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  • pubblicato il 22-09-2015

Auto connessa, tecnologie e applicazioni: il punto della situazione

di Stefano Valente

Sistemi operativi, protocolli di comunicazione e prospettive del settore

Il progresso tecnologico del settore automotive passa attraverso molteplici strade e una di queste è attualmente molto affollata. Parliamo ovviamente della corsa alle Connected Cars, un aspetto dell'auto che fa gola a molti e nel quale si stanno tuffando costruttori di auto, produttori di smartphone e schede video e ovviamente colossi come Google ed Apple. Attualmente però, nonostante non si parli d'altro, la situazione stenta a decollare a causa di diversi problemi, quali ad esempio la frammentazione dei sistemi: manca ancora una piattaforma comune su cui si possa lavorare, senza considerare i protocolli di comunicazione più disparati usati da ogni costruttore.
Vediamo dunque di fare insieme un po' di ordine e fare il punto della situazione su questo vaso di Pandora che il mercato dell'automotive si appresta ad aprire.

Sistemi operativi

Partiamo dai sistemi operativi, ovvero dai software che all'interno dell'auto gestiscono tutto l'infotainment e le funzioni delle connected cars. Al momento sono tre le principali alternative a disposizione degli automobilisti: CarPlay di Apple, Android Auto di Google e quel mondo confuso di SO proprietari delle singole case automobilistiche.

CarPlay e Android Auto non sono altro che due sistemi operativi in grado di visualizzare sullo schermo le informazioni provenienti dallo smartphone (iPhone nel primo caso e Android nel secondo). Le funzionalità di CarPlay comprendono la possibilità di interagire con Siri, il controllo dei messaggi e del telefono, la navigazione satellitare delle mappe e la riproduzione dei brani musicali. Android Auto invece al momento supporta, oltre a queste funzioni, anche una navigazione web. Altre funzioni potrebbero essere sbloccate in futuro stando a quanto scoperto nel codice del sistema operativo.  

CarPlay e Android Auto

Il primo ad essere stato annunciato è stato CarPlay e nonostante un iniziale entusiasmo manifestato da praticamente tutti i più importanti costruttori del mondo, è attualmente disponibile nativamente a bordo di poche auto tra cui la Ferrari FF, la Volvo XC90 e la Hyundai Sonata.

La stessa situazione si ripresenta per Android Auto, annunciato ormai più di anno fa e che stenta ancora a trovare la distribuzione capillare che ci si sarebbe aspettati, considerando la popolarità degli smartphone con Android. Nonostante quindi l'interesse, anche in questo caso, attualmente il sistema operativo per motori di Google si trova a bordo di tre Skoda (Octavia, Superb e Fabia), sulla Hyndai Sonata e sull'Honda Accord. La lista è comunque destinata ad allungarsi nel futuro prossimo. 

Chi fa da se fa per tre? 

La terza via che gli automobilisti possono trovare a bordo è al momento la più diffusa, ovvero i sistemi operativi sviluppati ed equipaggiati dai costruttori stessi. Spesso si tratta di versioni custom di Android (come nel caso delle Mazda) o si sistemi basati su Windows (come nel caso di FordSync, almeno sino alla sua seconda versione). Il principale svantaggio di un SO di questo tipo è che difficilmente si può avere un'ampia scelta di app come su smartphone.
Un aspetto importante da considerare infine è che in alcuni casi gli automobilisti non sono costretti a scegliere: ad esempio la sopracitata Hyundai Sonata riconosce lo smartphone collegato e in base al SO del device avvia CarPlay o Android Auto. Questa potrebbe essere una scelta adottata da molti costruttori ed è quanto meno auspicabile un approccio del genere.

Infine bisogna ricordare che in alcuni casi gli automobilisti possono prendere in mano la situazione installando dei sistemi di infotaiment che supportino la rivoluzione di Apple e Google: Pioneer ad esempio ha attualmente in commercio (non qui in Italia) alcuni modelli di "autoradio" (termine riduttivo) in grado di supportare il sistema operativo di Google. I prezzi tuttavia restano per il momento quasi proibitivi.

L'alternativa: MirrorLink

Un'alternativa interessante a questi sistemi operativi è rappresentata da MirrorLink che come lascia intuire il nome non fa altro che proiettare sullo schermo dell'auto quel che è visualizzato sullo schermo dello smartphone. Questo standard comunicativo è supportato da un consorzio, il Car Connectivity Consortium (CCC), ed è attualmente presente su un numero crescente di auto, tra cui: Chevrolet Sail, Citroen Berlingo e C1, un buon numero di Honda (Civic Tourer, CR-V, Jazz, Odyssey, Crider, Jade, Civic, Accord), Mercedes Classe A, Peugeot (Partner, 108, 208), Seat (vari modelli di Leon, Alhambra, molte versioni delle Ibiza, Toledo), Skoda (Superb, Yeti, Fabia, Octavia e Rapid), Smart (fortwo e forfour), Toyota (Aygo e Crown) ed infine Volkswagen (Polo, Passat, Golf, Beetle, Touran, Sharan, Tiguan e Scirocco).

