• pubblicato il 06-03-2011

Jaguar XJ: la prova completa

di Marco Coletto

La lussuosa ammiraglia britannica è l'alternativa più concreta alle "solite" tedesche: sicura e sportiva, pecca alla voce "praticità". Il verdetto di Panoramauto sul numero di marzo

Stufi delle "solite" ammiraglie tedesche? La Jaguar XJ potrebbe fare al caso vostro. I giornalisti di Panoramauto hanno toccato con mano la lussuosa quattro porte britannica: il verdetto sul numero di marzo.

Dopo aver mantenuto praticamente immutata per decenni la linea (impossibile dimenticare i quattro fari anteriori tondi) gli stilisti di Coventry hanno rivoluzionato completamente il design del loro prodotto di punta. Un tocco di modernità che ha riguardato anche il leggero telaio in alluminio. Le prestazioni elevate e l'eleganza degli interni sono invece rimaste fedeli alla tradizione.

Il lavoro degli ingegneri per ridurre il peso della vettura non ha purtroppo coinvolto la chiave (un blocco di un etto grande quanto un telefonino): per fortuna basta tenerla in tasca per aprire le porte ed accendere il motore 3.0 turbodiesel (vivace già a 1.800 giri). Gli ingombri considerevoli (oltre cinque metri di lunghezza, consigliamo la telecamera posteriore che costa 300 euro) rendono difficoltoso affrontare il traffico cittadino ma ci si può consolare con un assetto "coccoloso" e un cambio automatico "soft" nei passaggi marcia.

L'habitat ideale dell'ammiraglia british è senza dubbio l'autostrada: basta impostare il cruise control (quello adattivo costa 1.870 euro) per affrontare viaggi da favola con consumi (13 km/l rilevati) tutto sommato accettabili. Il rumore è evidente ma mai fastidioso e in caso di emergenza il pedale del freno è sempre pronto.

La sportività non manca: premendo il tasto con la bandiera a scacchi la strumentazione digitale si illumina di rosso, la cambiata diventa più rapida, le sospensioni si irrigidiscono e il pedale dell'acceleratore guadagna in prontezza. Dopo una "cura" del genere l'unica delusione nelle curve tortuose arriva dallo sterzo un po' troppo leggero. Le quattro ruote sterzanti (non disponibili, a differenza della BMW serie 7) avrebbero offerto ancora più maneggevolezza.

Passiamo all'abitacolo, il vero punto forte di ogni Jaguar: le finiture sono di altissimo livello (pelle pieno fiore ovunque e inserti in radica, quercia, ebano, olmo o fibra di carbonio), così come la tecnologia di bordo. Il navigatore satellitare "touch", ad esempio, offre la funzione Dual View che consente ai passeggeri anteriori di visualizzare due contenuti diversi sullo stesso schermo (per chi non può rinunciare alla TV il sintonizzatore si paga 1.280 euro). Interessante anche l'impianto audio Bowers&Wilkins con 20 altoparlanti (3.030 euro). L'abitabilità è ottima per tutti gli occupanti mentre il bagagliaio è penalizzato dall'assenza degli schienali posteriori abbattibili e della sacca portasci.

Se paragonata alle rivali tedesche (Audi A8, BMW serie 7 e Mercedes classe S) la XJ "base" è la seconda più cara dopo la "segmento F" della Stella. Va detto, però, che la dotazione di serie è più ricca (navigatore e tetto apribile in primis) e il propulsore ha ben 275 CV.

Il listino degli optional è abbastanza completo - consigliamo i cerchi da 19" (1.530 euro), il climatizzatore quadrizona (500 euro) e la ruota di scorta (100 euro) - anche se si avverte la mancanza della trazione integrale e di accessori hi-tech come il Night Vision o l'Attention Assist. La dotazione di sicurezza è buona ma va integrata con una serie di accessori a pagamento come i fari adattivi con abbaglianti intelligenti (940 euro) e il monitor per l'angolo cieco (660 euro) Il consumo medio dichiarato è di 14,3 km/l, quello rilevato intorno ai 10 km/l.

Jaguar XJ: la prova completa

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