• pubblicato il 09-02-2016

Drive memories: Ferrari F430

di Francesco Neri

Sembra ieri, ma sono passati ben dodici anni da quando la Ferrari F430 ha visto la luce. È stata la prima vettura docile e affidabile nell’uso quotidiano, ma non per questo meno emozionante

Il Ferrarino V8 è sempre stato un modello speciale, che non ha nulla da invidiare ai V12 di Casa Ferrari, Magnum P.I. lo sapeva bene. Le Ferrari a otto cilindri sono sempre state le più snelle, agili ed esotiche. Non che le V12 con il lungo cofano facciano una brutta figura, ma chissà come mai quando qualcuno vuole guidare sul serio, sceglie sempre il V8.

La Ferrari F430 non è solo una sportiva eccezionale, ma ha rappresentato anche un punto di svolta per la Ferrari. È stata la prima ad essere realmente sfruttabile e docile nell’uso quotidiano, la prima a montare un differenziale elettronico, e la prima ad essere abbastanza affidabile da non lasciarti a piedi.

La F430 è un’auto speciale per me: è stata la prima Ferrari che ho guidato. Prima di guidare una Rossa è normale immaginarsi le sensazioni di guida. Come sarà lo sterzo? Il motore? Mi ucciderà o sarà buona con me? Beh, la mia immaginazione ci è anche andata vicino, ma non mi sarei mai sognato di provarla per la prima volta al Circuito di Monza.

Sedersi sul sedile non è una manovra complicata, una volta dentro ci si sente subito a proprio agio. L’abitacolo è arioso, raccolto ma accogliente, e la posizione di guida è perfetta. Pelle, carbonio, tachimetro giallo, tutto decisamente Ferrari.

Premo il tasto start e gli otto cilindri si animano gridando al mondo che sono finalmente svegli. Esco dalla corsia dei box con un filo di gas e mi posiziono davanti al semaforo per immettermi in pista.

La luce è subito verde e io incollo l’acceleratore al pavimento. Prima, seconda e terza entrano nel giro di pochi secondi, mentre il muso della quattroetrenta punta il cielo e il V8 grida con tutta la sua gloria. Il V8 4,3 Litri sviluppa 490 CV e 465 Nm, abbastanza per far scattare la F430 da 0 a 100 km/h in 4 secondi netti e di raggiungere i 315 Km/h. È un’auto veloce, ma la spinta non è da togliere il fiato: la potenza cresce progressivamente e diventa forsennata verso gli 8.500 giri. La colonna sonora di un V8 Ferrari è un qualcosa che difficilmente si dimentica. Quando le valvole di scarico si aprono il suono permea l’abitacolo e rende praticamente impossibile parlare con il passeggero.

Lo sterzo è piuttosto leggero, ma anche ricco di feedback. Ha una risposta prevedibile e ispira un’immediata confidenza, senza essere tagliente e super-sensibile come quello della 458. Il cambio manuale robotizzato F1 ha il suo perché: non è istantaneo come il doppia frizione, ma si prende quell’istante tra un marcia e l’atra per poi dare una botta secca alla vostra schiena.

Come tutte le auto a motore centrale, la F430 non va guidata con la forza, ma va lasciata scorrere. In inserimento di curva l’auto punta il terreno inclinandosi in avanti, per poi roteare attorno a un perno centrale immaginario a metà curva e uscire verso il rettilineo successivo con il muso leggermente impennato. Questa escursione degli ammortizzatori anteriori permette alla Ferrari di accovacciarsi quel minimo da farvi capire esattamente quanto stress possono ancora sopportare le gomme posteriori prima di mollarvi.

Sono passati parecchi anni da quel giorno, ma i ricordi sono ancora nitidi. La bassissima inerzia del motore nel scendere e salire di giri, i freni instancabili e modulabili al millimetro, la botte ad ogni cambiata, e il V8 urlante a pieni polmoni.

Il Ferrarino ha e avrà sempre il suo perché.

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