• pubblicato il 19-03-2012

Peugeot RCZ: la francese che non ti aspetti

di Valerio Boni

Uno stile estremamente riuscito, quasi da... concept car.

VALUTAZIONE
4,5/5

Sono finiti i tempi in cui ai Saloni si vedevano prototipi che erano semplici esercizi di stile, quasi completamente scollegati dalla realtà e dalla produzione.

Oggi le Case mostrano modelli stilisticamente originali e qualche tempo sbarca nelle concessionarie una replica quasi del tutto fedele ma prodotta in serie. Un esempio? La concept LRX, che si è trasformata nella Range Rover Evoque. O, per entrare nell’argomento di queste pagine, la Peugeot 308 RCZ.

A Francoforte, nel 2007, apparve il primo manichino di quella che doveva essere l’evoluzione in chiave sportiva della tranquilla 308. Adesso è l’auto più grintosa nel listino francese e indubbiamente una tra le Peugeot più cattive della storia.

Ci si può chiedere il perché di questa mossa, visto che tra tutti gli animali rampanti del panorama automobilistico il leone pare il più tranquillo. Ma non è del tutto vero: manca una tradizione nel campo delle supercar ma non certo i risultati nelle competizioni, arrivati in particolare con le piccole GTI e le sue derivate, nei rally, alla Parigi-Dakar e alla Pikes Peak. Senza dimenticare la vittoria alla 24 Ore di Le Mans del 2009, con la 908.

La sua linea non lascia indifferenti, ma che cosa dire del comportamento su strada?

Motori e guidabilità

Tra i tre motori, quello da 200 CV è il più esuberante. La potenza è ottenuta spremendo un quattro cilindri 1.6 THP (Turbo High Pressure) con un risultato all’altezza delle aspettative. Che però potrebbe essere ancora più evidente con qualche kg in meno da portare a spasso.

Da Peugeot non ci si aspetterebbe una sportiva dura e pura e la RCZ non fa molto per convincere del contrario chi si siede alla guida.

Bisogna vincere la tentazione di esprimere giudizi a freddo, perché nei primi metri lo sterzo può far storcere il naso. Con il taglio netto nella parte inferiore, il volante lascia immaginare una vocazione piuttosto corsaiola ma le reazioni ai movimenti delle mani sulla corona sono molto “francesi”, quindi un po’ diluite. Niente risposte secche da go-kart, anche se rispetto alla media delle city car della famiglia il salto è evidente.

La prima sorpresa, in positivo, arriva quando è il momento di cambiare marcia, perché gli innesti sono rapidi, questa volta privi della caratteristica transalpinità. I passaggi da un rapporto all’altro sono decisi, contrastati quanto basta per assicurare la giusta dose di vitalità di una meccanica meno imbrigliata rispetto alle auto di tutti i giorni. Il tutto è poi condito da una corsa breve della leva e da un pedale della frizione che fa giustamente sentire la sua presenza.

Ma c’è di più, i cambi sono sottolineati da una sound del motore cattivo quanto basta, percepito più all’interno che da fuori, dove la rumorosità è più che civile. È il risultato di uno studio, in fase di progettazione, che modifica il rombo percepito intorno alla soglia dei 3.000 giri. Perché se l’occhio vuole la sua parte, l’orecchio non vuole essere secondo a nessuno.

Assetto e funzionalità

Più che un’auto della domenica, da esibire in un trackday, la RCZ dimostra di essere una tuttofare. Per niente in crisi nel traffico, ha comunque le sue preferenze.

Sono le sue stesse forme a suggerire l’habitat ideale. Se è difficile trovare una linea dritta nella carrozzeria, per divertirsi bisogna trovare un percorso con le stesse caratteristiche. Non importa che sia la scalata allo Stelvio o la discesa autostradale della Cisa.

Nello stretto come nel veloce l’assetto della 200 CV (più professionale rispetto alle altre versioni) trasmette una notevole confidenza.

Telaio e motore sembrano costruiti su misura per questo genere di percorsi, con cambi di direzione immediati, senza per questo trasmettere all’interno ogni vibrazione generata dal fondo stradale. E che dire del motore? Fa piacere sentire che non esita a liberare la potenza senza alcuna pigrizia, con l’elasticità che non ti aspetti da un tipico elemento di downsizing.

Il design

La Casa del Leone sta investendo molto per affermare l’autorevolezza della RCZ. In passato i tentativi di Peugeot di inserirsi in un segmento più elitario non hanno dato i risultati sperati e la causa è probabilmente da ricercare nell’eccessiva garbatezza delle 406 e 407 Coupé. Una sportiva deve essere più sopra le righe e la RCZ indubbiamente lo è. Dal punto di vista stilistico vale due o tre volte il suo prezzo che, non bisogna dimenticarlo, parte da poco sopra i 30.000 euro, un valore decisamente accessibile per un modello con queste caratteristiche.

Davanti i tratti sono quelli tipici della famiglia ma non mancano tutti quei componenti stilistici che l’avevano fatta notare quando era solo un manichino. Dalla coda muscolosa al tetto con le due caratteristiche gobbe. All’interno gli spazi sono dettati dall’andamento ricurvo del padiglione, ma senza quella sensazione claustrofobica di molte sportive. Sarà forse per le grandi porte che agevolano l’accesso, per lo stile decisamente poco essenziale delle finiture e della notevole luminosità (nonostante gli interni neri), ma l’aspetto è davvero accogliente.

SCHEDA TECNICA
  • Motore
    4 cilindri in linea
  • CO2
    159 g/km
  • Potenza
    200 CV @ 5.800 giri
  • Coppia
    275 Nm @ 1.700 giri
  • 0-100 km/h
    7,5 sec (stimati)
  • Velocità
    237 km/h (stimati)
  • Prezzo
    30.850 €
  • In vendita
    adesso
Peugeot RCZ: la francese che non ti aspetti

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