• pubblicato il 14-09-2016

Radical, l’arma letale da trackday

di Francesco Neri

La barchetta inglese è da sempre la killer di supercar per eccellenza

Gli amanti della pista lo sapranno bene: le auto stradali soffrono il circuito, per quanto sportive siano. Per quanto sembri incredibile, una Ferrari 488 GTB è una vettura pensata per la strada, non per la pista. Le sue straordinarie prestazioni sono senza dubbio più accessibili in un circuito, visti i limiti stradali, ma la realtà è che la pista mette a durissima prova la meccanica anche delle supercar più performanti.
I freni e le gomme vengono fatti fuori con una rapidità disarmante, e le masse “inutili” (elettronica, sedili lussuosi, navigatore satellitare) diventano un limite evidente.
Esiste però una categoria di auto, i giocattoli da trackday, che possono sì circolare su strada, ma sono nate per l’utilizzo in pista. La Radical è, senza ombra di dubbio, la regina di questa categoria.

DALLA PISTA ALLA STRADA, LETTERALMENTE

La Radical Sportscars è una piccola Casa automobilistica inglese nata nel 1997; Mick Hyde e Phil Abbott, due ingegneri e appassionati di corse, hanno fondato l’azienda con l'intenzione di costruire auto da corsa omologabili per l'uso stradale.
Di fatto, le vetture inglesi sono delle barchette da corsa simili alle LMP che corrono a Le Mans (la SR9 ci ha corso nel 2016), targabili e utilizzabili per circolare su strada, anche se con evidenti limiti.
La Radical SR3, modello lanciato nel 2002, è la vettura più famosa della Casa automobilistica. Si tratta di una barchetta con un telaio spaceframe, aerodinamica estrema e componenti da macchina da corsa. Monta motori di origine motociclistica elaborati, con potenze che vanno da 205 CV ai 330 CV.
Ma non è tanto la potenza a rendere quest’auto così pazzesca: sono il peso ridicolo, l’aerodinamica esasperata, i freni da corsa e il cambio sequenziale.
Giusto per capirci, la Radical SR3 Supersport 1500 monta un motore 1.5 litri aspirato che eroga 205  CV a 9500 giri/min e 214 Nm di coppia massima a 7100 giri/min, il suo peso a secco è di 460 kg e il cambio che monta è un sequenziale a 6 rapporti, passa da 0 a 100 km/h impiega 3,8 secondi raggiunge picchi di 2.0 G in frenata e in curva.

FULMINE DI GUERRA

Chi frequenta i trackday sa bene quanto, più che la potenza bruta, sono la velocità di percorrenza in curva e la frenata a fare la differenza. L’enorme deportanza generata dalla Radical le permette di entrare in curva a velocità incredibili, soprattutto nei curvoni veloci, dove l’aria la spinge a terra incollandola letteralmente al suolo. La parte più difficile per chi non è abituato a questo tipo di vetture è proprio l’abituarsi a questo tipo di guida, dove più forte si entra in curva, migliore sarà il grip. Gli spazi di frenata, poi, grazie al peso piuma della vettura, sono ridottissimi.
Il gioiello di punta di Casa Radical, però, si chiama SR8. Si tratta della versione più estrema e veloce della gamma: equipaggiata con un motore V8 2600 cm³ (di fatto sono due 4 cilindri in linea Suzuki uniti insieme), la Radical eroga 363 CV al regime folle di 10300 giri/min.
La SR scatta da 0 a 100 km/h in circa 3.0 secondi e da 0 a 160 km/h in 6 secondi, con una velocità di punta di 300 km/h. I valori di decelerazione e di tenuta in curva raggiungono rispettivamente i 2,7 e i 2,8 G.
Esiste anche una versione SR8LM da 2800 cm³ di cilindrata e 455  CV, vettura che detiene il record al Nürburgring Nordschleife per le vetture omologate per utilizzo stradale, con uno strabiliante tempo di 6 minuti e 48 secondi.

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