Auto Sportive

Peugeot 308 GTi e 308 Racing Cup, sorelle diverse

Una è un’ottima sportiva stradale, l’altra una vera vettura da corsa, ma in comune hanno tanto

di Francesco Neri -

Quando qualcuno afferma che un’auto stradale “sembra da corsa” o sta mentendo, o non ha mai guidato un’auto da corsa. La precisione, la brutalità e le prestazioni di una vettura da competizione sono inarrivabili per una vettura stradale. Il motivo è semplice: una sportiva, per quanto estrema e potente, è concepita per essere guidabile nel traffico, per passare sui dossi e per tenere la strada a qualsiasi temperatura. La vettura da corsa è fatta per andare forte: punto. Piano non sa andare (o lo fa molto male), consuma, fa rumore, è rigida e pretende che sappiate guidare.

Ed è così che arriviamo alle nostre due star: la Peugeot 308 GTi, la compatta più sportiva della Casa del Leone, e la Peugeot 308 Racing Cup, la sua sorella da corsa. Due auto che, nonostante abbiano intrapreso strade diverse, hanno molto in comune. Le ho provate entrambe in pista, anzi, con la Racing Cup ho pure corso un gara del TCR Italy in compagnia di Stefano Accorsi, ma questa è un’altra storia.

CON LE DOVUTE DIFFERENZE

La Peugeot 308 GTi, con un prezzo di 35.000 euro, offre un pacchetto interessante. Ha un look sportivo ma non troppo vistoso, anzi, fin troppo discreto per le prestazioni di cui è capace. Il suo motore quattro cilindri 1.6 turbo THP produce 272 CV a 6.000 giri e una coppia di 330 Nm a 1.900 giri. Le ruote anteriori sono le uniche incaricate di mettere a terra la potenza, ma per fortuna c’è un differenziale autobloccante meccanico che pensa a fare il lavoro sporco. La Peugeot 308 GTi è anche una della hot-hatch più leggere del segmento C: con soli 1280 kg sull’ago della bilancia, ogni cavallo deve spingere solo 4,7 kg; senza contare che il peso contenuto le permette di frenare meglio e di avere più grip in curva. I dati dichiarano uno 0-100 km/h in 6,0 secondi e 250 km/h di velocità massima. L’unico cambio disponibile è un manuale a 6 rapporti, per fortuna.

La Peugeot 308 Racing Cup, invece, con il suo alettone enorme e le carreggiate allargate, non potrebbe mai sembrare una vettura stradale. Svuotata di ogni sedile, comfort e rivestimento, la Racing Cup pesa solo 1.100 kg. Dentro troviamo il roll bar, il volante da corsa in Alcantara, la strumentazione digitale da corsa e i pulsanti fondamentali come la ventola, le luci e le varie mappature del motore.
Il motore è lo stesso della 308 GTi standard, ma grazie alla turbina della Peugeot 208 T16 R5 da Rally di Paolo Andreucci e alle dovute modifiche, eroga 308 CV. La trazione rimane sempre anteriore, ma il differenziale Torsen da corsa è ben più aggressivo di quello stradale. Le gomme slick poi sono montate su cerchi da 18 pollici che nascondono degli enormi dischi con impianto frenante Brembo, privo di ABS e servofreno. Ah, dimenticavo: la Peugeot 308 GTi Racing Cup costa 74.900 euro. Potrebbero sembrare tanti, ma in realtà è un prezzo in linea con quello delle rivali della categoria, se non leggermente più basso.

IN PISTA CON LA STRADALE

Fine delle presentazioni, si scende in pista. La Peugeot 308 GTi avrà pure tutti i comfort desiderabili, ma tra i cordoli non appare affatto goffa o a disagio. Il motore ha un accenno di turbo lag ma poi tira come forza fino alla zona rossa, tanto che sbatto più volte contro il limitatore. Quasi si fatica a credere che sia solo un “millesei”. I rapporti corti aiutano senza dubbio nel tenere la lancetta nella zona giusta, ma la leva del cambio non va usata con forza, altrimenti si impunta.

