• pubblicato il 28-04-2016

Volkswagen: Muller parla del futuro del marchio

In arrivo una decisa offensiva di novità di prodotto, dai Suv più piccoli fino all’auto elettrica e alle cosiddette budget car

Lo si immaginava e oggi si è avuta la conferma. Il 2016 per il gruppo Volkswagen non sarà semplice. Lo ha dichiarato senza giri di parole Matthias Muller, alla annuale conferenza di bilancio, nella sede centrale di Volkswagen a Wolfsburg. Archiviato il 2015 con una vendita di 9,9 milioni di auto (-2% sul 2014) e con una perdita a bilancio di 4,1 miliardi di euro a causa di accantonamenti vertiginosi per sostenere gli effetti del dieselgate pari a 16,2 miliardi di euro, Muller ha precisato che transizione è un concetto positivo, perché servirà a porre le basi per una nuova Volkswagen, più snella e dinamica. Dopo essersi ulteriormente scusato perché il gruppo ha infranto le regole e i limiti etici ai quali un costruttore deve sottostare e che VW sta mettendo il massimo impegno per riconquistare la fiducia dei clienti, Muller ha poi insistito e molto sul fatto che l’azienda è in salute (lo provano i 24,5 miliardi di liquidità), è forte e vuole giocare un ruolo di primo piano nelle sfide che attendono il mondo della mobilità.

«Il 2016 sarà un anno fondamentale, nel quale VW accelererà i processi di trasformazione», ha dichiarato il Ceo: «So che molti si aspettavano già oggi i risultati del primo trimestre 2016, ma non possiamo ancora darli nel dettaglio, lo faremo alla prossima conferenza, il 31 maggio. Posso dire che siamo abbastanza soddisfatti: abbiamo venduto 2,508 milioni di auto in tre mesi, con un piccolo incremento dello 0,8 per cento. Tutti i nostri brand vanno bene, registriamo solo una flessione dell’1,3% di auto Volkswagen». Per quanto riguarda i risultati economici attesi per il 2016, l’ipotesi del vertice tedesco è una stabilizzazione delle vendite sui dieci milioni di auto, una piccola contrazione del fatturato intorno al 5 per cento, ma, ciononostante, la certezza di riportare in utile il gruppo, riducendo i costi e migliorando le sinergie tra i marchi.

Muller, sempre pacato, si è anche tolto un sassolino dalla scarpa, dichiarando che è finita l’epoca della caccia ai record di vendite degli anni passati (tipica della gestione del suo predecessore, Martin Winterkorn, costretto poi a lasciare l’azienda dopo lo scandalo dei motori diesel negli USA). La priorità, ora, per il gruppo Volkswagen è far crescere la fiducia e la credibilità nell’azienda e di garantire un futuro ai 610 mila dipendenti in tutto il mondo.

«Questo non significa sopprimere le nostre ambizioni», ha precisato Muller: «non ci tiriamo indietro. Sta per partire una decisa offensiva di novità di prodotto, dai Suv più piccoli fino all’auto elettrica e alle cosiddette budget car, nuovi modelli più economici per i mercati emergenti, come la Cina. La budget car sarà un nuovo marchio».

In Volkswagen sono convinti che ci saranno cambiamenti radicali nella mobilità individuale: l’auto sarà sempre più intelligente (guida autonoma), confortevole, tecnologica e sicura. E che cambierà anche il modo di usarla e possederla (car sharing, rent a car diffusi). Per restare tra i leader sono necessari investimenti rilevanti (che VW non ha infatti intenzione di tagliare) e nuove partnership, anche con aziende che non c’entrano nulla con l’automotive. A questo riguardo Muller ha smentito decisamente che siano in corso trattative con Apple e Google, come pure si diceva da tempo. Ha annunciato che presto verranno comunicate e ha aggiunto che la strada della cooperazione tra industrie sarà sempre più importante. Un esempio? La produzione delle batterie per le auto elettriche. «Se si continua a pensare di saper fare tutto da soli, si sbaglia», ha detto Muller: «Abbiamo già in corso partneship con aziende digitali per soluzioni innovative, abbiamo costituito tre centri di ricerca dove collaborano designer e esperti di digitalizzazione a Belmont in Usa, a Postdam in Germania e a Pechino. Il futuro sarà la mobilità elettrica e ci arriveremo ben preparati».

In questo ambito, oltre al marchio per vetture a basso costo, i tedeschi stanno pensando di crearne uno specifico per le auto elettriche, mettendo insieme le conoscenze tecnologiche di Porsche e Audi, i due marchi di Volkswagen Group che più stanno lavorando in questo settore.

Insomma, in Volkswagen non nascondono che la gestione della crisi del dieselgate sarà onerosa e complessa, ma sono anche determinati nel trasmettere ai mercati fiducia nelle proprie capacità e nella solidità dell’azienda. Tanto che alla domanda se il gruppo stia considerando di vendere qualche marchio per far cassa (ricordiamo che oltre a VW, controlla Audi, Porsche, Seat, Skoda, Bentley, Bugatti, Lamborghini, Ducati, Man, Scania), Muller è stato superdeciso nello smentire: «I marchi sono la nostra forza!».

Nonostante le domande a mitraglia sull’accordo annunciato con le autorità americane per la soluzione del dieselgate, Muller è rimasto impassibile (non posso entrare nei dettagli, non mi è concesso) fino a quando non gli è stato chiesto di raccontare com’era andato l’incontro con Barack Obama, a margine del vertice con il cancelliere Angela Merkel, la settimana scorsa. Gli è scappato un sorriso ironico: «Avevo due minuti di tempo! Così mi sono scusato personalmente per quanto successo negli Usa, gli ho confermato la nostra intenzione di risolvere al meglio il problema, l’ho ringraziato per la collaborazione tra l’amministrazione americana e la Volkswagen. Una stretta di mano».

Resta i fatto che proprio sul mercato americano VW sta giocando una partita decisiva: i tempi della soluzione tecnica delle centraline che modificavano la risposta dei motori diesel in fase di test sono lunghi (la soluzione arriverà entro fine anno) e saranno costosi, anche perché la Casa tedesca si è impegnata in una campagna di riacquisto delle vetture non in regola. E non è detto che i miliardi accantonati risultino sufficienti.

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