• pubblicato il 07-07-2015

Ibrido Infiniti, dal circuito alla strada

Infiniti punta sull’ibrido per incrementare le performance delle sue vetture stradali, una tecnologia in continuo sviluppo sulla monoposto RB11 di Infiniti Red Bull Racing

Il fiore all’occhiello delle vetture Infiniti è il powertrain ibrido, che ha debuttato per la prima volta nel 2011 sulla M35h (ora rinominata Q70), una lussuosa berlina che si è guadagnata un posto nel Guinness dei Primati per essere l’ibrida dall’accelerazione più veloce al mondo. Ora, con la Q50 Hybrid, il record è stato superato. Lo sviluppo del sistema ibrido? Procede con la monoposto RB11 di Infiniti Red Bull Racing, sulla quale questa tecnologia è spinta sempre al limite per offrire performance sempre più elevate.

Quando ibrido significa prestazioni

Quando debuttò la Toyota Prius, quasi vent’anni or sono, il sistema ibrido era orgoglio di mobilità sostenibile. Oggi il marchio di lusso giapponese usa questa tecnologia per offrire performance superiori.

C’è anche l’aspetto della riduzione dei consumi e delle emissioni, riscontrabile soprattutto in ambito urbano, ma è quando si affonda il pedale del gas guidando una Q50 Hybrid (o una Q70 Hybrid) che si assapora il piacere del sistema ibrido: grazie alla coppia del motore elettrico, disponibile fin da subito, la spinta è corposa e immediata. Tanto per rendere l’idea delle sue prestazioni, l’Infiniti Q50 scatta da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi. Davvero non male per una grande berlina da oltre 1,7 tonnellate.

Dopo aver aperto la strada all'uso della tecnologia ibrida nel settore automobilistico premium, gli ingegneri del Gruppo stanno lavorando per migliorare le performance di questo sistema e sottolineare le credenziali di Infiniti come leader nel settore.

Lo sviluppo del powertrain ibrido

La sfida dei costruttori è quella di offrire prestazioni elevate tutelando allo stesso tempo l’ambiente, e la tecnologia ibrida è quella più attuabile, almeno nel prossimo futuro. I motori completamente elettrici infatti hanno ancora troppe controindicazioni, a cominciare dall’autonomia limitata per continuare col peso eccessivo delle batterie e le scarse infrastrutture per la ricarica dei veicoli.

La Formula 1, massima espressione della tecnologia quando si parla di auto, è alla ricerca continua di un sistema ibrido veloce ed efficiente.

Monoposto e Q50 Hybrid, stesso sistema con le dovute differenze

La monoposto di Infiniti Red Bull Racing e l’Infiniti Q50 Hybrid (possiamo includere anche la Q70 Hybrid) sono entrambe equipaggiate con un motore a benzina V6 (1.6 litri turbo per la prima e 3.5 naturalmente aspirato per la seconda) abbinato a un motore elettrico.

In entrambi i casi l’obiettivo è di incrementare le prestazioni, ovviamente con esigenze diverse: la batteria della monoposto deve essere leggera (pesa 25 kg), fornisce una potenza di 161 CV e 150 Nm per un periodo temporale di 33 secondi (quello che serve in un giro di pista) e si scarica, per poi ricaricarsi completamente, fino al 100%. Un processo che stressa non poco la batteria agli ioni di litio, che però può essere sostituita ad ogni gara.

Quella delle Q50 Hybrid pesa circa il doppio, fornisce 67 CV e 290 Nm e se la carica scende sotto il 20% il motore termico si mette in moto per ricaricarla. Qui lo scopo è lo stesso: incrementare le prestazioni della vettura, ma anche fornire il surplus di potenza per un periodo temporale superiore, e soprattutto assicurare una longevità nettamente superiore: se la durata della vita utile delle batterie, nel caso della monoposto, è un aspetto irrilevante, sulla Q50 diventa fondamentale. La Casa consiglia la sostituzione dopo 5 anni, quando la capacità si aggira intorno all’80%.

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