• pubblicato il 10-03-2016

Legendary cars: Lotus Esprit

di Francesco Neri

Una delle Lotus migliori mai realizzate ha fatto preoccupare Porsche e Ferrari per quasi vent’anni

Nominando “Lotus” con buona probabilità vi verranno in mente: leggerezza, agilità, scomodità e infine “Elise”. È più che legittimo, direi. Ma negli anni ’80, la l’Elise era ancora un miraggio, e il nome Lotus si reggeva sulla Esprit.
Non lo nego, la Esprit è una delle mie auto preferite. È esattamente come mi immagino un’auto sportiva: veloce, rumorosa, aggressiva e inaffidabile. Non è un caso che la Lotus Esprit sia una vettura così bella; la linea infatti è stata disegnata da Giugiaro, e possiamo affermare che il designer ci ha visto davvero lungo.

Le prima versioni

L’Esprit non era solo bella da vedere, le sue doti dinamiche erano sorprendenti e l’auto era molto maneggevole ed equilibrata. La prima versione, presentata a Parigi nel 1975, era dotata di scocca in vetroresina (soluzione successivamente adoperata per la Elise) e montava un motore quattro cilindri da 2,0 litri da 160 CV montato in posizione centrale. La trazione era naturalmente posteriore.
La versione più comune (anche perché è quella rimasta in produzione più a lungo) è quella del 1980, la Lotus Esprit S2. I fari di questo restyling sono stati modificati e il motore è cresciuto fino a 2,2 litri, mentre l’anno successivo uscì la versione Essex Turbo da 211 CV.

La linea "giusta"

L’ultimo restyling del 1987 è stato così azzeccato da aver resistito fino al 1993 praticamente senza interventi estetici. Poche auto possono vantare una linea invecchiata così bene. La coda è stata ripensata completamente, così come l’abitacolo e i paraurti. Il risultato finale è un’auto a metà tra una Lamborghini Diablo e una Ferrari 355, in entrambi casi un gran bel complimento.
Le motorizzazioni di questa Esprit “secondo restyling” sono davvero numerose e bisogna avere a memoria di ferro occhio di falco per distinguerle.
La Esprit SE, sempre equipaggiata con il quattro cilindri 2,2 litri, erogava 180 CV, mentre la Esprit Turbo SE ne erogava 264 CV grazie alla sovralimentazione. Nel 1992 venne aggiunta una versione 2.0, sempre turbo, da 243 CV mentre l’anno successivo seguì la Esprit Turbo 2.2 Sport 300 da 305 Cv di potenza. Per quanto i quattro cilindri turbo svolgessero bene il loro lavoro, gli esosi anni ’90 (e le rivali dotate di esosi motori) portarono la Lotus a montare un motore più “adatto” alla loro supercar.

La Esprit V8 GT

La Ferrari 348 (prodotta dal 1989 al 1995) disponeva di 300 Cv, passava da 0 a 100 km/ in 5,4 secondi e toccava i 275 km/h, ma la F355 (in produzione dal 1994) disponeva di 380 Cv ed era decisamente più veloce.
Fu così che nel 1996 la Esprit perse tutti i 4 cilindri in favore di un motore V8 biturbo da 3,5 litri in grado di erogare 350 CV a 6.500 giri e 400 Nm di coppia a 4.250 giri. L’auto scattava da 0 a 100 km/h in 4,9 secondi e da 0 a 160 km/h in 10,6 secondi, mentre la velocità massima era di 270 km/h.
Le soluzioni tecniche erano raffinate e le prestazioni non avevano nulla da invidiare a Ferrari e Porsche dell’epoca. L’auto pesava solo 1325 Kg e montava pneumatici 235/40 ZR17 all’anteriore e
da 285/35 ZR18 al posteriore. L’impianto frenante era firmato Brembo e vantava dischi da 296 mm davanti e da 300 mm dietro, oltre che un moderno sistema ABS.
Tra gli optional c’erano l’aria condizionata, l’airbag per il guidatore, il lettore cassette Alpine (o addirittura la radio con lettore CD), diverse colorazioni per la pelle degli interni e la vernice metallizzata.

Esprit Sport 350, un'edizione speciale

Nel ’99 la Casa produsse anche una versione speciale in soli 50 esemplari, la Lotus Esprit Sport 350, caratterizzata da un alettone in fibra di carbonio, cerchi in lega in magnesio e un telaio alleggerito. Il risparmio totale di peso rispetto alla V8 base è di 80 Kg, quanto un passeggero adulto.
La Lotus Esprit non è solo una delle Lotus più belle (e buone) mai prodotte, ma anche una delle migliori auto sportive dell’era moderna.

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