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Harley-Davidson: sulle piste della Frontiera

Viaggio nella storia dell'America: i grandi canyon, le sconfinate praterie e il Monte Rushmore. Ecco il nostro resoconto

Quante volte abbiamo sognato di visitare i luoghi dove si è scritta la storia dell’Ovest Americano e con essa quella del cinema Western?

Ecco un viaggio nell’epopea più famosa d’America, un itinerario che unisce territori lontani e diversi, fra paesaggi da sogno e panorami indimenticabili. Un’epica cavalcata alla conquista del West.

Sulle tracce di Tex Willer, o se preferite dei tanti eroi dei film western che hanno affascinato generazioni di appassionati che sognavano i grandi spazi dell’Ovest americano. Alzi la mano chi non ha mai desiderato cavalcare o anche solo vedere quei luoghi che seppur così lontani tutti sentiamo quanto mai nostri.

Eccoci, dunque, tutti in sella su Harley-Davidson, in qualche modo eredi dei cavalli dei pionieri, pronti a partire alla scoperta di quelle terre, fra indiani, pistoleri e, chissà?, cariche dei cavalleria.

Ci aspetta un itinerario che unisce il deserto e i saguaro del sud dell’Arizona, i grandi canyon del Colorado Plateau nello Utah e le sconfinate pianure degli Stati del Nord, Wyoming, Montana e Sud Dakota, regno delle tribù guerriere e dei bisonti.

Dal giallo della sabbia al rosso delle rocce di arenaria al verde delle praterie

Si parte da Phoenix, nel caldo rovente del deserto dell’Arizona, e la strada ci porta verso Sud, meta Tucson, uno dei luoghi che hanno fatto la storia dell’Ovest.

Prima, però, occorre dare il giusto tributo all’eroe del primo cinema Western. Ricordate Tom Mix? Morì in un incidente d’auto proprio sulla strada per Tucson. E una stele ne ricorda il mito e la tragica scomparsa.

La nostra meta sono gli Old Studios di Tucson, città old west ricostruita e teatro di decine e decine di pellicole.

Per arrivarci si percorre una strada immersa in una sterminata foresta di saguaro sulle pendici delle colline circostanti. Imperdibile!

E quindi un’altra delle icone della Frontiera Selvaggia: Tombstone, il luogo del celebre duello dell’OK Corral, che vide protagonisti Wyatt Earp e i suoi fratelli insieme a Doc Holliday. Ogni giorno va in scena la rievocazione della sfida più famosa del West.

Un duello brutale e violento, con i contendenti che fecero fuoco gli uni sugli altri separati da pochi passi, un episodio che Hollywood ha immortalato in pellicole epiche come Sfida all’OK Corral o Tombstone.

Rotta verso Nord

Ci allontaniamo dal confine con il Messico e facciamo rotta verso Nord.

Lo scenario è quello dei territori Apache, la casa del Grande Capo Geronimo. Il caldo è intenso, il deserto di quelli che non perdonano, mentre passiamo da strade di montagna a gole vertiginose e distese di sabbia e cespugli.

Continuiamo verso Nord e finiamo per intercettare la Route 66.

Il paesaggio sta per cambiare e davanti a noi è la riserva dei Navajo. Lì si trova uno dei luoghi che hanno segnato la storia della nazione indiana: il Canyon de Chelly, tra le altre cose setting naturale del film L’Oro Dei MacKenna.

La bellezza del canyon contrasta con la drammatica vicenda che nel 1863 vide protagonisti gli ultimi Navajo che abitavano il canyon e le truppe del generale Kit Carson. L’assedio degli indiani all’interno del canyon e la deportazione dei superstiti nel New Mexico segnarono alcune delle pagine più buie della storia delle guerre indiane.

Dal bordo del canyon è visibile la Navajo Fortress, una roccia scoscesa e impervia sulla quale si arrampicavano gli indiani per sfuggire alle incursioni delle giacche azzurre. E ci si chiede ancora oggi come facessero i Navajo ad inerpicarsi fin lassù, con l’ausilio di semplici scale di legno.

Monument Valley: il luogo sacro dei Navajo

Il West ci avvolge già, ma il meglio deve ancora arrivare e si chiama Monument Valley, la valle sacra dei Navajo.

Innumerevoli le pellicole girate nel luogo che ha reso immortale John Wayne. Vengono alla memoria le immagini che John Ford realizzò per Stagecoach (Ombre Rosse), o The Searchers (Sentieri Selvaggi) piuttosto che She Wore A Yellow Ribbon (I Cavalieri del Nord Ovest).

E come d’incanto, ecco davanti agli occhi la più classica e conosciuta delle foto della valle: una strada infinita che si perde fra la maestosità delle guglie.

