News

Citroën C3 Aircross, piccolo è bello: la “fase 2” del brand francese parte da un B-SUV

In un nuovo modello di 4,15 metri, il brand francese concentra tutta la sua filosofia di prodotto "feel good"

di Claudio Mastroianni -

In Citroën lo dicono senza mezzi termini: con questo nuovo modello – la Citroën C3 Aircross, presentata a Parigi – la trasformazione del marchio subisce un’accelerata.

Dopotutto, in effetti, il segmento è quello caldo – soprattutto in Europa – delle B-SUV, le SUV di piccole dimensioni pensate per la città ma che strizzano l’occhio a chi vuole una vettura più versatile e dinamica, capace di affrontare anche situazioni più svariate.

Un segmento bollente su cui si è concentrata l’attenzione di quasi tutti i brand auto del mondo. Una lotta da cui Citroën non s’è sottratta, anzi: che ha affrontato lancia in resta, con un prodotto che ancora una volta non ha competitor dal punto di vista del design.

E che vuole definire nuove regole.

Citroën C3 Aircross: riflessioni di stile

Ecco, il design. Partiamo dal dettaglio che balza subito all’occhio. O meglio: dalla mancanza di un dettaglio, quegli AirBump che hanno caratterizzato il design dei nuovi modelli Citroen destinati al grande pubblico.

Stiamo parlando, ovviamente, della C4 Cactus prima e della nuova Citroen C3, che hanno entrambe implementato le protezioni in plastica tipiche del design del Double Chevron in modi diversi, ma entrambi efficaci.

La Citroen C3 Aircross non ne presenta nessun accenno, se non nei motivi grafici che caratterizzano parte degli interni, la griglia anteriore, le protezioni al paraurti anteriore e posteriore. Una scelta che va controcorrente sia rispetto al segmento – le protezioni alla carrozzeria servono, sempre – sia rispetto a Citroën stessa, ma che regalano alla C3 Aircross – a differenza delle sue sorelle – una linea più pulita nella vista laterale.

 

Citroen C3 Aircross

A caratterizzare il profilo, in questo caso, ci pensa la terza luce posteriore in policarbonato (una plastica particolarmente resistente) che integra al suo interno un motivo colorato – in tinta con il Color Pack scelto (bianco, grigio, nero, arancio) – che pur schermando in parte l’interno dell’auto da sguardi indiscreti, preserva la luminosità interna all’abitacolo. Un effetto che in Citroën definiscono “a veneziana”, e che regala ai passeggeri una visione a 360° che ricorda la storica, prima Picasso.

Per il resto, la C3 Aircross è a tutti gli effetti una Citroën – o forse dovremmo definirla “una nuova Citroën”.

Lo si nota a colpo d’occhio, grazie al frontale corto e alto – potremmo definirlo “imponente” – in cui si incastonano le sottili luci di posizione anteriore che si inseriscono senza soluzione di continuità nel profilo cromato del Double Chevron.

Luci a cui ormai il pubblico s’è abituato, quasi fino a farlo diventare uno stilema iconico del marchio, che rende subito riconoscibili le auto Citroën: su questo va dato atto dell’ottimo lavoro che ha portato avanti il Centro Stile Citroën guidato da Alexandre Malval. Anche al posteriore ritroviamo linee tipicamente Citroën, in cui spiccano i grandi fari posteriori con luci a effetto 3D, che grazie a degli inserti in nero lucido – in tinta con il Double Chevron – si estendono visivamente fin dentro il portellone, e lo snelliscono, mantenendo sempre quella orizzontalità delle linee che favorisce la sensazione di spazio a bordo.

Auto Donna

Linda Jackson e Citroën: una donna al potere

Una donna in un mondo di uomini, un inglese in terra francese: storia di una CEO che si è davvero meritata il suo posto. In poco tempo.

C3 Aircross: un SUV, non un 4×4

La Citroën C3 Aircross non ha la trazione integrale: ha una classica trazione anteriore, accompagnata da un assetto rialzato e da assistenti alla guida come l’Hill Assist Descent e il Grip Control, pensati per aiutare il guidatore in condizioni di maggiore pendenza o scarsa aderenza.

È sufficiente questo a parlare di SUV? Dal punto di vista di Citroën sì (e noi non ce la sentiamo di dargli torto).

Quello del Double Chevron è, come dicono loro, un “people minded brand”: un marchio costruito attorno alle idee e ai desideri della gente comune. “Popolare nel miglior senso del termine”, come ha dichiarato Linda Jackson.

E la C3 Aircross è figlia di questa filosofia: una vettura alta, quindi di facile accesso, versatile nelle configurazioni interne e nelle situazioni di guida, e tecnologicamente avanzata.

C’è una certa distorsione, nel mondo della informazione automotive, per il quale la categoria dei SUV e quella dei fuoristrada (e delle trazioni integrali) si sovrappone. In realtà per la gente comune questa correlazione – più tecnica, da un certo punto di vista – non si pone: la maggior parte di loro non affronterà mai uno sterrato, al massimo forse uno particolarmente leggero; la maggior parte di loro vuole solo un’auto alta, comoda da usare, che dia una maggiore sensazione di sicurezza e in grado di affrontare stradine ripide con maggiore agilità.

Da questo punto di vista, la Citroën C3 Aircross è un SUV a tutti gli effetti, e in Citroën non hanno nessun timore a usare questo termine. Anzi, sembrano volersi fare portavoce di una azione di redifinizione del segmento. Se il pubblico gli darà ragione lo vedremo dalle vendite.

Anteprime

Nuova Citroen C3 Aircross: foto e info

Svelata la piccola crossover urbana del Double Chevron

Connettività, spazio, semplicità: l’auto ritorna funzionale

Infine, c’è una terza cosa da notare: con il lancio della nuova C3 Aircross, la filosofia generale di prodotto del marchio è ben chiara.

Linda Jackson ha parlato di “milestone”: pietre miliari, punti fermi. Da cui non si torna più indietro, si può solo andare avanti. La Jackson è stata molto ferma nel sottolineare la cosa.

Il perché è evidente: il brand ha trovato una sua identità chiara e riconoscibile presso il pubblico. Un’identità che lo differenzia in un mercato altamente competitivo, e – soprattutto – all’interno di un gruppo variegato e ad alto rischio di sovrapposizione come quello di PSA. L’avreste mai detto 3 anni fa, epoca di presentazione della C4 Cactus?

Quelli che sulla Cactus sembravan vezzi, sono diventato il DNA del marchio: la “positività espressiva” delle linee esterne; la semplicità d’uso degli interni; l’attenzione alla tecnologia, che diventa il perno attorno a cui ruota la consolle (con il suo touch screen da 7” che raccoglie persino le funzioni di climatizzazione). Lo spazio, tanto, presente ma soprattutto percepito grazie a soluzioni di design che allargano la visuale.

In un panorama di mercato in cui la bellezza esteriore dell’auto, e la rincorsa alle prestazioni massime (che pure ci piacciono, eh… oh se ci piacciono) hanno finito per sacrificare tutto il resto, quelli di Citroën hanno deciso di parlare a un altro pubblico. A un pubblico che l’auto la usa, e la vuole funzionale. Bella sì, ma soprattutto funzionale. Che si concentri soprattutto sulle esigenze della persona comune.

Chiamateli stupidi.