Tra i produttori di smartphone troviamo a supportare MirrorLink con diversi modelli Samsung, HTC e Sony. Nel caso poi la vostra auto non supporti MirrorLink, Pioneer ha ben quattro sistemi in vendita che possono provvedere al problema.
La diffusione di Mirrorlink è facilmente spiegabile con la sua estrema semplicità: basta collegare via USB lo smartphone e si continua con la stessa identica esperienza del telefono, senza interruzioni o limiti. Come svantaggio bisogna sottolineare che CarPlay e Android Auto hanno delle interfacce utente ripensate per l'automobilista e che quindi, pur limitando alcune funzioni, sono più adatte alla guida.

Questione di comunicazione 

Ma come comunicano questi sistemi operativi con le nostre auto? Una soluzione adottabile è, banalmente, la porta USB attraverso con la quale si può collegare il device con un cavo. L'auto riconosce lo smartphone e avvia il sistema operativo supportato. Al momento sia CarPlay che Android Auto possono essere connessi all'auto solo attraverso porta USB. Come già sottolineato, anche MirrorLink funziona attraverso porta USB e questa al momento sembra essere la connessione privilegiata, ma non certo l'unica.

Alcune funzioni, che potremmo definire "smart" perché non proprio da connected cars, possono essere sfruttate dall'automobilista utilizzando la connessione bluetooth o la porta ODB dell'auto, anche se nel primo caso si limitano a funzioni vocali minime e al controllo della musica, mentre nel secondo caso siamo di fronte a dati di diagnostica utili, ma non strettamente inerenti all'infotainment.

La strada giusta 

Uno snodo strategico nella corsa alle connected cars (e soprattutto alla loro evoluzione, ovvero le auto senza pilota) è rappresentato dalle mappe. Possedere delle mappe proprietarie significa infatti non dover dipendere da nessuno (ad esempio da Google). Questo è il caso di Uber, che si vocifera stia investendo in un territorio in competizione con Google, ovvero quelle delle macchine autonome ed era quindi interessata a comprare HERE, il servizio di mappe di Nokia. Ad aggiudicarselo è stato un consorzio di costruttori tedeschi che in tal modo si è assicurato un tassello importante per il futuro dell'auto connessa.

Una mano (invisibile) per parcheggiare 

Un altro passo fondamentale nello sviluppo delle auto senza pilota è la capacità di queste ultime di parcheggiarsi autonomamente. Si tratta di una funzione presente su alcune auto in vendita già da diversi anni. Gli assistenti di parcheggio sono in grado di compiere sia parcheggi paralleli alla strada che ad angolo retto e tra le auto con questa funzione troviamo Citroen C4 Grand Picasso, numerose Ford, Honda Odyssey VTi-L, Toyota Prius V-itech e numerose Volkswagen.

L'auto senza pilota

Il traguardo alla fine della gara è uno solo: arrivare alla creazione dell'auto senza pilota. Questa competizione futuristica è in realtà qualcosa di molto concreto e che potremo vedere in un futuro più prossimo di quanto immaginiamo. Al momento Google è l'azienda che si è esposta maggiormente, mostrando il suo prototipo di Google Auto in diverse occasioni. Forte della tecnologia di Android Auto, di Google Maps e della tecnologia sviluppata nei Laboratori X, la Google Auto sembra essere a buon punto. Non è più un mistero inoltre che anche Apple e Uber stiano investendo e ricercando in questo settore.
Anche i costruttori di auto sono ovviamente interessati a questo settore, ad esempio Audi ha dato prova di essere sulla buona strada: durante l'ultimo CES di Las Vegas ha infatti fatto percorrere ad una sua auto senza pilota (una A7) un tragitto molto lungo con a bordo alcuni giornalisti che hanno poi raccontato la loro esperienza.

Siamo di fronte dunque ad un importante fase di cambiamento per il mercato dell'automotive, nel quale si stanno inserendo anche attori solitamente non presenti in scena, segno più che mai inequivocabile di quanto spazio ci sia per lo sviluppo e l'ampliamento del settore e di quanto questo faccia gola a tutto il mondo.

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