• pubblicato il 13-04-2016

Alfa Romeo 4C, la nostra prova

di Francesco Neri

Abbiamo guidato in lungo e in largo l’Alfa Romeo 4C, una delle Alfa la più discusse di sempre

È da quando è stata presentata nel 2013 che sento pareri discordanti sull’Alfa Romeo 4C. Su una cosa sono quasi tutti d’accordo: è splendida. Ha una presenza scenica degna di una (posso dirlo?) Ferrari, e attira una mandria di curiosi ogni volta che parcheggi o che attraversi un paese.
Con uno 0 a 100 in 4,5 secondi e 258 km di velocità massima l’Alfa Romeo 4C ha anche delle prestazioni all’altezza del suo look.

Con un prezzo di listino di 65.000 euro la 4C dovrà essere un oggetto davvero speciale. Se non altro le sue forme da supercar e le sue dimensioni da Lotus la rendono esotica e sensuale come poche altre. Se fuori è un piacere per gli occhi, dentro passa in fretta la magia. Il telaio in fibra di carbonio a vista è una gioia per le pupille, ma basta spostare lo sguardo di pochi millimetri per trovare plastiche dure di bassa fattura, oltre che parti rubate dalla Punto e dalla Giulietta e una radio che sembra presa in saldo al centro commerciale. Lo sterzo a due razze non è male, se non altro è un componente originale.

Calarsi al posto di guida è difficile ma non impensabile. La seduta è buona anche se si è alti più di un metro e ottanta e la pedaliera in alluminio è ben posizionata. Se siete saliti su una Lotus avete un’idea della sensazione raccolta che si prova a stare dentro la 4C: pochi centimetri da terra, cofano anteriore con bombature laterali a vista e lunotto mignon.
Premete il tasto start e l’Alfa risveglierà il motore e vicini di casa. La 4C fa tanto, tantissimo rumore. Non ricordo una vettura stradale che facesse un tale frastuono, a qualsiasi regime e in qualsiasi modalità di guida. Il 1.750 cc quattro cilindri turbo ha dei bassi penetranti, mentre il ringhio provocato ad ogni pressione del gas si sente a centinaia di metri di distanza. Il rumore non è l’unica cosa che rende poco sfruttabile quest’auto: lo sterzo privo di servo assistenza è durissimo in manovra e vi fa passare qualsiasi voglia di parcheggiare e di guidare piano. Ma poco male, basta andare su strade dove la 4C può essere sfruttata.

Al volante della 4C

Motore centrale, trazione posteriore, niente servosterzo, 240 CV e un peso di 900 kg sono ottime premesse, ma i primi metri al volante della 4C sono tutt’altro che entusiasmanti. Ad andatura media l’auto sembra avere moltissimo grip meccanico, mentre lo sterzo copia la strada in maniera eccessiva, facendovi faticare per contenere le reazioni al volante. Il telaio in fibra di carbonio rende l’auto rigidissima, tanto da non riuscire a percepire i trasferimenti di carico o il minimo rollio.

Alzando l’andatura tutto diventa più impegnativo e spaventoso. Il motore spinge forte, ma c’è parecchio lag, e fino ai 3.000 giri si sente solo il turbo caricarsi di fiato per poi sparare la macchina in avanti. È la tipica accelerazione di un’auto leggera e con poca inerzia, con l’aggiunta del calcio dei 350 Nm erogati (abbastanza) di botto. La trazione è tanta, così tanta che il sovrasterzo di potenza sembra un’opzione non contemplata. Se imboccate una curva da affrontare in seconda, di qualsiasi angolo e grado, e provate a spalancare il gas lei sottosterzerà in modo tremendo. Sembra quasi che gli ingegneri abbiano volutamente creato un assetto così sottosterzante per rendere l’auto più sicura. Sono quasi convinto che sia così, ma non posso fare a meno di pensare che cosa succede quando (e se) l’auto finalmente si mette di traverso. Il cambio doppia frizione a sei rapporti è veloce e brutale nell’inserire le marce, e come ogni robotizzato funziona bene quando si è a gas spalancato, ma va in crisi andando piano.

Nel misto veloce la situazione migliora: c’è meno sottosterzo, e a patto di essere delicati (molto delicati) con lo sterzo, si riesce a far correre la 4C prendendo un buon ritmo. Il problema è che lo sterzo vi fa faticare in modo inutile, scoraggiandovi a tirare e costringendovi a franare prima e entrare in curva più lentamente di quanto potreste. Più tirate, più lei cerca di spaventarvi. Sembra che per percorrere una strada velocemente lei voglia litigare con voi, piuttosto che collaborare.

I miei primi km sull'Alfa Romeo 4C mi lasciano perplesso. È impossibile non fare il confronto con la Lotus Elise, auto che conosco molto bene e che concettualmente si avvicina molto all’Alfa. Anche l’inglese ha il motore centrale, una potenza modesta e uno sterzo privo di servoassistenza, ma a differenza dell’italiana le informazioni che vi passa da sterzo e telaio sono così chiare e rassicuranti che siete incoraggiati a tirare sempre di più.È come se la 4C fosse pericolosa e spaventosa senza motivo.

Quindi è un’auto pessima? No, affatto, o almeno solo in parte. Dopo mezza giornata spesa a contare i suoi difetti, mi sono reso conto di essere coinvolto e affascinato. È come una bellissima donna con un carattere orribile. Pur avendo molti tratti in comune, offre un’esperienza di guida totalmente diversa da una Lotus o da una Cayman. Il rumore dai mille sbuffi e sfumature, il suo essere scorbutica e “sregolata”, la rendono a suo modo speciale. Ha un sacco di difetti, ma questi difetti vi lasciano impressa un’esperienza unica e diversa da tutte le altre. Chi pensava che l’Alfa Romeo 4C potesse essere l’auto italiana da trackday definitiva rimarrà deluso, non lo è.

È un bell’oggetto che conquista per l’estetica, il rumore esagerato e per gli effetti speciali. Un buon punto di partenza per le future Alfa sportive.

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