• pubblicato il 30-08-2016

Auto Sportive usate - Mini Cooper S

di Francesco Neri

La Mini Cooper S si trova usata al prezzo di una citycar, ne vale la pena?

Il piacere di guida è insito in ogni Mini vecchia, nuova, diesel o benzina che sia. La Mini Cooper S però ha quella dose di cattiveria che piace agli smanettoni, e spulciando tra gli annunci degli usati si trovano esemplari molto interessanti per tutte le tasche.

Mini Cooper S prima serie (2001-2007)

La prima generazione di Mini Cooper S dell’era moderna (quella dal 2001 al 2007) monta un motore 1.6 litri quattro cilindri con compressore volumetrico da 163 CV di potenza; non molti secondo gli standard odierni, ma non bisogna dare troppo peso ai dati. Il compressore volumetrico garantisce una coppia consistente fin dai bassissimi regimi e la risposta all’acceleratore è istantanea. L’inglesina poi è così rigida e piantata a terra che in curva non perde un minimo di velocità, risultando tutt’oggi un’auto efficace e divertentissima. Lo sterzo è diretto e preciso, oltre che ricco di feedback, mentre il cambio manuale a sei rapporti ha gli innesti corti e secchi, un vero piacere per i sensi. Il suono del 1.6 della prima serie è metallico e acuto, accompagnato dal fischio caratteristico del compressore volumetrico (che ricorda in qualche modo il verso dell’anatra).

I prezzi della prima Mini Cooper S sono davvero interessanti: esemplari con circa 30.000 - 50.000 km costano attorno ai 6.500 euro. La Casa dichiara un consumo di 6,6 l/100 km per la prima serie di Cooper S, ma c’è troppo ottimismo in questo dato.
Insomma, per il prezzo a cui si trova la “S” prima serie offre davvero tanto: una guida pura, un motore che oggi, per via dei consumi e delle emissioni, non esiste più e una linea ancora fantastica. Certo, chi la utilizzerà tutti i giorni dovrà scendere a patti con l’assetto marmoreo e con la sua sete implacabile, ma potrebbe valerne la pena.

Mini Cooper S seconda serie (2007-2013)

Difficile dire che si tratta di una nuova serie, data la somiglianza con la prima: bisogna proprio aguzzare la vista per distinguerle, ma alla fine quando ci si abitua la si riconosce ad l’istinto.

Sotto il cofano c’è una differenza più consistente: il quattro cilindri rimane millesei, ma questa volta adotta una più convenzionale turbina a chiocciola, la potenza sale a 174 CV e le prestazioni aumentano sensibilmente. Dinamicamente le due generazioni si assomigliano molto: la seconda serie è un po’ più comoda, ma la taratura degli ammortizzatori rimane ostile alle buche e alle sconnessioni; lo sterzo invece è più leggero e preciso, anche se con la servoassistenza elettrica perde qualcosina in termini di feeling. Questa Cooper S sembra essere anche parecchio più veloce, ma è una sensazione amplificata alla spinta più brusca del turbo.
In ogni caso si ha la sensazione di avere tra le mani un’auto più solida e moderna, meglio accessoriata e leggermente più comoda.

Una Mini Cooper S seconda serie con circa 50.000 km si trova attorno ai 9.000 euro, non male per considerato il sorriso che vi lascia stampato sulla faccia.

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