Moto

Harley-Davidson Street Glide: sotto esame

Addolcita dove serve, e molto americana. Pregi e difetti di un'Harley pensata per i lunghi viaggi nel comfort

Confesso, era da qualche anno che non prendevo il toro per le corna. Ovvero non agguantavo il manubrio di un’Harley, di quelle serie, non una facile 883 o 1200 Sportster che si portano in giro quasi come biciclette.

Parlo di una Harley col motore tosto, il Twin Cam 103, parabrezzate, con borse e pedane per i piedi.

Insomma, una Harley-Davidson Street Glide, un passo prima della Electra Glide.

Questione di stazza

Dico toro non a caso. Intanto per le dimensioni e il peso. Due metri e mezzo di moto per 372 chili dichiarati. E poi per la cilindrata, 1690 cc, e per la coppia che ti porta via, 138 Nm a 3.500 giri. La potenza non è data, ma poco importa.

La Harley-Davidson Street Glide mi attende quasi adagiata su un fianco, la classica stampella laterale cromata ha una corsa lunga e la moto si appoggia come un bufalo che si riposa contro un cespuglio.

Sembra banale ma è davvero mastodontica, incute se non timore diciamo rispetto. Pretende.

Braccia e gambe solide innazitutto, perché manovrare, anche con la sella così bassa a soli 69,5 cm da terra, non è da tutti. L’approccio è da machi, questo è. Tenete conto che l’interasse, la distanza tra le due ruote, è di un metro e sessantacinque. Ci sono moto che sono in tutto lunghe così.

Tutti a bordo, fra comfort e musica

Spingiamo indietro la stampella e raddrizziamo la Street Glide tenendola bene sulla verticale. La prima cosa che colpisce è la strumentazione di bordo. Abituati ai due soli strumenti, contagiri e contachilometri, più quattro spie di servizio, compresa la benzina, qui siamo in un mondo molto vicino a quello di un’automobile.

Infatti oltre ai quadranti base, con indicatore benzina e voltmetro a sinistra e destra di tachimetro e contagiri, belli, rotondi, con una grafica moderna, al centro c’è uno schermo con funzioni inusuali per una due ruote. E cioè sistema di navigazione e radio lettore usb per ascoltare la musica, riprodotta da due casse anteriori e da due posteriori sulle borse. Dietro le quali spunta un’antenna di dimensioni generose.

Per gli americani tutto questo è imprescindibile: da loro si viaggia piano (max 65-70 miglia sulle autostrade) e spesso il casco non è obbligatorio. Così nelle lunghe trasferte a passo di vacca la musica aiuta ad allontanare la noia di una guida che infila soltanto rettilinei.

Da noi? Beh da noi un po’ meno.

Spesso più che la musica i nostri motociclisti vogliono sentire il sound cattivo del motore, mica il folk-song. Eppure, se andate sul sito Harley italiano, la scheda tecnica della Street Glide è avara di informazioni motoristiche, ma si dilunga sul navigatore e sulla musica, quanti watt, quali sorgenti musicali attaccare, etc. Quindi, alla fine, pianure americane o padane, evidentemente chi compra una Harley vuole anche questo. Comfort e note.

Street Glide: partenza moderna, guida “civile”

Altra concessione alla modernità: non c’è una chiave da inserire nel blocchetto di accensione, ma un transponder da tenere in tasca che stacca l’antifurto quando vi avvicinate. Quindi per avviare il Big Twin, prima si mette su unlock un comando cromato sotto la strumentazione, poi dalla parte del gas si schiaccia un primo pulsante che dà contatto e quindi un secondo che accende il motore.

Tutta quella cilindrata, frazionata in due, inizia sibilando e facendo scuotere leggermente la moto in senso orizzontale. Lo sentite sostanzialmente solo sulle braccia.

Va dato atto ai tecnici americani che questo nuovo propulsore non ha più quelle insopportabili good vibrations di una volta. Resta Harley, ma molto più addolcito così come altrettanto addolcito è il rumore agli scarichi, con catalizzatore ben nascosto sotto le esuberanti cromature. La Street Glide è molto più civile di quanto me l’aspettassi.

