• pubblicato il 16-09-2015

Nello studio di Aldo Drudi, il designer dei caschi dei campioni

di Stefano Valente

Abbiamo visitato lo studio del designer romagnolo

In occasione della visita al Circuito di Misano per la presentazione della nuova tuta di Enea Bstianini targata Skylanders Superchargers, abbiamo avuto anche il piacere di incontrare Aldo Drudi che da oltre vent'anni elabora le tute e i caschi per i migliori piloti del mondo.  

Entrando nel suo studio c'è un dettaglio che colpisce subito anche l'occhio meno attento: si tratta di un enorme finestrone che occupa un'intera parete e che si affaccia sulla riviera. Originalmente l'appartamento utilizzato come studio non aveva questa vista, ma Drudi decidere di far abbattere il muro per crearla.  

Questa curiosità è rappresentativa di un modo di pensare e vedere le cose, di un approccio che inevitabilmente si ripresenta anche nello studio dei lavori e che può in parte spiegare l'enorme successo di Drudi e del suo studio che può vantare collaborazioni con Ducati, Yamaha, Honda, Dainese e tante altre aziende e piloti.  

In tutto questo, la lavorazione dei caschi (l'aspetto più conosciuto del suo lavoro) rappresenta a detta sua soltanto il 20% del carico, con un impegno molto ampio dedicato alla cura generale dell'immagine del pilota: dal casco, alla tuta, passando per le personalizzazioni estetiche della moto alla cura generale dell'immagine del pilota.  

L'aspetto estremamente giovanile di Drudi è dovuto ad una forma di "vampirismo" (così definito scherzosamente da lui stesso): da decenni ormai lavora a stretto contatto con i giovani, vedendo ogni anno arrivare le nuove leve, il cui contatto inevitabilmente ha un impatto anche su di lui, soprattutto considerando il rapporto stretto che si lega spesso con gli atleti, un requisito questo necessario per la riuscita di buon lavoro che sia frutto della collaborazione tra le due parti.  

Drudi però è anche molto attento alla sicurezza e alla tecnologia che permette ai piloti di essere sempre più al sicuro in pista, per quanto sia possibile. Ad esempio la sua collaborazione con Dainese si è interrotta nel momento in cui non ha più intravisto nell'azienda quello spirito di interesse nel pilota che portò anni fa alla creazione del carapace senza neanche brevettarlo: era semplicemente giusto condividerlo con tutti, per il bene dei piloti.  

Allo stesso modo Drudi, proprio come con la finestra a cui accennavamo all'inizio, trova soluzioni ingegnose per problemi importanti: prendiamo per esempio la tuta, che rischia di irrigidire il pilota. Drudi ci spiega come lasciare il pilota libero di muoversi, anche nelle cadute, sia uno dei requisiti fondamentali per metterlo in sicurezza, poiché una tuta rigida blocca i movimenti. Con questi presupposti nasce quindi la tuta di Valentino di qualche anno fa che fu la prima ad introdurre delle sezioni elastiche per lasciare il pilota più libero e quindi sicuro.  

Sulla questione della sicurezza ci sarebbe molto altro da approfondire, come ad esempio il fatto che gli standard di sicurezza dei caschi siano al momento creati dalle aziende stesse che li producono, impedendo di fatto l'uso di tecnologie più avanzate per la sicurezza dei piloti. Drudi è critico nei confronti di questi aspetti del settore, ma continua il suo lavoro con la naturalezza di uno che sa che dove c'è un muro che ostruisce la via, lo si può sempre abbattere. 

Nello studio di Aldo Drudi, il designer dei caschi dei campioni

L'opinione dei lettori