• pubblicato il 30-09-2011

"Donne al volante, pericolo costante"... Il gentil sesso, le auto e i pregiudizi: è tutto vero?

L'esperienza di guida vista dagli occhi del gentil sesso, fra accuse vere o finte, handicap genetici e bambini

La nonna di chi scrive era straordinariamente moderna e autonoma - professoressa all'università, a 80 anni ha iniziato a scrivere con il computer, a 20 (nel lontano '33) se ne era andata da sola un anno a Praga per imparare le lingue dell'est europeo, negli Anni 20 aveva posseduto una delle prime automobili di Trieste, cose così.

Eppure, ogni volta che entrava in macchina non faceva in tempo a sedersi che l'amatissimo marito (uno dei peggiori guidatori della storia) era preso da attacchi di tale nervosismo che la forzava a lasciare il volante in un nanosecondo.

La storia ci è tornata in mente mentre ragionavamo su cosa scrivere per la nostra sezione auto donna e ci ha naturalmente spinto verso l'annosa questione: perché diamine il gentil sesso ha una così cattiva fama al volante?

Proviamo a capirlo (e una premessa qui è d'obbligo per evitare fraintendimenti, chi scrive rientra nella categoria delle fanciulle - molto - mal viste al volante).

Questione di DNA?

Partiamo proprio dai fondamentali, il difetto ce lo portiamo dietro dalla nascita: la genetica.

Che favorisce il rapporto maschio-automobile: difficile che un bimbo non si emozioni quando gli si presenta un'automobilina, ma posta di fronte alla scelta tra una bambola e una macchinina, è quasi impossibile che la bimba scelga la seconda.

Aggravate dalla tara genetica, arriviamo all'adolescenza sognando l'automobile, quella cosa che dotata di 4 ruote e dal brand cool (ai tempi di chi scrive se non avevi una Golf non eri nessuno) permette l'affrancamento familiare e l'affermazione sociale.

Prestazioni o comodità?

Ma della macchina cosa ne sappiamo? Il volante è quella cosa rotonda che serve a fare manovra, il motore un noioso dettaglio. I freni, i consumi e i pneumatici? Boh...

Cruciale invece il jack per l'ipod e non dimentichiamo il colore, che non arrivi sbagliato perché se no la macchina fa schifo.

Per un maschio, invece, l'automobile è qualcosa allo stesso tempo di mistico e concreto, un sogno che si realizza ma anche un insieme armonioso e magico di dettagli tecnici affascinanti.

Basta una R o un S in più nel nome per mandarli in visibilio, sanno già cosa vuol dire tecnicamente. Per noi è solo una lettera in più, se non stona sulla carrozzeria va bene, altrimenti meglio prendere un altro modello.

Sopravvivere ai pregiudizi

Ed eccoci arrivate all'età adulta: il rapporto con il mezzo meccanico liberato dall'aurea di misticismo è diventato una solida collaborazione, e con qualche anno di guida alle spalle - responsabilità di vario genere, bambini o meno da trasportare - scivoliamo sulle strade scatenando le critiche del sesso opposto.

Prima domanda, perché ora e non quando eravamo neopatentate? Non sappiamo rispondere. Escludiamo però il vantaggio estetico, da macchina a macchina le rughe non si vedono così bene.

E quindi? Ci meritiamo le ire funeste dei guidatori maschi? I dati a disposizione non sono molti - il rischio di essere spacciati per maschilisti sono troppi - ma qualcosina c'è.

Secondo una ricerca americana dell'anno passato le donne sono più prone ad avere incidenti e sarebbe dimostrato che hanno più problemi con gli incroci.

Un motivo possibile è che essendo tendenzialmente più basse, hanno maggiori difficoltà a vedere quello che succede intorno alla macchina. Da parte loro gli uomini hanno maggiore facilità a percepire le tempistiche e la velocità e si costruiscono in testa schemi 3D che li aiuterebbero ad affrontare più efficacemente le situazioni di guida.

Ancora, a loro vantaggio, ci sarebbe la loro tendenza a guidare di più, e quindi in fin dei conti la maggiore esperienza.

A ciò aggiungiamo - ma non abbiamo dati statistici a supporto della nostra ipotesi - che le donne sono tendenzialmente multitasking, e - mentre è molto utile esserlo in casa o sul lavoro - fare più cose contemporaneamente quando si guida è un vero male.

Inoltre il gentil sesso è tendenzialmente più timoroso, e in macchina questo spesso si trasforma in incertezza (che sulle strade è disastrosa).

Tutto in famiglia

Last but not least, le donne spesso portano bambini in automobile, e pochi elementi portano alla distrazione quanto sanno fare loro.

Impossibile resistere alla tentazione di un altro esempio personale: uno dei giochi preferiti di scrive, quando a due anni andava in macchina con sua mamma alla guida e se ne stava parcheggiata da sola sul sedile di dietro (a quei tempi i seggiolini non esistevano), era metterle le mani sugli occhi e chiederle "indovina chi è". Parlando di distrazioni...

Ma siamo effettivamente peggiori degli uomini al volante? Il giudizio di chi si scrive è ahimé .

Se prevale il lato "debole", perché conosciamo meno le automobili, abbiamo più paura, siamo più incerte e insicure; se prevale il lato "forte", perché - alla fine - paradossalmente siamo molto più aggressive dei maschi, e quindi comunque di difficile convivenza.

E voi che tipo di donne al volante siete?

"Donne al volante, pericolo costante"... Il gentil sesso, le auto e i pregiudizi: è tutto vero?

L'opinione dei lettori