• pubblicato il 08-04-2013

Aston Martin V12 Zagato: la V12 Vantage si fa un lifting di gran firma

di Marco Coletto

Il motore è lo stesso, il prezzo lievita ma...

VALUTAZIONE
5/5

La One-77 è davvero incredibile, non c’è dubbio. Ma non è l’unica Aston ultraesclusiva di Gaydon. Oltre a costare uno sproposito, infatti, la V12 Zagato esiste in soli 101 esemplari, 24 in più della rarissima One-77. Eppure, nonostante sia quasi altrettanto rara, la Zagato non è così speciale e unica come la 77, di fatto si tratta semplicemente di un lifting di un modello già esistente. Ok, la base di partenza è buona – stiamo pur sempre parlando della V12 Vantage – ma sempre di lifting si tratta.

Ma come nasce l’idea di una Aston Zagato? Beh, la Aston Martin e la Zagato hanno una lunga storia insieme e quest’auto è stata creata per celebrare la nascita della partnership anglo-italiana che dura ormai da 50 anni. Il primo frutto della loro unione fu la DB4 GT, la cui linea è stata finemente modellata dal carrozziere milanese e poi prodotta in soli 20 esemplari (anche se inizialmente ne erano previsti 25). All’epoca girava voce che i meccanici avessero paura ad avvicinarsi per timore di graffiare la sottilissima carrozzeria in alluminio.

Questa Zagato moderna ha ben poco a che fare con l’Italia, visto che è stata progettata nei dintorni di Gaydon dal direttore del design della Aston Martin, l’inglesissimo Marek Reichman. Ma italiano o no, credo che il risultato – un capolavoro di alluminio e carbonio costato oltre 2.000 ore di lavoro – sia davvero stupefacente. Ci sono chiari rimandi alla DB4 originale, come il tetto a doppia gobba e il muso arrotondato. Ma ci sono anche tratti molto moderni – come la linea incisiva dei finestrini – che ricordano la Nissan GT-R. L’effetto complessivo è quello di un’auto incredibilmente compatta, anche se le dimensioni sono le stesse della V12 Vantage su cui si basa.

Premendo l’estremità illuminata della maniglia, le portiere si sollevano rivelando un abitacolo curatissimo. Gli interni sono per la maggior parte quelli standard della V12 Vantage, ma i pannelli porta, i sedili e i poggiatesta personalizzati bastano a creare tutta un’altra atmosfera. La pelle è spessa, le cuciture decise e la trama ondulata calamita lo sguardo. In tutto l’abitacolo ci sono solo tre “Z” a suggerire che siamo su una Zagato. Naturalmente, essendo basata sulla Vantage, alcune curiosità della “donatrice” rimangono, come il joystick, ben poco intuitivo, per comandare il navigatore e il tunnel della trasmissione un po’ troppo alto che ti obbliga a tenere sollevato il gomito per cambiare marcia.

Per provare come si deve la Zagato ho deciso di portarla su una delle mie strade preferite, la A701 che va da Moffat a Edimburgo. Larga e con una buona visibilità, è perfetta per far sgranchire la gambe alla Aston. Nel primo tratto di strada, dove il nastro d’asfalto si arrampica sulla montagna serpeggiando in curve strette e tornantini, la Zagato mostra una notevole mancanza di trazione mentre cerca di scaricare a terra 516 CV e 570 Nm sulla strada gelida (nonostante le Pirelli Sotto Zero invernali) e questo spiega perché il suo 0-100 sia di soli 4,2 secondi: probabilmente la Zagato fa fatica a partire in maniera pulita e fluida. Fortunatamente, i controlli di stabilità e di trazione sono ottimi e intervengono con tale discrezione che se non si accendesse la spia sulla plancia non te ne accorgeresti nemmeno.

I controlli sono naturali e sostanziosi al punto giusto, soprattutto i pedali. Se si preme il pulsante Sport davanti alla leva del cambio, l’acceleratore si fa più incisivo e il sound del V12 più sguaiato. E che sound: profondo e potente da dentro l’abitacolo e, da fuori o quando abbassi i finestrini, da vera auto da corsa. È una colonna sonora gloriosa che farebbe venire voglia di aprire il gas a manetta anche alla persona più timida e compassata.

Il 5.9 è così flessibile che lo si può lasciare in sesta e affrontare qualsiasi cosa offra la strada, che siano curve lente o lunghi rettilinei, sfruttando l’immensa coppia del motore. Se però si usano bene tutte le marce, la Zagato si fionda verso l’orizzonte a una velocità pazzesca. Dal ritmo indiavolato che prende sembra una compatta spinta da un enorme motore. Fortunatamente i grossi freni carboceramici (da 398 mm all’anteriore) sono potenti e hanno tantissimo feedback, anche se quando si raffreddano (per esempio nelle lunghe tirate in autostrada) sono un po’ sconcertanti.

Il grosso motore nascosto sotto il cofano si sente: non solo per l’incredibile potenza, ma anche per il peso non indifferente. In ingresso di curva l’equilibrio ci mette qualche istante ad assestarsi sulla ruota anteriore esterna e ci si ritrova a dosare l’acceleratore per disegnare la traiettoria della curva. Lo sterzo è comunicativo e la Zagato conserva un equilibrio da motore anteriore e trazione posteriore che la rende davvero divertente e coinvolgente da guidare di buon passo. Se si mette il DSC in modalità Sport o lo si disattiva del tutto, la Zagato tende al sovrasterzo una volta impostata la curva e aperto il gas. Non è necessario lanciarsi in traversi esagerati (e difficili da tenere) per divertirsi: la Zagato è fantastica anche, e soprattutto, con angoli di derapata più contenuti.

Con quei suoi 450.000 euro, circa tre volte il costo di una V12 Vantage standard, è difficile giustificare la Zagato da un punto di vista puramente economico. Ma quando le metti gli occhi addosso la razionalità va a farsi benedire. Il fatto che sia basata sulla migliore Aston in circolazione e che sia rara quasi quanto la One-77 la rende ancora più affascinante. La voglio!

SCHEDA TECNICA
  • Motore
    V12, 5.935 cc
  • CO2
    388 g/km
  • Potenza
    516 CV @ 6.500 giri
  • Coppia
    570 Nm @ 5.750 giri
  • 0-100 km/h
    4,2 secondi (dichiarati)
  • Velocità
    305 km/h (dichiarata)
  • Prezzo
    450.000 €
  • In vendita
    adesso
Aston Martin V12 Zagato: la V12 Vantage si fa un lifting di gran firma

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