• pubblicato il 06-02-2012

Audi, BMW, Jaguar, Opel e Skoda: bestioni d'assalto

di Chris Harris

Look da tutti i giorni e prestazioni stratosferiche.

VALUTAZIONE
/5

Gli inglesi le chiamano Qcar e il perché lo trovate nel box qui accanto. Per noi sono le berline più folli del pianeta, auto apparentemente qualsiasi che nascondono prestazioni da supercar, acque chete che spaccano i ponti… Descriverle non è semplice: le loro caratteristiche sono un mix di cose troppo diverse. Per di più, non c’è una ricetta univoca per ottenere una berlina, o anche una station wagon, di questo tipo. Si tratta più di dosare sapientemente questa e quell’altra dote nelle quantità giuste. Difficile riuscirci a tavolino, anche perché non basta infilare un motore pazzesco dentro un’auto qualunque. Non funziona così.

Sarò più chiaro: una BMW M5 con il logo 520d non è ciò di cui stiamo parlando, perché la sua linea muscolosa la tradisce. Avete presente Belen Rodriguez? Anche vestita con una tuta da idraulico è sempre un gran bel pezzo di ragazza, e si vede. Lo stesso vale per le auto prestazionali che cercano di nascondere la loro vera natura. Il camber, i cerchi, il look, la larghezza dei passaruota e tanti altri fattori le tradiscono.

Il che ci porta alla prima domanda: le Case le hanno create deliberatamente o gli sono uscite, come dire, per sbaglio? Oppure... come dice sempre mia madre, gli incidenti alle volte capitano. Nel senso che può accadere che i modelli vengano svelati prima che i geni del marketing riescano a bloccarli. Prendiamo per esempio la Jaguar XJ Supersport. Sostituisce la vecchia XJR da 400 CV, un’auto speciale, come un lord con un paio di scarpe da tennis, con un’aria sportiva e vivace ma allo stesso tempo distinta. Se le parcheggiate una accanto all’altra e poi chiedete a un passante quale delle due è la più veloce di sicuro indicherà la XJR. Non crederà alle sue orecchie se gli direte che la XJ Supersport, dal look dimesso come una anonima XJ diesel a noleggio, ha 100 CV in più e pesa quanto la più piccola XFR. Se poi gli permettete di salire al volante e di sentire la spinta della Supersport fino ai 250 km/h del limitatore crederà di essere diventato pazzo.

Ecco: la XJ Supersport è ciò di cui stiamo parlando, una berlina d’assalto, un attentato alla tranquillità e al codice stradale da compiere freddamente e con la complicità di moglie e figli a bordo. Le sue prestazioni stellari sono invisibili dall’esterno, sotto quel look funereo, e sembra proprio che i tizi della Jaguar l’abbiano fatto apposta. Un paio di giorni dopo la consegna della nostra SS di lungo periodo ho scritto alla Casa del Giaguaro per far loro sapere che adoravo quella sua folle velocità. Loro mi hanno risposto, con fare ambiguo, che era meglio lo tenessi per me perché altrimenti il marketing avrebbe insistito per rovinare tutto.

Naturalmente ci sono tante altre vetture di questo genere in circolazione e le prestazioni in continua crescita delle supercar hanno creato inevitabilmente un buco nell’offerta, buco che può essere riempito da berline con specifiche di tutto rispetto. Se una supercar ha 600 CV, una berlina veloce ne può avere tranquillamente 400.

Prendiamo per esempio una BMW 550i da 400 CV. Non essendo considerata un’auto ad alte prestazioni, sta in una specie di limbo. A prima vista è così anonima che sembra strano possa vantare una potenza di 408 CV. Ma ha le stesse prestazioni di una M5 E39, un’auto ancora genericamente considerata una superberlina. Eppure, la 550i, a parte il logo sul posteriore, non dà molti indizi sul fatto che sullo 0-160 km/h è più veloce di una Cayman S. Se questa non è una berlina d’assalto non so cos’altro lo sia.

Lo stesso discorso vale per la Insignia OPC. Peter Tomalin l’ha usata per un anno come auto di lungo periodo e ci si è divertito non poco: pratica e veloce, che cosa si può volere di più? La Ford ha abbandonato questa nicchia di mercato anni fa lasciando campo libero alla Opel, che ci offre un’auto con la spaziosità di una Mondeo e prestazioni degne delle migliori tedesche. L’unico problema è il look. Anche se con quei cerchi eccessivi e i paraurti cromati non ci sono dubbi sulle sue credenziali. Ma allora possiamo considerare la Insignia una Q-car, una berlina da urlo, o è più una AMG da discount? Dipende dai punti di vista, ma per noi è una Q-car a tutti gli effetti.

