• pubblicato il 17-02-2014

Peugeot RCZ R: inizia così la collaborazione con Peugeot Sport

di Marco Coletto

Ha quasi 300 CV, un telaio completamente rivisto e freni quasi da corsa

VALUTAZIONE
4/5

DALLE LORO MANI è passata la mostruosa 908 HDi che ha trionfato a Le Mans nel 2009. Si sono presi cura della 208 T16 con cui un certo Sebastién Loeb è asceso al Pikes Peak demolendo ogni record precedente. Ancora, se la 207 S2000 (pronta a essere sostituita dalla 208) ha vinto campionati rally nazionali a raffica è merito loro. Di chi? Degli uomini della Peugeot Sport, ovviamente, chiamati recentemente in causa per trasformare le sportive della Casa francese in vere assatanate.

Detto, fatto. A inaugurare la collaborazione, la coupé RCZ: la base di partenza è la 1.6 16v THP, portata da 200 a 270 CV, ma non si pensi che in Peugeot Sport si siano limitati a dare un giro di vite alla turbina per farla soffiare di più. Gli interventi sono tanti e profondi. Innanzitutto è stato rivisto il cuore del propulsore: i cuscinetti di banco sono stati riprogettati per tollerare il superiore stress meccanico, i pistoni sono forgiati e le bielle arrivano direttamente dalla Mahle, azienda specializzata e da anni partner del Leone nelle competizioni. Ancora, a dare ossigeno alla belva provvede un collettore di scarico ridisegnato e, ciliegina sulla torta, la turbina è più grande. Risultato: il quattro cilindri della RCZ R è un motore quasi del tutto nuovo rispetto a quello da cui nasce e non solo spinge con una cattiveria rara, ma è anche vorace di giri. La lancetta schizza rapidamente verso quota 6.500, quando il limitatore dice che basta così. Quei precisini di Peugeot Sport hanno anche provveduto a completare l’opera con uno scarico specifico e prodigo di decibel. Decibel veri, prodotti dalla meccanica e non dai tristissimi (per quanto scenografici) amplificatori di sonorità elettronici oggi tanto di moda.

Se il motore ruggisce, il telaio, l’assetto e i freni fanno egregiamente la parte dei domatori. Il primo è stato rivisto nella larghezza delle carreggiate (aumentata), il secondo è stato ovviamente irrigidito, mentre i dischi anteriori flottanti da 380 mm di diametro con pinze a 6 pistoncini forniscono tutta la sicurezza che si richiede. Il risultato è un deciso innalzamento dell’immaginaria asticella in ogni comparto della vettura. La RCZ R è ancora più incollata all’asfalto rispetto alla già piantatissima RCZ, senza che l’irrobustimento di molle e ammortizzatori inneschi brusche perdite di aderenza quando il fondo è sconnesso (un rischio che è sempre dietro l’angolo con le sportive di un certo livello).

Guidata sulle curve e fra i tornanti in discesa del Rally di Montecarlo, la due porte transalpina sfoggia una rapidità di inserimento insospettabile, mentre le ruote posteriori non si fanno pregare troppo per cedere un po’ di grip, aiutando così il “pilota” (è un attimo sentirsi tali, quando l’adrenalina entra in circolo) a raggiungere il punto di corda e a chiudere le traiettorie. A proposito di traiettorie, anche in uscita di curva, difficilmente il muso allarga la linea, nonostante i 330 Nm di coppia e i 270 CV che vanno a scaricarsi sui poveri pneumatici anteriori. Il segreto sta nel differenziale autobloccante Torsen, che trasferisce la coppia alla ruota con più aderenza limitando i pattinamenti di quella interna. Efficacissimo, ma anche impegnativo: quando è chiamato in causa, il Torsen richiede mani molto salde sul volante, visto che le ruote anteriori tendono a copiare il manto stradale che, se è sconnesso, potrebbe portare a bruschi e involontari scarti dalla linea desiderata. Per il resto, lo sterzo della RCZ R è sì pronto, ma non al punto da mettere ansia o da portare prematuramente (o, peggio, senza che il guidatore lo voglia) la vettura a scivolare con il retrotreno; peccato solo che il link con le ruote anteriori non sia dei migliori.

Irreprensibile invece il cambio, un sei marce (rigorosamente manuale) che accetta ogni tipo di maltrattamento senza battere ciglio. Si può addirittura buttare dentro la prima a 40-50 km/h, poco prima di affrontare un tornante, senza impuntamenti e senza la minima grattata. Ultimi, ma non per importanza, i freni: non so quanti km in discesa ho percorso sulle Alpi Marittime. Posso però garantirvi che dopo mezz’ora di “stop&go” senza il minimo riguardo, l’impianto rispondeva esattamente come all’inizio. La corsa non si è allungata di un cm e il feeling con il pedale non è mutato di una virgola dall’inizio alla fine. A questo punto pare quasi superfluo aggiungere che il concetto di comfort è quasi sconosciuto alla RCZ R.

SCHEDA TECNICA
  • Motore
    4 cilindri in linea, 1.598 cc, turbo
  • CO2
    145 g/km
  • Potenza
    270 CV @ 6.000 giri
  • Coppia
    330 Nm @ 1.900-5.500 giri
  • 0-100 km/h
    5,9 secondi (dichiarati)
  • Velocità
    250 km/h (dichiarata)
  • Prezzo
    circa 40.000 euro
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