Sergio Marchionne e Fabio Fazio
  • pubblicato il 25-10-2010

«Senza l'Italia Fiat farebbe meglio»: il Marchionne pensiero a "Che tempo che fa"

di Marco Coletto

«Senza l'Italia Fiat farebbe meglio». Le dichiarazioni di ieri sera dell'ad del Lingotto Sergio Marchionne durante il programma "Che tempo che fa" su Rai Tre stanno facendo parecchio discutere.

Durante la lunga intervista condotta da Fabio Fazio il numero uno del colosso torinese ha snocciolato alcuni dati: «Nemmeno un euro dei 2 miliardi di utile previsto per il 2010 arriva dall'Italia. Non si può continuare a gestire in perdita, altri avrebbero guardato altrove». Il problema principale riguarda la produttività, nota dolente del nostro sistema economico: «Attualmente i 6.100 dipendenti polacchi producono lo stesso numero di auto (650.000, ndr) dei 22.000 operai di tutte le fabbriche italiane. Siamo al 118° posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48° per competitività. Non c'è nessuno straniero che investe qui ma non è colpa dei lavoratori».

A differenza di quanto si può pensare, però, la Fiat non intende staccarsi dal Bel Paese, ma più semplicemente ottimizzare la produzione. «La proposta che abbiamo fatto» - ha continuato il manager italo/canadese - «è dare alla rete industriale la capacità di competere con le nazioni vicine: in cambio sono disposto a migliorare i 1.200 euro di stipendio (in Germania si arriva a circa 1.500, ndr)».

Il riferimento è alle regole approvate per Pomigliano che presto verranno estese anche a Melfi (allo stato attuale lo stabilimento italiano di Fiat che produce più vetture) e ai contrasti con i sindacati. L'investimento di 20 miliardi di euro nel progetto Fabbrica Italia, non condiviso dalla Fiom-Cgil, sta facendo storcere il naso anche alle altre sigle: l'ultima opposizione riguarda le tre pause di 10 minuti anziché due da 20 (secondo Marchionne il sistema «è già presente a Mirafiori e i dieci minuti di lavoro in più vengono pagati»).

Il Governo, le sigle confederate e la Confindustria hanno prontamente replicato alle parole dell'ad Fiat. Secondo il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Maurizio Sacconi «è legittimo invocare maggiore produttività ma ricordarsi anche che la maggioranza del sindacato e delle istituzioni si sono già rese concretamente disponibili ai necessari cambiamenti». Per Giorgio Airaudo della Fiom Marchionne «parla come se la Fiat fosse una multinazionale straniera» mentre per il presidente dell'associazione degli industriali (nonchè numero uno della Brembo, azienda lombarda leader nel mercato degli impianti frenanti che registra i maggiori utili in Polonia e Brasile) «la competitività di un Paese non è solo una questione di costo del lavoro, ma anche di energia, fisco e infrastrutture».

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