• pubblicato il 01-11-2015

Honda NSX - La storia del modello

di Francesco Neri

L’Honda NSX è una delle Jap sportive più incredibili e amate di sempre

L’Honda NSX è un’auto che ho sempre venerato, non solo perché sono cresciuto con lei (siamo dello stesso anno) ma perché nessuna giapponese è mai stata così vicina, come filosofia e concetto, alle supercar europee che tanto amo.

A 26 anni dalla sua nascita, Honda ha presentato il nuovo modello dotato di un motore ibrido e la trazione integrale. Non mi dispiace la nuova reinterpretazione, anche se un po’ lontana dalla “vecchia” NSX; ma questi sono i tempi che sono, dove le supersportive sono ibride e la trazione integrale non è più “roba da fuoristrada”.
Appoggio e sostengo ogni nuova forma di tecnologia efficiente, ma devo ammettere che - per me - l’amore per le auto sportive è fatto di benzina, alto numero di giri  e (passatemi anche questa) motori inquinanti.

La nascita di un mito

La prima NSX non è nata da un giorno all’altro, ma è stata il frutto di una lunga ricerca e di una lavoro di affinamento lunghi e minuziosi. Nel 1984 il design della vettura fu affidato a Pininfarina sotto il nome di HP-X (Honda Pininfarina eXperimental), un prototipo equipaggiato con un motore 2.0 litri V6 posizionato al centro della vettura.

Il modello inziòcominciò a prendere forma, e la HP-X concept car evolse in NS-X (New Sportcar eXperimental). Nel 1989 fece la sua apparizione al Salone dell'auto di Chicago e al Salone di Tokyo con il nome di NSX.

Il design della macchina è invecchiato molto bene con il passare degli anni, anche quello della prima serie, ed è facile intuire le intenzioni di Honda di costruire una supercar simile alle vetture europee. Dal punto di vista tecnologico, la NSX era all’avanguardia: già nel 1990 vantava soluzione tecniche come corpo vettura, telaio e sospensioni in alluminio, bielle in titanio, servosterzo elettrico e ABS a quattro canali indipendenti.

La prima generazione di NSX vide la luce nel 1990: montava un motore 3.0 litri V6 V-TEC da 270 cv e passava da 0-100 Km/h in 5,3 secondi. È stata la prima auto a montare un motore con bielle in titanio, pistoni forgiati e in grado di raggiungere gli 8.000 giri, regimi solitamente riservati alle auto da competizione.
Se l’auto è riuscita così bene è anche merito del campione del mondo Ayrton Senna, allora piltoa McLaren-Honda, che contribuì - non poco - allo sviluppo della vettura. Senna, durante le fasi finali di sviluppo, insistette per far irrigidire il telaio della vettura, a suo parere non soddisfacente, e per la messa a punto dell’assetto.

La NSX-R

Honda realizzò anche una serie di vetture estreme per chi cercasse un’auto senza compromessi , come Porsche oggi con la GT3 RS. Così, già nel 1992, produsse circa 480 esemplari di NSX Type R o NSX-R.
La “Erre” era decisamente più estrema della NSX originale: pesava 120 kg in meno, montava  cerchi in alluminio Enkei, sedili Recaro, sospensioni molto più rigide (soprattutto all’anteriore) e aveva un’assetto più focalizzato sulla pista e leggermente più sottosterzante.

1997 - 2002, migliorie e cambiamenti

A distanza di sette anni dalla sua nascita, Honda decise di attuare una serie di migliorie alla NSX: aumentò la cilindrata fino a 3.2 litri e la potenza fino a 280 cv e la coppia fino a 305 Nm. Tuttavia, come diverse auto giapponesi dell’epoca, la NSX sviluppava più potenza di quella dichiarata e spesso gli esemplari testati al banco sviluppavano potenze intorno ai 320 cv.

Nel ’97 venne introdotto anche un cambio manuale a sei rapporti e dei dischi maggiorati (290 mm) con ruote più larghe. Con queste modifiche la NSX staccava uno 0-100 in soli 4,5 secondi (il tempo che ci mette una Carrera S da 400 Cv).
Con l’arrivo del nuovo millenio si pensò di dare una rinfrescata al design della vettura, sostituendo i fari a scomparsa - ormai troppo “Anni Ottanta” con fari fissi allo Xeno, nuovi pneumatici e gruppo sospensioni. Anche l’aerodinamica è stata rivista, e con le nuove modifiche l’auto toccava i 281 km/h.

Il restyling del 2002 ha visto anche un netto miglioramento negli interni, abbelliti e rimodernizzati con inserti in pelle.
Nello stesso anno fu presentata la nuova versione di NSX-R, con ulteriore riduzione di peso e diversi miglioramenti. Gli ingeneri, tuttavia, optarono per il modello pre-restyling come base di partenza, per via della sua maggiore leggerezza e robustezza.

Venne usata fibra di carbonio a profusione per alleggerire il corpo vettura, mentre vennero tolti i pannelli fonoassorbenti, il clima e l’impianto stereo. Gli ammortizzatori vennero rivisti e modificati per un impiego più stradale, mentre aerodinamica e motore subirono un up-grade e la potenza arrivò a quota 290 cv, ovviamente secondo le dichiarazioni ufficiali.
Nonostante la stampa criticò la NSX per essere un progetto troppo vecchio e costoso, soprattutto se paragonata alle vetture europee (molto più potenti e nuove); la vettura risultò estremamente veloce ed efficace. Il tester Motoharu Kurosawa girò al ‘Ring in 7 minuti e 56 secondi - lo stesso tempo della Ferrari 360 Challenge Stradale -, pure pesando 100 kg in più e avendo 100 cv in meno.

Presente e futuro

Nel 2015 inizierà la produzione della nuova NSX con propulsore ibrido e trazione integrale, capace di staccare lo 0-100 km/h in 3,4 secondi e di girare al ‘Ring in un tempo vicino a quello della 458 Italia (7,32 secondi).
Questo è quanto ha dichiarato il responsabile dello sviluppo, Ted Klaus, sulla nuova creatura di Honda. Sembra che l’obiettivo sia lo stesso di 25 anni fa, eguagliare le europee come prestazioni e come piacere di guida. La nuova NSX porta sulle spalle un grosso fardello: quello di essere l’erede di una delle più grandi auto sportive di tutti  i tempi. Non vediamo l’ora di provarla.

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