• pubblicato il 20-03-2011

Subaru Legacy: la prova completa

di Marco Coletto

Da fuori sembra una berlina come tante ma basta un'analisi più approfondita per scoprire sotto la pelle la trazione integrale permanente e un motore boxer turbodiesel. Sicura e ben dotata, delude nello sterzo, nel comfort e nel bagagliaio: l'esito del test su Panoramauto di marzo

La Subaru Legacy può sembrare una berlina come tante altre ma basta analizzarla nei dettagli per scoprire che non è così. Sotto la pelle, infatti, troviamo la trazione integrale permanente e un motore turbodiesel boxer.

La linea non brilla per originalità mentre sotto il cofano si trova un propulsore (unico nel suo genere) che è la fine del mondo: oltre ad essere particolarmente silenzioso sorprende per l'elasticità (da 1.500 a 4.000 giri spinge che è una meraviglia). Senza dimenticare la tenuta di strada: l'eccellente distribuzione dei pesi garantisce un comportamento preciso e sicuro su qualsiasi tipo di fondo.

Lo sterzo, pur non essendo diretto, soddisfa ed è ben abbinato ad un assetto neutro che apprezza i cambi di direzione. Solo all'anteriore si avverte un leggero rollio ma quello che più sorprende è la sensazione di essere incollati alla strada senza bisogno dell'aiuto dell'ESP (che comunque è presente di serie, sia chiaro). Il  cambio ha una corsa un po' lunga e innesti gommosi (purtroppo la trasmissione automatica non è disponibile) mentre la frizione è facilmente modulabile.

La versione Dynamic (la più cara e ricca della gamma) provata dai giornalisti di Panoramauto costa 34.631 euro e comprende di tutto e di più: gli unici optional sono il navigatore satellitare (1.950 euro) e la vernice metallizzata (500 euro). La svalutazione è elevata (la variante station wagon è più facile da rivendere sul mercato dell'usato) e i consumi sono relativamente contenuti: 12,6 km/l rilevati.

Subaru Legacy: la prova completa

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