• pubblicato il 29-08-2010

Toyota Prius Plug-in: l'ibrida "alla spina"

di Marco Coletto

Bisognerà attendere ancora due anni prima di vedere la Toyota Prius Plug-in in listino. Grazie a due pacchi aggiuntivi di batterie al litio (ricaricabili in un'ora e mezza) l'ibrida giapponese potrà percorrere oltre 20 chilometri ad emissioni zero. La prova completa su Panoramauto di settembre.

L'ultima evoluzione della Prius mantiene le caratteristiche tipiche del modello già in commercio: assetto poco morbido, sospensioni confortevoli e scarsa visibilità. Nella versione "alla spina" la frenata è più modulabile e per sfruttare al meglio la riserva di energia accumulata basta accelerare gradualmente per ritrovarsi a 100 km/h senza la necessità del motore a benzina. In autostrada, invece, il sistema interviene solo nelle fasi di massima accelerazione.

Inutile pretendere dall'ibrida Toyota la sportività. Lo sterzo e il propulsore convincono solo fino ad un certo punto: aumentando il ritmo si avverte un forte coricamento laterale e una flessione della spalla degli pneumatici.

Escludendo il messaggio di "ricarica effettuata" che accoglie il guidatore quando sale a bordo l'abitacolo è identico alla versione di serie: il pavimento piatto e il divano confortevole garantiscono comodità anche nei viaggi lunghi. L'ergonomia non è il massimo (bisogna prendere confidenza con i vari dispositivi presenti), così come le finiture: le plastiche della plancia sono rigide ma ben assemblate.

I vantaggi della Plug-in si avvertono solo nei tragitti brevi: entro i 20 km (casa-ufficio) è imbattibile, oltre i 100 km il peso maggiore e l'esaurimento della quota di carica supplementare favoriscono la sorella più economica.

Toyota Prius Plug-in: l'ibrida "alla spina"

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