Con la Skoda Octavia RS invece non abbiamo di questi dubbi, ha tutti gli ingredienti per farvi urlare con tutta la famiglia. I suoi 200 CV e 280 Nm sono ben poca cosa rispetto alle tedesche ma se sulla carta la Octavia è modesta, nella realtà ha prestazioni di tutto rispetto. Dev’essere un diktat della Volkswagen visto che anche la Audi S4 berlina da 55.251 euro costa 30.000 euro più della compatta ma è altrettanto timida nel vantarsi delle sue doti su strada. A differenza dell’Insignia, il cui stile è più da bocciofila.

Esiste un’auto meno esuberante della Audi S4 e capace di staccare lo 0-100 in 5,1 secondi scaricando a terra i suoi 333 CV indipendentemente dalle condizioni del tempo e della strada?

È vero, ha gli specchietti retrovisori argentati che sono il marchio di fabbrica e quattro scarichi che sbucano dal posteriore, ma per il resto la S4 sembra una preda facile per una 2.0 TDI Sportline qualsiasi. Mi è sempre piaciuto l’approccio della S4: come la Jaguar è la perfetta incarnazione della berlina d’assalto per tutta la famiglia da usare sette giorni su sette.

A questo punto dobbiamo parlare di quella che da qui in poi chiameremo «sindrome della Volvo T5» e per farlo tireremo in ballo la Skoda Octavia RS. Quando si è al volante della Skoda – rapida, spaziosa e incredibilmente ben curata – ci si rende subito conto di una cosa: ben poca gente sa che cos’è. Come succedeva anni fa con la 850 T5. Il senso dell’umorismo Volvo faceva vendere a palate negli anni Novanta, tanto che la T5 era fin troppo apprezzata dalla famiglia media, oltre che dalla polizia, e la si vedeva dappertutto come il prezzemolo. E a quel punto il suo era diventato un segreto di Pulcinella. Tutti sapevano quanto andava forte e in autostrada non si osava neppure superarla per paura di essere umiliati.

Con la Octavia potrebbe accadere la stessa cosa. Le somiglianze con la Volvo sono stupefacenti. Come la T5, anche la Octavia è molto apprezzata dalle forze dell’ordine inglesi e se la si guida con un po’ di verve si capisce perché: è perfetta per gli inseguimenti. L’Octavia poi sembra una rivale della Passat ma in realtà usa la piattaforma della Golf. Questo significa che anche se porta cinque persone e ha un grosso bagagliaio pesa solo 1.410 kg (15 kg in più per la station wagon). È davvero leggerissima se paragonata alle altre rivali di questo test e, con i 280 Nm di coppia e un buon cambio, diventa davvero rapida. Alcune auto sembrano andare forte senza fare il minimo sforzo e la RS è una di queste. In più non dà sicuramente nell’occhio come una Golf GTI, con cui condivide il motore.

Le reazioni delle persone alla Insignia non potrebbero essere più diverse e questo è significativo se considerate che tutto il nostro gioco sta proprio nella reazione (o nella mancata reazione) che queste auto provocano negli automobilisti comuni, oltre alla velocità che sanno raggiungere. Tutti istintivamente capiscono che è una macchina da prendere sul serio, solo che non sanno perché. A giudicare dalle reazioni incredule della gente quando scopre le prestazioni della vettura, la Insignia dovrebbe rientrare a pieno titolo nella nostra categoria.

Comunque sia la OPC va bene. «Va bene»: mi piace quest’espressione. È uno di quei modi di dire generici usati per descrivere le auto che ti spingono la testa contro il sedile ma non hanno abbastanza forza da tenercela incollata. «Va bene» è perfetto per la Insignia. Il V6 2.8 turbo della Opel non sembra mai all’altezza dei suoi 325 CV. A meno che il banco di Ingolstadt sia calibrato diversamente, la S4 da 333 CV sembra molto più potente. La Opel poi è più debole e grossolana agli alti regimi. In linea generale, comunque, è perfetta per le strade inglesi. Per andare oltre la sua immensa riserva di grip e la sua trazione integrale ci vorrebbe un pazzo ma, a parte questo, la Insignia sta in un posto che ho sempre trovato frustrante: è una di quelle auto che va veloce senza fare fatica ma che è ben poco divertente quando si supera il limite. Sapete che cosa intendo…

E quando riuscite a passare inosservati davanti alla polizia, la Insignia rivela i suoi limiti: non è avventurosa, non è eccitante.

