• pubblicato il 15-11-2015

Opel Omega Lotus

di Francesco Neri

La Opel mega Lotus 25 anni fa seminava il terrore tra i proprietari di supercar, oggi è diventata un'auto di culto

Se oggi pensiamo ad una superberlina sportiva, è difficile non pensare alle tedesche. Con la AMG dal lato Mercedes, la Divisione M Sport di BMW e quella RS di Audi, la gara a chi infila il motore più potente sotto una comoda berlina è rimasta tra loro. Anche Maserati e Jaguar concorrono in questa sfida, anche se non possono vantare i numeri spaventosi del primo terzetto.

Pensare a Opel come un concorrente di queste vetture oggi potrebbe solo scatenare una risata, ma nel 1989 la situazione era diversa. In quegli anni, la Casa costruttrice britannica Lotus era sotto lo stesso tetto di Opel, in General Motors. Forte di questa partnership, i due marchi collaborarono insieme per costruire una berlina sportiva in grado di competere con le rivali tedesche: la Opel Omega Lotus, o meglio conosciuta come Vauxhall Carlton Lotus.

Basata sulla Opel Omega, la Carlton montava un motore sei cilindri in linea 3.6 litri biturbo con 4 valvole per cilindro e produceva una potenza di 377 cv a 5200 g/min e una coppia di 568 Nm a 3500 g/min. L’erogazione era ancora vecchia scuola: corposa fino a 2.000 giri e brutale dopo i 4.500.
La potenza era straordinaria per l’epoca: la sua rivale diretta dell’epoca, la BMW M5 E34 disponeva di 315 cv e passava da 0 a 100 km/h in 6,2 secondi; la Carlton ce ne impiegava 5,3.

Con uno scatto del genere e una velocità massima di 284 km/h, qualsiasi proprietario di supercar temeva di incontrare una Lotus Carlton al semaforo.
Il telaio della Omega fu modificato con un nuovo sistema multilink al posteriore, assetto irrigidito e freni a disco autoventilanti anteriori e posteriori, mentre le ruote posteriori montavano gomme 265/40 su cerchi da17 pollici.

L’idea originaria era quella di montare sulla Omega il motore otto cilindri della Corvette ZR 1, ma per via degli ingombri dovettero optare per il sei cilindri. Il cambio era un manuale ZF a sei rapporti e la trazione rigorosamente posteriore, mentre per scaricare a terra la potenza era stato montato un differenziale a slittamento limitato Holden.
L’unico colore disponibile era un verde scuro perlaceo chiamato Imperial Green, colorazione che strizza l’occhio alle vetture sportive inglesi. Ne vennero prodotti solo 950 (solo 20 venduti in Italia) esemplari tra il 1990 e il 1994, e il prezzo in Italia era di circa 115 milioni di lire.

La Carlton rimane una delle vetture più rare ed esclusive che hanno caratterizzato gli Anni Novanta.

Opel Omega Lotus

L'opinione dei lettori