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Bosch e il futuro delle moto: le tecnologie che cambieranno la mobilità a due ruote

Gli attuali sistemi tecnologici di sicurezza e la connessione tra i veicoli del futuro

di Francesco Irace -

“La connettività potrebbe evitare quasi un terzo degli incidenti in moto”. È da questo concetto che parte lo studio costante che il marchio Bosch sta conducendo in questi anni per sviluppare tecnologie che cambieranno per sempre la mobilità di auto e moto.

Nel 2025 il 70% dei veicoli a due ruote sarà connesso. Ciascun veicolo dialogherà costantemente con qualsiasi mezzo in movimento: a due, tre, o quattro ruote. In che modo? Attraverso lo standard WLAN pubblico (ITS G5). 

La connessione tra le moto e gli altri veicoli

Questo tipo di tecnologia farà in modo che i veicoli entro un raggio di diverse centinaia di metri si scambieranno fino a dieci volte al secondo informazioni sul tipo di mezzo, velocità, posizione e direzione di marcia.

Che, tradotto in vita reale, significa che prima che l’automobilista noti la presenza di una moto (e viceversa), sarà informato del suo avvicinamento dal sistema di infotainment. Questo non solo garantirà un livello di sicurezza senza precedenti ma consentirà anche una migliore gestione del traffico.

È in quest’ambito che si inserisce anche il nuovo sistema Connected Horizon che lavorerà in modo coordinato ma separato con la strumentazione Integrated Connectivity Cluster.

Il primo fornirà delle indicazioni audio al motociclista, avvisandolo di eventuali ostacoli invisibili, fornendo in tempo reale informazioni su limiti di velocità, aree di pericolo, zone interessante da ingorghi, cantieri o incidenti. L’altro invece rappresenta la tecnologia più completa che oggi è disponibile per la strumentazione di una moto ed è presente già sulla KTM 1290 Adventure.

Attualmente è già pronta anche la tecnologia – utilizzata già sulle quattro ruote – di chiamata di emergenza automatica in caso di incidente, che trasmette tutti i dati del veicolo e la posizione esatta ai servizi di emergenza. In caso di veicolo in panne, invece, la Breakdown Call è in grado di contattare autonomamente l’officina di riferimento comunicando anche il tipo di guasto.

Infine l’iCall rappresenta un utile assistente a cui potersi affidare per ricercare informazioni: una sorta di Siri o Cortana, per intenderci. Quanto alla mobilità futura, in Bosch si lavora sulle trasmissioni per veicoli elettrici, di cui già ora sono disponibili due sistemi di trazione. 

Dal futuro al presente: a che punto è la sicurezza su due ruote?

Passando dallo scenario futuro al presente, oggi sistemi di sicurezza come l’ABS e l’MSC (Motorcycle Stability Control) di Bosch hanno già reso la la guida di molti veicoli a due ruote più sicura che in passato. Per sperimentare a fondo le attuali tecnologie presenti sulle moto in commercio sono andato a Boxberg, nel cuore del brand Bosch.

A bordo di una Ducati Panigale 1299, di una KTM 690 Duke, di una Suzuki V-Strom e di una Kawasaki ZX-10R ho potuto verificare l’efficacia dell’MSC (che non ha nulla a che vedere con la nave da crociera). Si tratta di un sistema che regola le prestazioni del motore e dell’impianto frenante in base all’angolo di piega e a quello di inclinazione longitudinale, riuscendo ad ottimizzare la frenata in curva scongiurando l’allargamento della traiettoria e il blocco della ruota con conseguente e inevitabile caduta.

Non è sempre facile da avvertire, ha un intervento dolce, ma si rivela valido ed estremamente prezioso quando in una situazione di pericolo chiunque è portato ad agire con forza sui freni, anche in piena piega. Bosch però pensa anche a migliorare il comfort dei motociclisti, proponendo un sistema che si chiama Vehicle Hold Control (è una funzione aggiuntiva dell’ABS), già largamente usato sulle auto e attualmente presente su modelli come la Ducati Multistrada Enduro o la KTM 1290 SuperDuke.

Esso consente al guidatore di poter togliere per qualche secondo le mani dal manubrio quando la moto è ferma in salita o in discesa evitando lo scivolamento del mezzo. Un vero e proprio toccasana: quando si è in viaggio, magari in coppia, anche quei pochi secondi di “autonomia” con la moto ferma in pendenza rappresentano un gran valore aggiunto; senza dimenticare che può anche essere visto come un aiuto importante nelle partenze in salita più difficili.  

Insomma, se per le auto il futuro è rappresentato dalla guida autonoma a zero emissioni, per le moto fortunatamente si profila, almeno per ora, un destino diverso. È vero, prima o poi l’elettrico diventerà uno standard anche sulle due ruote, ma l’obiettivo attuale resta quello di migliorare la sicurezza (cosa sacrosanta) senza togliere nulla al divertimento. Che resta la cosa più importante per un motociclista. 

Abbigliamento

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