In strada: freni migliorati, ABS e un peso a cui abituarsi

Pronti via, cercando di fare i disinvolti.

Il cambio, un po’ in avanti, è del tipo a bilanciere, roba d’altri tempi ma che ha il vantaggio di non rovinare le scarpe. La prima si mette schiacciando il basso e poi si sale di marce usando il tallone.

Il comando ha numerosi rinviii e dunque resta un po’ lento nonché rumoroso. Ma tant’è, si accelera e la Street Glide va via con un filo di gas.

Dentro la seconda e poi via con le altre marce. Certo le strade lombarde non sono quelle americane, un semaforo dopo l’altro prima di raggiungere la highway, pardon la Milano-Laghi.

La frenata è altra cosa rispetto al passato, c’è pure l’Abs, e la sensazione è di frenare con energia, una volta si rallentava…

Al semaforo il peso si fa sentire, non ce n’è. Sella bassa, va bene, ma gambe ben piantate a terra. Poi, una volta superati i tre km l’ora, il peso sembra sparire per poi rifarsi sentire alla prima rotonda. E qui ti chiedi: quanto posso buttarla giù? Certo non è una Ducati Monster e lo sai.

Però alla fine la Street Glide piega e forse piegherebbe di più se non si toccasse abbastanza facilmente sotto. Ma anche questo lo sai e a toccar sotto ci si abitua.

Autostrada: ode alla sella imbottita

Finalmente l’autostrada. E qui si apprezza tutto il comfort della sella superimbottita e bella larga, delle sospensioni soffici ma non cedevoli, della posizione di guida da seduta in poltrona. Anche l’ampio cupolino fa bene il suo lavoro, taglia l’aria e toglie fatica alla forza dell’aria.

A 130 km/h la Street Glide è al suo passo e ti rendi conto che così puoi macinare quanta strada vorrai, complice un serbatoio da 27 litri che, a naso, dovrebbe consentire un’autonomia almeno di 250 km/h, dato che la Harley dichiara 5,9 litri per 100 km.

Sta un po’ meno bene il passeggero. Per due motivi: che la parte posteriore della sella spiove all’indietro, sembra quasi un proseguimento aerodinamico della parte anteriore e, secondo, non sa dove reggersi. C’è una cinghia sulla sella ma è scomoda. Basterebbe un sissi-bar, uno schienalino per migliorare la situazione, ma chissà perché è optional. In compenso i poggiapiedi posteriori sono regolabili in altezza.

Il Twin Cam ha ora sei marce, indicate in strumentazione, col vantaggio di girare più piano in autostrada e consumare e vibrare meno. Quello che è aumentato è il calore che vi arriva sulla gamba destra, generato dal catalizzatore e dal radiatore dell’olio necessario a raffreddare tutta quella cilindrata compressa in due cilindroni a V.

Sulle strade del lago di Como, la Harley si disimpegna bene, basta guidare in souplesse, senza pretendere staccate al limite, ma lasciandosi portare dalla coppia del motore e gustandosi il panorama. E ricordandosi che è lunga e larga.

Il Big Twin, nel caso, sa tirare fuori anche una bella grinta. Se aprite il gas con energia non esita, scarica a terra tutti i Nm, e vi sentite le braccia che tendono a staccarsi dal manubrio. Il toro è rimasto tale, richiede, se lo si stuzzica, maniere forti.

La Harley-Davidson Street Glide si conferma come una gran viaggiatrice, ma non per signorini abituati ai motori frullini delle giapponesi. Bisogna capirla, trattarla come si deve e abituarsi ai suoi imbizzarrimenti. Come dire, un’esperienza di guida molto particolare.

Per finire, il ritorno in città. In coda è un po’ un supplizio e viene subito la nostalgia degli spazi aperti. In compenso ogni sosta è uno spettacolo di gente che osserva, fotografa, vi chiede informazioni. Non ultima il prezzo. Sono 26 mila e 300 euro. Ah però, dicono tutti. E, a voi, scapperà sempre: però li vale.  

Moto

Harley Davidson, i 5 modelli più belli di sempre

Le varianti più belle, spettacolari e caratteristiche dello storico marchio statunitense