Gli spazi sterminati, la sacralità dei pinnacoli, i colori delle rocce, ma anche il senso di morte trasmesso dallo sfaldarsi delle rocce, provocano un inarrestabile accavallarsi di suggestioni. E sembra davvero di vedere guerrieri lanciati al galoppo all’inseguimento della diligenza…

Monument Valley ci fa entrare nello Utah. Kanab, alle porte del Parco di Zion, è luogo assai utilizzato per le riprese di film Western. Non a caso è stata ribattezzata Little Hollywood. Del resto, la natura lì attorno è stata generosa, un vero prodigio geologico. Ma Zion non è che l’antipasto.

Proseguendo lungo la celebre Highway 12, è tutto un susseguirsi di canyon e di formazioni rocciose che lasciano senza fiato: a cominciare da Bryce Canyon, con le migliaia di piccoli e delicati pinnacoli scavati nella parete delle rocce verticali a formare quasi un immenso anfiteatro gremito di persone.

Tocca poi al Kodachrome Basin, allo spettacolare scenario di Escalante e ai colori e alle sorprendenti forme di Capitol Reef, fino al gran finale di Canyonlands, una impressionante e stupefacente serie di gole, di canyon e di plateau modellati e scavati dal Colorado e dal Green River.

A cavallo dell’acciaio nelle praterie del nord

Dalle bellezze mozzafiato del Colorado Plateau la strada procede verso Nord, cambiando decisamente cornice. Le rocce rosse lasciano spazio a sconfinate praterie e foreste.

E arriviamo a Jackson, bella ed accogliente cittadina alle porte del parco di Grand Teton, dove il vecchio West è ancora vivo. Per arrivare poi all’affascinante parco di Yellowstone.

Lì, la natura offre gole e geyser, laghi, cascate e incontri ravvicinati con Tatanka, il bisonte, animale sacro ai Nativi del luogo, i Lakota (meglio conosciuti come Sioux).

L’incontro con i bisonti è frequente lungo la strada che attraversa il parco; li si vede addirittura sull’asfalto.

La strada che esce dal parco di Yellowstone verso Est conduce alla pittoresca cittadina di Cody, la casa di William Cody, in arte Buffalo Bill, e del suo Old West reso spettacolo.

Cody significa Wyoming. E con esso praterie sconfinate e le grandi pianure del Nord, quelle delle più celebri battaglie indiane.

Così, si sconfina in Montana per visitare il sito di Little Bighorn, dove il Generale Custer e il 7° Cavalleggeri furono massacrati dalle tribù Lakota.

Non a caso in questa regione sono stati girati capolavori western come Balla Coi Lupi o Open Range.

In the Real America

Ormai siamo nel cuore di quella regione che si è soliti definire The Real America, l’America vera.

Che certamente include anche il South Dakota, lo Stato di Sturgis e dell’omonimo raduno motociclistico.

Proprio in South Dakota furono scritte pagine importanti dell’epopea dell’Old West, con personaggi entrati nel mito come Wild Bill Hickok o Calamity Jane, arrivati nelle Black Hills in cerca di fortuna, fra la corsa all’oro, saloon e bordelli.

Autentica perla del South Dakota sono le Black Hills. Gli indiani Lakota le chiamavano Paha Sapa, colline nere, a causa delle conifere che ne coprivano le pendici facendole apparire da lontano scure come ombre.

E proprio nelle Black Hills si trova Mount Rushmore con le teste dei Presidenti scolpite nella roccia. Il progetto, ideato nel 1923, fu ralizzato dallo scultore Gutzon Borglum, che suggerì di immortalare i volti di Washington, Jefferson, Lincoln e Roosevelt, e completato nel 1938 dal figlio di Borglum, dopo che il padre morì qualche mese prima della conclusione dei lavori.

Poche miglia di strada portano ad un’altra, importante e colossale, ancora in costruzione: il Crazy Horse Memorial, monumento a Cavallo Pazzo, mitico guerriero e leader della tribù dei Dakota.

Una sorta di risposta dei Nativi alle teste di Rushmore. Una volta ultimato, il monumento sarà alto oltre 170 metri e lungo quasi 200 metri.

Ma nelle Black Hills è la natura a dominare.

Eccoci dunque all’interno del Custer State Park, con le sue mandrie di bisonti, antilopi, coyote e cani della prateria.

Il parco è attraversato da suggestive byways, come la Needles Highway o la Iron Mountain Road, ma sono forse i 30 km del Wildlife Loop a regalare le emozioni più forti, con gli incontri ravvicinati con gli animali selvatici, bisonti in primo luogo. Dopo tante miglia percorse e tante emozioni vissute, è simbolico che sia proprio l’incontro con Tatanka a segnare la conclusione del viaggio.

Come se, alla fine ci fossimo recati al cospetto del Grande Spirito, che veglia sovrano sulle terre del West, sospese fra mito e realtà.

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