• pubblicato il 01-04-2013

Le macchine del tempo: le regine dei rally

di Valerio Boni

Cronaca di una giornata trascorsa negli abitacoli delle auto più celebri

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La storia del mondiale rally è affascinante, non solo per la spettacolarità della guida dei piloti che ci sorprendono a ogni curva mostrando come si può guidare su una normalissima strada, ma anche e soprattutto per la continua evoluzione dei regolamenti. Oggi le S2000 devono essere derivate da un modello di serie, prodotto in almeno 2.500 esemplari, e per questo motivo hanno l’aspetto delle compatte che innocue ci affiancano ogni giorno al semaforo. Ma non è sempre stato così. Qualcosa di simile accadeva alla fine degli anni Settanta, quelli della Fiat 131 Abarth per intenderci, ma poche stagioni più tardi è partita un’evoluzione che ha portato alla nascita di veri e propri mostri. Prima a due, poi a quattro ruote motrici. Un’epoca durata circa un decennio, prima che una serie di lutti consigliasse di riportare le prestazioni entro limiti più umani.

Tuttavia queste belve non si sono estinte, sono gelosamente custodite. E non si sono nemmeno estinti i superpiloti che le portavano al successo, che oggi si aggirano sui 60 anni. Le loro imprese più spettacolari sono ben conservate, in fondo basta una semplice ricerca su youtube per trovare video impressionanti, che poco hanno da invidiare a quelli del pilota cult di oggi: Ken Block. Ma talvolta belve e domatori si ritrovano nella stessa arena; le occasioni non sono molte, e per questo è importante non perderle. Ed è esattamente quello che ho fatto in un’apparentemente tranquilla giornata sulle strade del Rally di Sanremo.

L’invito parlava di presentazione di un nuovo pneumatico Pirelli espressamente dedicato ai Classic Rally, con la possibilità di provare un servizio “taxi” su alcune vetture guidate da collaudatori esperti. Senza specificare che le vetture erano tutte le Lancia più famose, con l’aggiunta della Fiat 131 e della Subaru Impreza. E della Peugeot 207 come vettura attuale di riferimento. Ma soprattutto senza dire che i piloti in questione erano Markku Alen, Juha Kankkunen, e il nostro Paolo Andreucci.

Se solo la vista di tanto bendidio può generare la sindrome di Stendhal in soggetti sensibili, qui si aggiunge quel pizzico di brivido rappresentato dalla lotteria per formare gli equipaggi. Per cominciare, a me tocca la 131 con Alen, poi due volte la S4, prima con Andreucci, poi con Kankkunen. Quindi il gran finale sulla Subaru, sempre con “KKK”.

«Tua prima volta con 131?» chiede il finlandese con quell’accento celebre quanto il suo stile di guida, mentre ci avviciniamo alla partenza del tratto di strada chiuso al traffico, e assegnato a lui. «No, per combinazione l’unica esperienza come passeggero (navigatore sarebbe troppo) l’ho provata proprio su una 131, nel 1982. Di notte, su un tratto sterrato del Rally dell’Isola d’Elba, con Fabrizio Tabaton al volante». Se allora sembrava di volare, con la complicità dei colpi amplificati all’interno da pietre e buche, oggi la 131 fa tenerezza. I suoi 245 CV (ammesso che ci siano ancora tutti) non trasmettono brividi, e Markku lo dimostra ampiamente guidando come un taxista in colonna, pur con il piede premuto a fondo e il motore che urla.

Il discorso cambia con la 037. Auto più recente, non più potente, ma con un assetto più professionale e decisamente più in forma. Alla guida c’è Paolo Andreucci: «Se non fosse per le sospensioni un po’ morbide, potrebbe dire ancora oggi la sua» commenta il sei volte campione italiano mentre affronta una impegnativa “S” in discesa, gestendo con naturalezza le reazioni di questa coupé Lancia che alterna la tendenza al sotto e al sovrasterzo.

Ben diverso è l’approccio quando saliamo sulla Delta S4, una tra le auto più desiderate e temute: 480 CV, che potevano arrivare a 560. «Mi avevano detto che l’obiettivo per chi la guidava era quello di puntare al centro della strada, visto che era come un purosangue da domare, ed è vero» sono le prime impressioni a “caldo” (sarebbe meglio dire sudato) di Andreucci.

Poi è la volta di Kankkunen, che parte come fossimo veramente al Sanremo. «Il motore c’è tutto, ma i freni non sono a posto, non possiamo andare oltre il 70%» dice Juha gestendo con apparente naturalezza la Lancia che scoda e si muove rabbiosa. Con il finlandese saliamo sulla Subaru, l’ultima con la quale ha vinto nel mondiale e la più in forma del lotto (esclusa chiaramente la Peugeot 207 di oggi). Che sia in forma si vede. Soprattutto quando nella nebbia affrontiamo una S in discesa. Siamo in quarta; io d’istinto toglierei una marcia, lui infila la quinta e va. Sarà così che si vincono quattro titoli mondiali?

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