Tutti difetti che la XJ Supersport di sicuro non ha: se la Mopar avesse fatto le auto blu per i politici non sarebbero state molto diverse da così. Ho aperto il gas a manetta e dieci secondi dopo questo squalo ha toccato i 160 km/h. E tutto con un passeggero che dietro le mie spalle può guardarsi un film e godersi il Dolby 19.3 Surround con le chiappe al caldo.

Forse il vero denominatore comune delle super berline che stiamo cercando è la loro costante tendenza a scioccare chi sta al volante. Sono sicuro che chi ha comprato una 300 SEL 6.3, una 450 6.9, una 500E o una AMG Hammer ha provato esattamente questa sensazione e quei geni della Jaguar sono riusciti a riprodurla sulla Supersport.

Nella guida normale è precisa e confortevole ma quando provate a lanciarla come se foste coinvolti in un inseguimento del film Ronin restate a bocca aperta. Quando il grip cede e vi trovate a guidare la Supersport in un modo del tutto incompatibile con le strade pubbliche, quest’auto è meglio della XFR. Ha uno sterzo più preciso e un telaio più rigido. Grazie a Dio è troppo larga per le stradine inglesi, altrimenti passeremmo la giornata a scorrazzare per la campagna bruciando benzina e consumando le gomme. Scommetto che avete capito che adoro quest’auto: qualunque veicolo sia in grado di fare a pezzi una M5 E39, nonostante il look da taxi, si guadagna un posto nel mio cuore.

Dopo i fuochi d’artificio della Jaguar, la BMW 550i è più difficile da decifrare. Il V8 aspirato da 4.395 cc è così fluido che nell’abitacolo quasi non si sente, le reazioni dell’acceleratore sono leggermente più pulite di quelle della Jaguar ma anche il divertimento è inferiore. La BMW non ha quel fare dispettoso che rende così eccitante la Supersport.

Però la tedesca ci permette di approfondire la questione: oltre al look dimesso e alla velocità esagerata, c’entra anche il modo di guidarle? Secondo me no. La BMW 550i è un’auto piena di doti: è veloce, confortevole e ricca di grip. La sua velocità eccezionale è quasi fuori luogo in un’auto con quelle linee discrete. E questo la rende perfetta per il nostro test delle berline più pazze. Ma c’è ancora qualcosa in lei che mi lascia perplesso: il telaio per esempio è un po’ legnoso e restio a collaborare e lo sterzo non è il massimo. Però a pensarci bene sono dettagli che non contano e, a ben guardare, la 550i è una delle migliori berline da strapazzare che ci siano in circolazione.

La Audi S4 invece non ha di questi problemi. Da perenne scettico delle auto che provengono da Ingolstadt rimango sempre di stucco quando seppellisco l’acceleratore della S4, che considero la più sorprendente della gamma. È totalmente messa in ombra dalle pompose RS, ma fa il suo dovere con una precisione e una delicatezza inimitabili.

Come la Octavia, su strada ha prestazioni migliori di quelle dichiarate sulla carta: il V6 con compressore fa pattinare le ruote fino alla linea rossa. Se si considera anche la trasmissione a doppia frizione (optional), ecco una berlina compatta con la trazione integrale e con una curva di coppia più piatta di una pianura alluvionale.

Eppure la Audi S4 ha un look così ordinario. I cerchi sono patetici e passano totalmente inosservati. Però personalmente adoro la sicurezza che trasuda. Non mi interessa se è una scelta voluta o meno da parte dell’Audi: il risultato è la miglior berlina/SW veloce che la Casa tedesca potesse mai progettare. Grazie ai controlli, al comfort di guida – se gli ammortizzatori non sono in Sport – e allo sterzo, quest’auto fa impallidire la RS5.

L’unico dettaglio che rema contro la S4 nella corsa al titolo di numero uno della categoria è il suo nome: è pur sempre un’auto “S” e come tale non passerà mai del tutto inosservata. E questo è vero anche se la S4 è molto più silenziosa della Insignia, il cui sound tradisce le sue prestazioni.

Allora, è la 550i dal sound inconsistente la nostra berlina perfetta ma è così dimessa che è difficile considerare solo le sue prestazioni senza farsi sviare da considerazioni soggettive sul suo conto.

Lo so, non è giusto, ma questo non è un test come gli altri. Se lo fosse l’avrebbe vinto la velocissima Jaguar Supersport. E invece la corona va alla S4, non solo perché è una fantastica berlina d’assalto, o Q-car, ma anche perché, nella sua discrezione, è molto più brillante delle sue più pretenziose sorelle RS di Ingolstadt.

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