Prova su strada

Suzuki Burgman 400 2017: il test

La nostra prova in sella al nuovo maxi-scooter della Casa giapponese

di Francesco Irace -

Il nuovo Suzuki Burgman 400 2017 arriva sul mercato con una nuova veste più sportiva e accattivante, conservando però quelle doti di comfort che ne hanno decretato il successo negli anni. Con 111.144 esemplari registrati in Italia dal lancio (1998) ad oggi, il 400 è il più venduto della famiglia Burgman: probabilmente perché rappresenta la giusta via di mezzo, il perfetto equilibrio che si cerca in un maxi-scooter da utilizzare nel quotidiano e (perché no) nei piccoli viaggi. Ora è anche più leggero e performante ed è commercializzato in tre tinte – nero metallizzato, bianco perlato e grigio metallizzato – con prezzi a partire da 7.899 euro; fino a fine ottobre però Suzuki ha previsto un’offerta lancio di 7.290 euro con quattro anni di garanzia compresi nel prezzo.

Design più moderno e sportivo

La cosa che colpisce di più del nuovo Suzuki Burgman 400 è sicuramente il nuovo look. È più snello rispetto al modello precedente e ha un frontale che comunica una dinamicità come mai prima d’ora. E non è solo merito dei nuovi gruppi ottici a LED (che troviamo anche nel posteriore), perché sono proprio le linee più marcate e meno rotonde a caratterizzare la sua evoluzione stilistica. La nuova indole sportiva è accentuata anche dalla colorazione nera con cerchi rossi e da una posizione di guida tutta nuova. Sebbene la sella sia più spessa di 20 mm rispetto a quella del modello precedente – pur restando la più bassa della categoria con i suoi 755 mm da terra – il pilota è meno infossato e ha una postura che comporta un maggior carico sull’anteriore.

Cambia infatti anche la distribuzione dei pesi e il comportamento dinamico. Il telaio è stato irrigidito e la ruota anteriore è passata da 14’’ a 15’’. Dietro c’è la sospensione Pro-Link con precarico molla regolabile su sette posizione, una esclusiva del marchio giapponese, mentre davanti viene confermata la forcella telescopica da 41 mm. Altro dato rilevante: il peso è calato di ben 7 kg, passando dai 225 kg del modello precedente ai 215 dell’attuale. A spingere il nuovo Suzuki Burgman 400 ci pensa, invece, il monocilindrico a quattro tempi DOHC raffreddato a liquido, Euro 4, da 399 cc a iniezione elettronica da 31 CV e 36 Nm a 4.800 giri/min. Spinge di più ai bassi ed è più efficiente: consuma 4l/100km emettendo 91 gr/km di CO2. Cresce anche l’autonomia, che passa da 301 a 337 km. Completano il quadro la nuova strumentazione multifunzione con display centrale posto tra contagiri e tachimetro e il nuovo parabrezza più compatto.

Si guida meglio e resta comodo

La mossa giusta di Suzuki è stata quella di prendere un best-seller da sempre noto per la sua comodità, fargli una iniezione di sportività e mantenere inalterato il comfort generale. In sella al nuovo Burgman 400 non ci si stanca praticamente mai, sia se si gira in città, sul pavé o sull’asfalto rovinato, sia se si opta per un percorso misto, magari anche ricco di curve, dove ci si può anche divertire in sicurezza. Grazie allo schienalino lombare regolabile è possibile trovare la posizione più adatta alle proprie esigenze. E i meno esperti potranno contare, oltre che sulla sella molto bassa da terra, anche sulla presenza di pedane ben rastremate che consentono di mettere con facilità i piedi a terra.

La nuova forma dello scooter ha solo penalizzato un po’ la capacità di carico. Il vano sottosella è più piccolo ma riesce tuttavia a ospitare un casco integrale e un demi-jet grazie ai suoi 42 litri di capienza. E per altri oggetti più piccoli si può sempre contare sulla presenza di comodi vani portaoggetti situati nel retroscudo (in uno dei quali c’è la comoda presa da 12V per ricaricare lo smartphone). Buona la franata, dotata di ABS di ultima generazione più leggero e basata su un doppio disco anteriore e un disco posteriore. Per la sosta “in pendenza” c’è anche il freno di stazionamento. L’assetto è piuttosto morbido, come è giusto che sia, ma offre comunque un buon sostegno quando necessario. Non c’è il controllo della trazione, ma francamente non se ne sente la mancanza. Insomma, a mio avviso il Burgman 400 è migliorato proprio dove doveva senza però perdere la sua identità.