i loro difetti le rendono ancora più speciali

di Francesco Neri -
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“Giusto” non è per forza “bello”, e un’auto priva di difetti non è per forza più eccitante di una che ne ha da vendere. È passato un po’ di tempo da quando ho guidato l’Alfa Romeo 4C: ai tempi, devo ammetterlo, suscitò in me emozioni contrastanti, rimasi addirittura un po’ deluso.

Gli interni tutto sommato mi piacciono, sono un po’ troppo plasticosi (troppe rotelle e levette rubate alla Giulietta), ma tutto quel carbonio a vista è davvero magnifico. Mi piace anche il look da supercar, che fa voltare teste più di quanto non faccia una Ferrari, e soprattutto adoro il sound spaccavetrine da macchina da corsa (non) omologata. Quello che non apprezzai, in principio, fu la guidabilità.
Non si può non paragonarla ad una Lotus Elise, vista la quantità di punti in comune: motore centrale, assenza di serovosterzo, trazione posteriore, peso piuma e passo corto. Dove’è il problema dunque? Beh, dove l’inglese danza agile e composta sulla strada senza il minimo sforzo, la 4C si dimena come se gli steste chiedendo di volare sulla luna. E sulla luna ci finirete, se non state attenti.

Lo sterzo – non servoassistito – non ha la minima intenzione di stare fermo, mai. Anche se state andando dritti sulla strada più liscia del mondo, all’improvviso comincerà a strattonarvi a destra e a sinistra per nessuna ragione. E questo, quando si va forte su una strada di montagna, tutt’altro che liscia come un tavolo da biliardo, diventa un problema. Il problema si fa enorme quando entra in gioco l’assetto. Duecentoquaranta cavalli e trazione posteriore normalmente si tradurrebbero in “divertenti derapate di potenza”. Normalmente. Con la 4C si traducono in “paura e delirio nel misto”. La versione che avevo in prova era pure dotata dell’assetto sportivo (opzionale) che aggiunge cerchi da 19”, molle più rigide e, udite udite, elimina la barra antirollio posteriore. Questo significa che l’auto è dura come il martello di Thor, salta sulle buche come una cavalletta cocainomane e ha una trazione immensa, il tutto condito con un bel sottosterzo nelle curve lente.

Questa sua trazione monumentale è un vantaggio, sì, finché non arrivate al limite del grip con le ruote posteriori, a quel punto vi ritroverete a controsterzare alla velocità della luce, con uno sterzo pesante e con tutti i santi del calendario sulla vostra bocca. Un’esperienza davvero poco rassicurante, ma sapete una cosa? Eccitante.

Quello che non mi piacque all’inizio fu proprio questa sensazione di guidare un’auto “sbagliata”, inutilmente faticosa e stancante. Ma ora, per questo suo carettere difficile, mi manca moltissimo. Quando scendi dalla 4C e la guardi, ti senti soddisfatto, appagato, quasi bravo ad essere sopravvissuto. È l’opposto di una Golf R, un’auto dove sali e dopo cinque metri stai andando a velocità supersonica senza nemmeno versare una goccia di sudore. Con la 4C hai la sensazione di guidare un’auto da corsa quando vai piano e di cavalcare uno struzzo impazzito quando vai forte. E poi c’è quel rumore illegale che è davvero all’altezza del suo look.

È un’auto piena di difetti, ma, come con le vecchie Porsche 911 – sbilanciate e ostiche -, bisogna amarla proprio per questo. Purtroppo usata costa sui 50.000 euro, e credo che il valore salirà ancora e ancora. Ho il presentmento che di auto così “sbagliate”, in futuro, ne vedremo poche.