Auto Sportive

A spasso con la Lamborghini Huracán

Abbiamo guidato la supercar del Toro

di Simone Antonietti -

La pioggia e il freddo del lungo inverno hanno finalmente ceduto il passo all’incalzare della bella stagione. Una meravigliosa giornata primaverile rappresenta la cornice perfetta per la prima gita stagionale sul lago di Como. Nel paddock dell’Autodromo Nazionale di Monza il cielo è terso, sgombro da nuvole: davanti a me, illuminata da un raggio di sole, è parcheggiata una Lamborghini Huracán LP610-4. Il primo impatto è da pelle d’oca: un brivido scorre veloce lungo la mia schiena. Sarà l’aria frizzante del mattino, o forse perché, come avrete capito, sto per guidare un’auto pazzesca in uno dei posti più incantevoli del mondo!

Vengo subito rapito dalle sue linee perfette, quasi “robotiche”: è veramente impossibile restare indifferenti di fronte a cotanta bellezza. Dopo essermi ripreso dal sovraccarico emozionale del primo impatto, ritrovo un po’ di concentrazione per esaminare, studiare e accarezzare ogni pannello della carrozzeria, ogni presa d’aria, ogni più piccolo dettaglio. Il risultato del lavoro svolto dal Centro Stile Lamborghini è semplicemente perfetto, punto. Il design e la ricerca dei materiali sono studiati con cura maniacale, per arrivare a celebrare un matrimonio tra bellezza e sostanza: il design e la creatività italiana che ricevono il loro contrappunto nella razionalità e nella precisione tedesca.

Dopo essermi calato nell’abitacolo della Lamborghini Huracán, sollevo con delicatezza il copri tasto rosso-fuoco che nasconde il tasto di avviamento. Finalmente è giunto il momento: schiaccio a fondo il pedale del freno, appoggio il polpastrello sullo “start” e poi premo. Il cuore V10 da 5,2 litri e 610 cavalli si risveglia con un boato che invade l’abitacolo con le note inconfondibili della Casa di Sant’Agata Bolognese; vengo subito avvolto da un’overdose di sensazioni. Insieme al motore prende vita anche il bellissimo cruscotto digitale. Lo schermo ha una definizione al livello dei migliori tablet e tramite la consolle centrale (gli indicatori delle temperature e del clima sono anch’essi digitali) è possibile interagire in modo semplice e intuitivo con questo super-cervello che governa ogni aspetto elettronico dell’auto. Con la mano destra sfioro il paddle per innestare la prima marcia, un filo di gas e via, si parte!

Mi attendono tanti stupendi chilometri da trascorrere al volante, ho tutto il tempo per provare le tre modalità di guida: Strada, Sport e Corsa. Spoiler: vi garantisco che è come possedere 3 auto in una. Affronto i primi chilometri con il settaggio più “morbido”. A velocità di crociera la Huracán si rivela comoda, rilassante e quasi silenziosa. In autostrada macina chilometri come una granturismo, chiunque potrebbe sedersi al volante e guidare per ore senza alcun affanno o dolore alla schiena. Dopo aver preso confidenza e ricordandomi di avere a disposizione parecchi cavalli, decido di passare alla modalità Sport. Improvvisamente l’auto si trasforma, diventa scorbutica, nervosa, rumorosa. Il cervello elettronico dell’auto si prende un caffè, demandando il controllo quasi in toto al guidatore. Su strada è impossibile da verificare, ma sono sicuro che portarla al limite con questo settaggio implichi notevoli capacità di guida, oltre probabilmente a due attributi che fanno provincia. In uno stato di crescente euforia, poco prima di raggiungere il lago e in procinto di entrare in una galleria, decido di rompere gli indugi: basta un semplice tocco sul manettino per liberare la belva, passando alla modalità Corsa. L’urlo del V10 diventa assordante e a ogni accelerazione il latrato del motore cresce progressivamente, invadendo l’abitacolo. Lo scoppiettio in rilascio riporta alla memoria sonorità di altri tempi e conquista in un attimo, la sensazione è quella di avere uno Spitfire a pochi centimetri dalle orecchie. Il feeling di guida ora è chirurgicamente perfetto, riesco a sentire ogni singola imperfezione dell’asfalto scorrere veloce sotto di me. Percepisco chiaramente come ogni singolo componente dell’auto lavori allo scopo finale di renderla il più efficace e veloce possibile. È il trionfo della velocità, della precisione assoluta, del feeling di guida, ma anche dell’elettronica. Lo scatto da 0 a 100 km/h, coperto in soli 3,2 secondi insieme alla velocità massima di oltre 325 km/h, oltre a collocarla di diritto nell’Olimpo delle Supercar, trasmettono un senso di onnipotenza automobilistica che quasi mai ho ritrovato guidando altre auto…che goduria! Ecco che d’improvviso, nel mezzo di questa danza fatta di accelerazioni ed emozioni forti, dal buio dell’ennesima galleria si staglia di fronte a me, semplicemente meraviglioso, il lago.

Quasi d’istinto sollevo il piede dall’acceleratore e sorrido, poi inizio a ridere fragorosamente mentre il motore scoppietta nuovamente in rilascio. Gli ultimi chilometri me li godo a un’andatura rilassata, ascoltando il motore che sale e scende di giri tra una curva e l’altra mentre costeggio il lago. Tanti paesini pittoreschi, incastonati come gemme preziose, fanno da cornice a un paesaggio senza tempo, famoso nel mondo e reso eterno da scrittori, poeti e pittori. Attraversarli al volante di una Lamborghini Huracán mi trasmette un profondo senso di orgoglio, è bello essere italiani, soprattutto in momenti come questo. Varenna, punto di arrivo del nostro viaggio, mi accoglie con un tramonto che profuma di storia. Parcheggio a pochi metri dal lago. Alzo il copri tasto per spegnere il motore, ma prima di premerlo lascio passare alcuni secondi per godermi fino in fondo il borbottio cupo e sommesso dei 610 cavalli che rifiatano dopo i tanti chilometri vissuti insieme. Aspetto che il sole si tuffi lentamente nel lago, rendendo ancora più prezioso il ricordo di questa giornata. Sospiro leggermente, poi premo il bottone. “We are not supercar, we are Lamborghini”, recita lo slogan della casa di Sant’Agata Bolognese. È proprio vero.

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