Arrivo alla prima staccata piuttosto impiccato e scopro con gioia che l’impianto frenante della GTi è stato pensato anche per chi ha il piede pesante. Non è tanto la potenza frenante a colpirmi, quanto la modulabilità e la consistenza del pedale. Il piccolo volante del cruscotto “i-Cockpit” vi permette di puntare l’auto dove volete con piccoli movimenti dei polsi, e questo è senza dubbio un vantaggio. Ma non sempre riesco a capire esattamente quello che stanno facendo le ruote davanti, soprattutto quando il differenziale autobloccante comincia a lavorare. In uscita dalla curve strette la trazione è tantissima e le reazioni di coppia al volante vi costringono ad aprire lo sterzo con forza. Tutto ciò è molto divertente. L’assetto poi è un compromesso riuscito: è rigido, ma permette quel minimo di rollio e quel pizzico di docilità che accontenta sia i più smaliziati che i neofiti del volante. Se poi volete aiutarla, basterà alzare un poco il gas per chiamare il posteriore a voi e chiudere la traiettoria.

LA RACING CUP

L’abitacolo della Peugeot 308 Racing Cup aiuta a liberarsi di tutti i pensieri. Niente distrazioni: l’unica cosa che vi deve interessare sono le luci del contagiri che si accendono in sequenza e il numero della marcia inserita. Il primo giro in pista è sempre un guidare in punta di piedi: le gomme slick fredde sono un disastro e ogni minimo colpo sul volante equivale a un brusco sovrasterzo che richiede tutti i giri del volante per essere corretto. Una volta che le gomme entrano in temperatura però l’auto prende vita e vi mette a vostro agio.

La prima differenza che si nota rispetto alla GTi standard è il cambio: il sequenziale SADEV a 6 marce tira delle botte pazzesche ma – proprio per questo – è una vera goduria. Il motore grazie al sistema anti-lag non ha buchi nell’erogazione e risponde come se fosse un aspirato, con la differenza che in basso ha molta più coppia. Ovviamente va molto più forte rispetto alla GTi standard, ma il telaio è così fermo e il grip così elevato che la potenza passa in secondo piano. C’è qualcosa di magnifico nella reattività e nella precisione di una macchina da corsa, qualcosa che dà assolutamente assuefazione. La frenata è la parte che preferisco. Non avendo il servofreno, bisogna ricorrere a tutta la forza del quadricipite per frenare come si deve, ma potete stare certi che – anche dopo quindici giri (dove una stradale darebbe foirfait) – il punto di frenata non si sposterà di un metro. Ma soprattutto potete tirare la staccata parecchi metri dopo, arrivando a velocità decisamente più elevate.

C’è un’altra, importante differenza tra le due vetture. Dove la 308 GTi permette degli errori, la racing Cup pretende sicurezza e mano ferma. L’assetto della Cup è fatto per tirare fuori il meglio dalla macchina e, non dovendo avere a che fare con pedoni, semafori o dossi, è praticamente una tavola. Non solo: per rendere più agile l’inserimento il curva e per far ruotare il posteriore, la Cup utilizza una campanatura che una vettura stradale non si potrebbe permettere. Se alzate il gas a metà curva o avete qualche in certezza, vi troverete a guardare la pista al contrario. E non è bello.

Infine c’è il suono del motore. Il sound, in una sportiva stradale, è qualcosa di voluto, studiato, qualcosa che contribuisce a renderla appagante. Nell’auto da corsa è un’effetto collaterale, e per questo ancor più meraviglioso.
Non è solo questione di decibel: dall’esterno pare che sia direttamente il blocco motore a ruggire ed emettere scoppi da capodanno, senza filtri o censure. Mentre dall’interno tutto è più ovattato; un boato crescente ma attutito dall’insonorizzazione del casco, l’unica che avete. Ma non è solo il motore a comporre la musica: i sibili della trasmissione, i saltellamenti del differenziale, i sonori “clonk” del cambio marcia. Ogni suono corrisponde ad una vibrazione, a un feedback tattile, e tutto contribuisce a farvi sentire un tutt’uno con l’auto. Per questo motivo, e per tanti altri, non vorreste mai scendere.

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