Prova su strada

Ducati Scrambler Café Racer, il test

La sportività "vintage" secondo Ducati. Lo Scrambler Café Racer è facile, stiloso e molto divertente

di Francesco Irace -

Sono tornate le Café Racer, ragazzi. Che vi piaccia o no, a distanza di quasi sessant’anni dai tempi in cui tra i caffè londinesi sfrecciavano moto stradali customizzate con appendici di moto da corsa, guidate dai cosiddetti Rockers – appassionati di moto e musica rock –, il mercato delle due ruote sta sfornando modelli tecnologicamente evoluti con un design che rievoca le moto del passato.

Così (anche) Ducati lancia sul mercato una Café Racer, partendo dalla base della sua punta di diamante: lo Scrambler, modello che dalla nascita (2015) a oggi ha letteralmente trainato il marchio verso un successo senza precedenti.

Si chiama Ducati Scrambler Café Racer, ha i semimanubri, un piccolo cupolino e una sella “monoposto” ed è già disponibile nei concessionari a 10.950 euro nella sola colorazione Black Coffee. Io l’ho provata tra le strade di Bologna alla ricerca di pregi e difetti. Ecco com’è andata. 

Com’è fatta la sportiva vintage di Borgo Panigale

Il look del nuovo Ducati Scrambler Café Racer si caratterizza per la presenza di ruote da 17’’ con pneumatici Pirelli Diablo Rosso II da 120/70 davanti e 180/55 dietro, semimanubri con gli specchietti alle estremità di tipica ispirazione vintage, doppio terminale di scarico Termignoni, cupolino, tabella portanumero (il 54 è un omaggio a Bruno Spaggiari, storico pilota Ducati), parafango corto e portatarga basso.

La sella prevede di serie la cover che trasforma la moto in una monoposto, mentre il serbatoio in acciaio a goccia ha le guance intercambiabili. Il telaio è il classico traliccio in tubi d’acciaio, marchio di fabbrica di Ducati, mentre davanti troviamo una forcella Kayaba a steli rovesciati da 41 mm (non regolabile) che, insieme al mono regolabile nel precarico abbinato al forcellone bibraccio in alluminio, ha ricevuto un setting specifico.

Cambiano le quote ciclistiche: la moto è più corta, con un interasse che diminuisce di 9 mm. Lo stile minimalista dello Scrambler Café Racer ha portato Ducati a scegliere l’impianto frenante, dotato di ABS Bosch 9.1 MP di serie, con davanti un solo disco da 330 mm spesso 5 mm con pinza a quattro pistoncini monoblocco Brembo con attacco radiale e con un disco da 245 con pinza a un pistoncino dietro.

Il motore è il bicilindrico desmodue da 803 cc raffreddato ad aria e olio dell’Icon, omologato Euro 4, capace di erogare 75 CV a 8.250 giri/minuto ed una coppia di 68 Nm a 5.750 giri/minuto (ha intervalli di manutenzione richiesti ogni 12.000 km). Infine, Ducati ha realizzato una linea dedicata di accessori e abbigliamento per far vivere ai propri clienti l’esperienza Scrambler a 360 gradi. 

Come va

In Ducati sono stati bravi a coniugare il look da café racer con una posizione di guida non troppo estrema, che avrebbe potuto in qualche modo compromettere troppo il comfort.

Nonostante la presenza dei semimanubri, infatti, il nuovo Scrambler Café Racer non affatica affatto. Durante la prova su strada, che mi ha impegnato per circa 200 km, non ho mai avvertito affaticamento ai polsi. La posizione di guida è sì d’attacco, ma piacevole. Forse la sella non è morbidissima, ma è quasi impossibile chiedere di più da una moto del genere.

Per il resto conserva la facilità di guida dello Scrambler: moto agile, maneggevole, leggera, che mette a proprio agio anche chi non ha esperienza su due ruote. Allo stesso tempo però diverte, e molto, anche il motociclista più esperto. Perché sebbene la potenza sia relativamente contenuta, la spinta del bicilindrico Ducati è corposa, vigorosa: davvero entusiasmante.

Dà il meglio di sé ai bassi e ai medi regimi, con progressione e con un sound molto piacevole; serve a poco invece tirare le marce fino al limitatore (che interviene intorno agli 8.000 giri/min). Buono il comportamento dinamico, le sospensioni non sono rigidissime, assorbono molto bene le asperità dell’asfalto e la guida in città, offrendo un buon sostegno anche alle andature più allegre nel misto.

Solo se si esagera, cercando il limite (inutilmente, in tutta onestà), si può avvertire qualche ondeggiamento o qualche trasferimento di carico. Ma d’altronde, lo Scrambler Café Racer non nasce con l’obiettivo di soddisfare i pruriti degli smanettoni. Infine, mi ha convinto molto anche la frenata.

Il disco singolo con pinza Brembo a quattro pistoncini lavora egregiamente e garantisce ottime performance: non mi aspettavo un’azione così efficace.

Il target di riferimento? Principalmente un pubblico giovane, che come sappiamo è attratto più dalle mode e dal look che dalle performance, ma anche qualche motociclista nostalgico del passato che ha voglia di un mezzo che sia divertente, sportivo, modaiolo e non troppo impegnativo. 

Conclusioni

Mi è piaciuta, credo si sia capito. Non è facile azzeccare una moto del genere. Mette d’accordo tutti: i neofiti e i motociclisti esperti. Il motore scalda un po’, ma è oggettivamente bella da vedere, ha le giuste proporzioni ed è divertente da guidare: i 75 CV del bicilindrico sono quelli giusti per consumare poco, andare a spasso e godersi i passi di montagna. Non è regalata, certo, ma è pur sempre una Ducati. 

Abbigliamento

Casco Nolan N21 Lario

Giacca Tucano Urbano Straforo

Jeans Alpinestars Cooper Out denim pants

Scarpe V’Quattro Game Aplina